Il Tirreno

Livorno

Il futuro del centro

Discoteca al cinema Grande, l'accusa dei comitati. «Lavori fatti senza il via libera della commissione»

Discoteca al cinema Grande, l'accusa dei comitati. «Lavori fatti senza il via libera della commissione»

Livorno, l’altolà degli oppositori dopo l’annuncio del proprietario sull'imminente apertura: «Dove sono finiti gli impegni presi dall’amministrazione con noi cittadini?»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Ha scatenato la reazione dei comitati del centro la notizia, pubblicata due giorni fa dal Tirreno, dell’apertura a inizio 2023 della discoteca “Big” in piazza Grande, negli spazi dell’ex cinema. Di seguito pubblichiamo l’intervento a firma delle quattro realtà che riuniscono soprattutto residenti, ma non solo, e che un anno fa avevano già raccolto centinaia di firme.

Lo scorso autunno quattro comitati del centro (associazione Vivi Centro, Cittadini del Centro, Vivere il Centro e Vivi la Venezia) raccolsero oltre 1.500 firme di residenti e commercianti in merito alla annunciata apertura della discoteca al Palazzo Grande.

Dalla petizione scaturì un’ampia discussione in consiglio comunale, con l’approvazione di una mozione il 16 novembre 2021 che impegnava il sindaco e la giunta a «prendere in seria considerazione le preoccupazioni dei residenti del centro città per dare risposte con soluzioni e atti amministrativi», invitandoli a chiedere «ai proponenti e con la massima urgenza l’illustrazione di un progetto dettagliato, al fine di comprendere al meglio le criticità che possono emergere e di conseguenza metta l’amministrazione nelle condizioni di poter capire come affrontare tutte le criticità sopra esposte mediante l’assegnazione di prescrizioni e misure cautelari per la minimizzazione degli impatti».

Nulla di tutto questo risulta essere stato fatto fino a questo momento, ma l’articolo di domenica sulla discoteca, preannunciandone l’imminente apertura, riporta informazioni sicuramente interessanti, anche se in qualche caso non esatte.

Partiamo da queste ultime: i lavori nel palazzo non sono «appena partiti», come si afferma.

Durante gli scorsi mesi infatti, i residenti hanno visto scaricare tir di pedane, arredi e attrezzature varie, udito chiari suoni di opere all’interno, visti lavori alle finestre della scala interna lato via Pieroni.

Non solo: risale già ai primi di marzo la collocazione sul tetto dell’enorme condizionatore visibile perfettamente da via Pieroni e da piazza del Municipio, in chiara violazione – a nostro parere – dell’articolo 37 del Regolamento edilizio del Comune.

Stupisce molto che tutti questi lavori siano stati condotti senza che al momento esista alcuna autorizzazione formale da parte della commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, che in teoria potrebbe ritenere l’opera non realizzabile.

L’articolo riporta poi considerazioni interessanti sul target di clientela: da un lato che si tratterebbe di un’utenza costituita da «persone più grandi di età», affermazione che mal si concilia con una capienza dichiarata di 800 avventori fino alle 4 di notte.

Dall’altra, si afferma che si punta a reclutare clientela in «tutta la Toscana», operazione di marketing che ci era ben nota fin dall’inizio e che avevamo riferito in vari incontri coi massimi esponenti del Comune.

Si conferma, quindi, che la discoteca intende far affluire a Livorno ulteriori e numerosi frequentatori notturni, smentendo la tesi, autorevolmente sostenuta, che il nuovo locale avrebbe «decongestionato la Venezia».

Senza contare che l’esperienza dell’apertura della Fortezza Nuova anche all’intrattenimento serale e notturno, presentata come misura per alleviare il disagio dei residenti, si è viceversa risolta in un’ulteriore fonte di disturbo al sonno loro e degli abitanti del Pontino (come ci segnala il comitato Pontino San Marco).

La situazione che si prefigura aggraverà quindi i problemi già noti su parcheggi, igiene, schiamazzi, spaccio e sicurezza (fronte quest’ultimo su cui attendiamo il piano annunciato dalla questura).

Riguardo agli schiamazzi, è notizia di questi giorni che il Comune di Torino è stato condannato anche in appello per i danni biologici ai residenti a causa della malamovida.

E ci risulta che anche il nostro Comune stia già affrontando una causa civile intentata da alcuni residenti della Venezia per lo stesso motivo.

La mozione di oltre un anno fa concludeva facendo riferimento a impegni precisi con gli imprenditori e a «subordinare il nulla osta amministrativo alla valutazione di tale progetto per la soluzione delle criticità riscontrabili».

I comitati attendono di conoscere questo documento e comunque valuteranno ogni azione necessaria a proteggere la salute delle persone, sul piano amministrativo, civile e penale. l

Associazione Vivi Centro

Cittadini del Centro

Vivere il Centro

Vivi la Venezia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web