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Primario in pensione, Livorno perde Chirurgia toracica

di Giulio Corsi
Primario in pensione, Livorno perde Chirurgia toracica

Menconi eseguiva 300 interventi l’anno, ma non sarà sostituito. Ecco cosa succederà

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Livorno Ogni anno all’ospedale di Livorno vengono (anzi venivano) operati oltre 200 malati di tumore al polmone. A cui vanno aggiunti altri cento interventi di chirurgia toracica maggiore, per traumi e patologie funzionali, e un altro pacchetto di interventi minori, drenaggi e broncoscopie.

Ad eseguire questa gigantesca mole di lavoro fino a qualche mese fa c’era un solo medico, il dottor Gianfranco Menconi, pisano di formazione, livornese di adozione, in forza agli Spedali Riuniti dal 2007.

Un anno fa esatto – era il 20 novembre 2021 – sul Tirreno il chirurgo lanciava l’allarme sul futuro della sua specialistica nel nostro ospedale: «Livorno rischia di non avere più la Chirurgia Toracica».

Spiegava Menconi: «Qui ho sempre fatto tutto da solo, non ho mai avuto neanche un assistente. Quando arrivai, nel 2007, i progetti erano altri, il direttore generale Massimo Scura mi volle con insistenza, aveva in progetto un’unità operativa (un reparto, ndr) di Chirurgia Toracica, ma non è mai stata fatta e io sono rimasto per anni nella Chirurgia Generale. Negli ultimi cinque anni l’attività è cresciuta e i livornesi hanno apprezzato - ricordava Menconi -. La vicinanza di un polo come quello pisano poteva mettermi nella condizione di non vedere nemmeno un paziente, oltretutto questo non è un ospedale attrattivo dal punto di vista del comfort, e invece qui ho operato migliaia di persone».

Menconi spiegava la situazione e avvertiva dell’urgenza di trovare una soluzione: «Non mi sono mai permesso un giorno di assenza, non potevo e non posso assentarmi, neanche ammalarmi. È dovuto arrivare Andrea Carobbi come primario di Chirurgia (poi sostituito da Cristian Galatioto, ndr) per accorgersi del problema e chiedere di sistemare la Toracica. La direttrice Casani ha fatto un bando interno per una unità operativa semplice. Ma servono specialisti e una unità di quel genere non è attrattiva. I chirurghi toracici in Italia sono pochissimi e hanno ambizioni. Quando andrò via io, dove lo troveranno uno disposto a venire qui nel vuoto? Facciamo 300 grandi interventi all’anno, il 70% sono tumori, ma ci sono anche le patologie funzionali e le urgenze. Quando uno farà un incidente e batterà il torace lo manderanno a Pisa, perché a Livorno ci sono ortopedico e chirurgo generale ma nessuno che possa governare il torace? Purtroppo se non opero io, non opera nessuno, non ha mai operato nessuno. I vari direttori generali e l’ex primario lo sapevano ma non hanno mai pensato a un dopo. E ora è tardi».

Purtroppo la profezia del dottor Menconi era esatta: dopo il suo pensionamento, avvenuto in estate, il nostro ospedale è rimasto senza chirurgo toracico. Nessuno è arrivato al suo posto e l’Asl ha deciso di affidare l’attività di chirurgia toracica ai medici dell’azienda ospedaliera di Pisa attraverso una convenzione che durerà fino a fine 2023. Che prevede una presenza settimanale agli Spedali Riuniti di sole 9 ore di un chirurgo pisano (un solo giorno dalle 8 alle 17) per interventi programmati “al fine di soddisfare gli interventi principalmente scaturenti dai gruppi oncologici multidisciplinari dell’Ospedale di Livorno, Pontedera, Apuane, Versilia e Lucca, ma con possibilità di estensione anche ad interventi di chirurgia toracica a pazienti non oncologici ricoverati presso Medicina, Terapia Intensiva, Pneumologia dell’Ospedale di Livorno previa valutazione congiunta con i chirurghi toracici dell’Azienda Ospedaliera”, si legge nel testo della convenzione firmata dalla direttrice dell’Asl Letizia Casani. “Nella stessa giornata della seduta chirurgica il professionista dell’Azienda Ospedaliera garantisce al termine degli interventi programmati (di norma nella fascia pomeridiana dalle 15 alle 17) le visite post chirurgiche dei pazienti operati nelle settimane precedenti”.

Cosa significa? Che se da un lato i livornesi potranno ancora essere operati qui, dall’altro l’equipe sarà esterna e a disposizione per operare solo una mattina a settimana e per i controlli post operatori appena due ore. Non ci sarà per le urgenze, non ci sarà sei giorni su sette. I trecento interventi l’anno di Menconi si ridurranno drasticamente. Di fatto la Chirurgia Toracica, rimasta attiva solo grazie alla bravura e alla tenacia di un medico, sparirà. l
 

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