Gioco
Mia Diop nel comitato costituente. È la più giovane per riformare il Pd
Il volto dei Giovani Democratici nell’organo nazionale: «Un onore, priorità al lavoro»
Livorno Sono passati esattamente dieci anni. Era il 30 novembre del 2012, Pierluigi Bersani scelse di chiudere a Livorno il tour de force toscano alla vigilia del ballottaggio contro Matteo Renzi per la guida del partito. Sul palco del Terminal Crociere stracolmo salì per prima una bambina di 10 anni, Mia Bintou Diop, figlia di Mbaye Diop, a lungo volto di riferimento della comunità senegalese. «Io sono nata in Italia, sono cresciuta a San Jacopo, faccio Karate, sono cintura gialla. Io sono livornese. Sono italiana. Vorrei che mi aiutasse a farlo dire anche alla legge...», disse al leader nazionale. Ecco, quel discorso senza un attimo di esitazione fu solo l’antipasto.
Oggi Mia Diop, 20 anni, è il volto giovane del neonato comitato costituente degli 87 che a livello nazionale avranno il compito di riformare il Pd. Compito che quindi condividerà con nomi come Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil, o Brando Benifei, capogruppo Pd in Europa.
La sua carta di identità racconta che è al primo anno di scienze politiche a Pisa, sogna il giornalismo, ha iniziato il suo percorso con il parlamento toscano degli studenti, poi è stata aletta rappresentante di istituto al Niccolini Palli. È uno dei volti dei Giovani Democratici di Livorno («che devo ringraziare per questi anni di battaglie») ed è responsabile associazionismo della segreteria Gd toscana. Non solo: è responsabile diritti nella segreteria comunale del partito e da poco è impegnata nella Conferenza delle donne Dem.
«Per me – racconta al Tirreno – è un vero onore far parte del comitato costituente del nuovo Pd». Ma come c’è finita? «In quest’ultimo anno ho cercato di gettare lo sguardo verso tutto quello che si muove fuori dal partito: comitati, associazioni, movimenti. Ho intrecciato esperienze innovative, conosciuto nuovi compagni di viaggio come Iacopo Melio, col quale condivido percorsi e sogni, dentro e fuori il Pd. Il gruppo dirigente nazionale ha capito che per aprire una fase nuova c’è bisogno di nuove biografie e anche del protagonismo di una generazione che negli ultimi anni ha conosciuto solo precarietà e assenza di diritti. E dunque eccoci qui: mi hanno chiesto di far parte del comitato costituente e ho accettato con entusiasmo».
Cosa proverà a portare con sé? Detto in altre parole: cosa i giovani Dem chiedono al partito? Come vorrebbero che fosse, o non fosse più? «Voglio provare a portare nel partito – risponde – i conflitti che ci sono fuori. Faccio parte di quella generazione cresciuta sotto il ricatto della precarietà, costretta spesso a rinunciare a studiare per lavorare e dare una mano in casa. Costretta a rinunciare all’autonomia dalla famiglia per mancanza di alternative. Imprigionata nella giungla di un mercato del lavoro con poche tutele e paghe da fame. Voglio quindi un Pd che sia l’alternativa a tutto questo. Che imponga il tema del salario minimo, per esempio. Che faccia della giustizia sociale e climatica la sua bussola. E in quanto giovane donna vorrei che il punto di vista di genere fosse il paradigma per cambiare l’Italia».
Non dice per ora con chi si schiererà al congresso: «È prematuro parlare di nomi, dal momento che la presentazione delle candidature non è del tutto ultimata. Sono in questo comitato costituente per contribuire, nel mio piccolo, a rendere il Pd utile e vicino alle persone. Davanti a un governo di destra che cancella i diritti, che premia gli evasori e che si schiera dalla parte dei più forti, serve parlare dei temi cruciali: come i diritti sociali (in particolare il lavoro che è la priorità), i diritti civili, che continueremo ad affrontare con coraggio, e una politica volta alla transizione ecologica». l
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