Il Tirreno

Livorno

La sentenza

Anziano ucciso in via Garibaldi: saldatore condannato a 23 anni, assolta l'ex badante

Stefano Taglione
Ilenia Ricci, assolta per l'omicidio e condannata per furto e ricettazione, con l'ex compagna Giacomo Casalati, il saldatore punito per il delitto (e la rapina)
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Ilenia Ricci, assolta per l'omicidio e condannata per furto e ricettazione, con l'ex compagna Giacomo Casalati, il saldatore punito per il delitto (e la rapina)

Livorno: pena minima per Giacomo Casalati, accusato dell’omicidio del novantaquattrenne Nazzario Cerrai, avvenuto in casa di ques'ultimo. La sua ex compagna, Ilenia Ricci, punita con 28 mesi per furto e ricettazione. Torna libera perché ritenuta estranea al delitto

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LIVORNO. È stato condannato a 23 anni di carcere per aver ucciso, soffocandolo con un cuscino, il novantaquattrenne Nazzario Cerrai. La corte d’assise del tribunale ha condannato in primo grado al minimo della pena, riconoscendogli le attenuanti equivalenti, il saldatore portuale di 47 anni Giacomo Casalati, reo confesso per aver ammazzato l’anziano il 27 agosto dell’anno scorso nel suo appartamento di via Garibaldi. L’ex compagna dell’operaio, la cinquantenne Ilenia Ricci, torna invece libera: per lei il pubblico ministero Pietro Peruzzi, il titolare dell’inchiesta che all’epoca dei fatti fu delegata ai carabinieri, aveva già chiesto la riqualificazione del reato da concorso in omicidio volontario a concorso anomalo, ma ieri la corte – con il presidente Luciano Costantini, il giudice Ottavio Mosti e i sei popolari – l’ha assolta dalla compartecipazione e dalla rapina, condannandola a due anni e quattro mesi per la ricettazione dell’oro sparito dall’abitazione dell’anziano – reato dal quale è stato invece assolto Casalati – e furto per aver rubato circa 2.000 euro in contanti, secondo quanto spiegato nel processo dal fidanzato, che la vittima aveva nascosto in una cassettina dietro allo specchio del bagno di casa.

IL DELITTO

Cerrai, che conosceva benissimo la Ricci in quanto sua ex badante, con lei era rimasto in ottimi rapporti e si sentivano e frequentavano spesso nell’ultimo periodo. Al punto che le avrebbe prestato dei soldi e – secondo l’accusa – neanche l’avrebbe denunciata dopo essersi accorto della sparizione dei duemila euro nascosti nel bagno. «La vittima – ha spiegato il pm durante la requisitoria – era talmente generosa che nonostante si fosse accorta dei furti, continuava a dare loro il denaro». Il movente sarebbe proprio da ricercare nei risparmi del novantaquattrenne. Casalati, dopo aver ottenuto le chiavi dell’appartamento dalla compagna, si sarebbe presentato a casa dell’anziano, senza però utilizzarle e facendosi aprire spontaneamente l’ingresso, uccidendolo dopo il rifiuto del prestito. Portando via i preziosi che non sono mai stati trovati e quindi venduti. Inizialmente, la morte, poteva sembrare naturale. Ma i militari, grazie anche alle intercettazioni telefoniche e all’analisi delle chat di Whatsapp, una settimana dopo arresteranno sia il saldatore che l’ex badante, per la quale però è stata già disposta la scarcerazione in quanto ritenuta estranea al delitto.

«COPPIA FUORI CONTROLLO»

«Casalati e Ricci rappresentavano una coppia male assortita – ha spiegato Peruzzi in aula – la loro situazione era fuori controllo, ricevevano in casa gli spacciatori e facevano un uso smodato di stupefacenti». Il pm per l’operaio aveva chiesto 25 anni di carcere e per l’ex badante 12 (18 per concorso anomalo in omicidio, rapina, ricettazione e furto, ma prevedendo lo sconto automatico di un terzo della pena ammettendo il rito abbreviato). Per Casalati c’è stato quindi un ribasso di due anni, per Ricci un mutamento totale, con la condanna a due anni e quattro mesi solo per furto e ricettazione.

«DEBITI PER LA DROGA»

La procura ritiene che la necessità dei soldi, i debiti per la droga in particolare, siano all’origine dell’omicidio. «È stato riferito – ha spiegato il pm – che la coppia consumasse anche 600-700 euro di cocaina a sera e quindi chi poteva sostenere una tale spesa? Un debito verso chi li riforniva di sostanze stupefacenti è confermato».

LE SCUSE

Casalati, alla penultima udienza del processo, si era mostrato pentito chiedendo perdono ai familiari di Cerrai – il figlio e i nipoti si sono costituiti come parte civile e saranno risarciti – e a tutti coloro che hanno subìto il male da lui arrecato, confessando di essere l’unico responsabile del delitto. La procura, nei suoi confronti, ha anche riconosciuto la collaborazione con l’autorità giudiziaria. l


 

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