Gioco
Da super Cosplayer a cantante impegnata. La nuova vita di Giada Robin
Oggi esce il primo album “Feel Alive”: dodici canzoni già disponibili su Spotify. «Racconto la voglia di risentirsi vivi nonostante le difficoltà»
LIVORNO. Cambiare vita all’improvviso, all’apice di una carriera in crescendo, che ti apre le porte, anche televisive a livello nazionale. Cambiare vita quando hai migliaia di fan, che pendono dalle tue labbra, si vestono come te, comprano i tuoi gadget, i tuoi calendari.
Questo è quello ha fatto Giada Pancaccini, in arte Giada Robin, ex Cosplayer di un livello così elevato da scomodare più di una volta le telecamere Rai e Mediaset per seguirla nelle sue imprese.
La scintilla fu la pandemia e la grande chiusura, il cosiddetto lockdown, che hanno indotto l’artista livornese, trapiantata in Piemonte, a rivedere completamente la sua vita. E a riaprire una porta che sembrava ormai chiusa per sempre. Trovando la forza per scrivere 12 canzoni, raccolte in un disco dal titolo assai indicativo “Feel Alive”, uscito su Spotify e le altre piattaforme digitali il 15 novembre, e come supporto fisico da oggi.
«Non è stato facile – spiega Robin -, perché dopo 15 anni da modella nel mondo dei Cosplay cambiare rotta poteva sembrare un azzardo. Inoltre, parte del mio pubblico non l’ha presa bene, in molti mi hanno abbandonato. Ma c’è anche chi si è entusiasmato e mi segue adesso più di prima».
Come detto lo spartiacque è stata la pandemia. «Gli eventi ai quali avrei dovuto prendere parte – prosegue – sono stati posticipati o cancellati. Mi sono trovata ferma. E questo mi ha fatto andare un po’in depressione: ho cominciato a farmi domande, su quello che stavo facendo nella vita, se andava bene per me. Mi sono data solo risposte negative, non ero felice. E dato che fin da bambina ho sempre avuto una passione per la musica, iniziando a 6 anni a cantare e a 12 a studiare pianoforte, anche al liceo musicale Mascagni, ho capito che quella era la mia vera strada».
Un album che propone in 12 brani gli ultimi tre anni. «Racconta la voglia di risentirsi vivi. Infatti l’album si intitola “Feel Alive”. Parla di rinascita, il mio viaggio dalle tenebre verso la luce». Il periodo buio ha portato anche alla malattia. «Una fibromalgia. Che mi ha colpito per il trauma causato dalle chiusure. Si tocca il fondo e ci si accorge di quello che si vuole veramente nella vita e ci si sente pronti per ripartire. Il messaggio fondamentale è quello. Apprezzando le piccole cose che si danno spesso per scontate. Ora prendo tutto con gratitudine. Torniamo a risplendere in maniera migliore. Celebriamo la vita».
Un album che abbraccia vari generi musicali. «Dance pop con elementi di elettronica ma anche rock e funky: giovanile; e un po’malinconico. Io che sono nata negli anni 90, ho voluto mettere suoni dell’epoca per ricreare l’atmosfera migliore della mia esistenza».
Un progetto cantato in inglese. «Ho tanti fan sparsi per il mondo e volevo dare un messaggio universale. Un lavoro da solista sullo stile di Madonna e Lady Gaga, personaggi ai quali mi ispiro. Un modello innovativo per questo paese». Una copertina dai mille significati. «Ho con me un piccone che riporta alla memoria una brutta aggressione subita negli ultimi mesi, dalla quale mi sono salvata miracolosamente. Un maniaco armato di piccone che diceva di essere il diavolo mi inseguita a lungo. Fino ad un parcheggio dove però ho trovato aiuto e ho potuto chiamare i carabinieri».
Tra le tante canzoni Giada Robin ne evidenzia qualcuna. «”Naked”, uno spogliarsi a livello di anima, a livello interiore, mostrare agli altri quello che sono veramente. Canzone intima. “Get me Away”, la più drammatica rock ed emozionante, che ho scritto nel periodo di astinenza dai farmaci, quello più buio più profondo, una richiesta d’aiuto, una preghiera. Chiedo aiuto a un’entità che potrebbe essere chiunque, non a caso il brano è al centro dell’album e lo spezza in due. Si passa dalla parte drammatica a quella di rinascita. Infine “Deeper Ecstasy”, la ballata melodica del disco. Non si parla di droga ma delle sensazioni di quando si sta bene. L’ho scritta quando si iniziavano a sentire gli echi della guerra in Ucraina, un clima di tensione e di paura che mi ha ispirato una canzone d’amore, che suggerisce di rifugiarsi nei sogni e nella speranza. Nei sentimenti che ci fanno andare avanti. Insomma musica per esorcizzare il male».
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