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«Da trent’anni al lavoro nell'inceneritore, ora ci dicano cosa faremo». I dubbi dei 40 addetti dell'impianto

di Juna Goti
«Da trent’anni al lavoro nell'inceneritore, ora ci dicano cosa faremo». I dubbi dei 40 addetti dell'impianto

Il capoturno: «La nostra esperienza deve essere salvata. Ci preoccupa la fase intermedia, come minimo tre anni, che potrebbero diventare cinque»

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LIVORNO. Quando Riccardo Pirone, capoturno all’inceneritore, è entrato a lavorare al Picchianti non aveva ancora trent’anni: oggi ne ha 57 ed è tra i 40 addetti specializzati che chiedono garanzie sul loro futuro. Intendiamoci: fino a oggi l’azienda ha ripetuto in tutte le salse che il loro posto non è a rischio, che saranno ricollocati. Ma quando e come, nel dettaglio, è da chiarire. Ed è quindi sia della professionalità acquisita negli anni che del valore della busta paga che chiedono di parlare con chiarezza questi lavoratori.

«Abbiamo preso atto che l’amministrazione e Retiambiente – interviene Pirone – vogliono andare avanti con la chiusura dell’inceneritore nel 2023: la nostra preoccupazione, come ripetiamo da tempo, è la ricollocazione del personale. Perché si chiude questo impianto ma non ce ne sono altri alternativi pronti. Si parla di un solo impianto che veramente potrebbe essere alternativo al nostro, ma non sarà pronto prima del 2026...».

Il riferimento non è al digestore anaerobico che è stato candidato da Asa e da Aamps ai fondi del Pnrr e che sarà realizzato nell’area del Picchianti, ma al futuro vetrificatore di Peccioli. «Ci preoccupa – riprende il capoturno – la fase intermedia, come minimo tre anni, che potrebbero diventare cinque. Ancora non sappiamo come e dove saremo ricollocati e molti di noi vogliono continuare a fare i turnisti. Stiamo parlando di personale specializzato, che ha la patente di conduzione di generatori di vapore». Insomma, ne va sia della professionalità che dei soldi a fine mese. «Molti di noi – chiarisce – vorrebbero essere reimpiegati nel nuovo impianto, ma tre o cinque anni di attesa sono tanti: nel frattempo dove saremo dirottati?».

Tutte domande che in piazza ha fatto direttamente al sindaco Luca Salvetti. Che di fronte a un altro lavoratore che gli ha gridato «se lei chiude anche l’inceneritore, a questa città cosa resta?» ha risposto: «Non lo chiudo io, le chiavi non ce l’ho già più». Poi si è preso un impegno: «Ho chiesto che questa settimana Aamps convochi tutti i lavoratori del termovalorizzatore e disegni il percorso perché alla data di chiusura dell’impianto via sia garantita la collocazione più consona, con la possibilità di avere i livelli di retribuzione ottenuti». Data di chiusura dell’impianto che sulla carta è ottobre 2023, ma «ancora non si sa qual è perché è in atto con la Regione un confronto per avere il tempo di capire bene...».

Contattato poco dopo, il direttore di Aamps, Raffaele Alessandri, ha riferito che l’intenzione è di «destinare il personale dell’impianto prevalentemente alla tariffazione puntuale». Che partirà ad anno nuovo dai quartieri sud. Ma è atteso un confronto chiaro con i diretti interessati. l

 

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