Gioco
Precipita nel fosso dalle spallette: salvato da tre ragazzi gambiani
Livorno, il racconto di uno di loro: «Non so nuotare, ma mi sono buttato lo stesso. Potrebbe succedere lo stesso anche a me...»
LIVORNO. Deve la vita a tre ragazzi gambiani che in quel momento si trovavano in piazza Garibaldi. Roberto Turini, un livornese di 58 anni, sta prendendo il sole sulla spalletta sopra gli scali delle Cantine, alle porte del centro. Sono le 15 di domenica 20 novembre e a Livorno è una bella giornata. Ma lui, perdendo l’appoggio, precipita per circa sei metri, sbatte la schiena sulla banchina e finisce nel fosso.
Ed è qui che entrano in gioco tre venticinquenni gambiani: Lamin Manneh, che lavora in un maneggio di Collesalvetti ed è ospite di una famiglia della città, Ahmed Baio e Musa, «di cui non ricordo il cognome», ammette Lamin. «Ho sentito una signora tunisina urlare che una persona era finita in acqua – racconta Manneh – quindi, insieme ai miei due amici, siamo scesi velocemente sulla banchina. Roberto era nel fosso e io, per tirarlo su, mi sono immerso e sono risalito attraverso una barca. Non è stato facile, ho rischiato di annegare perché non so nuotare. Non so come mai sia caduto, sono consapevole di avergli salvato la vita: magari un giorno qualcuno salverà la mia. Sono contento di ciò che ho fatto e spero che si riprenda presto, non vedo l’ora di rivederlo in piena salute».
A chiamare il 112, subito intervenuto con un’ambulanza della Svs di via San Giovanni, è stata invece un’attivista del comitato Pontino-San Marco, Antonella Cenci. La donna stava attrezzando la baracchina 20 di piazza Garibaldi per ospitare un incontro sanitario sul diabete. «Poco prima che cadesse, quell’uomo, lo avevo visto seduto sulla spalletta di piazza Garibaldi. Poi ho sentito un tonfo fortissimo. Lui era in acqua, pensavo fosse morto – racconta – ma quando i ragazzi sono riusciti a riportarlo in superficie era cosciente. Sono stata tantissimo tempo al telefono con la centrale unica del 112, chiedendo loro che mi inviassero un’ambulanza, ma poi alla fine mi hanno passato la capitaneria di porto».
Lamin, in pochi minuti, insieme agli amici lo ha fatto stendere sulla grata di ferro: «Era molto confuso, è comprensibile – sottolinea – e parlava molto lentamente. Poi sono arrivati i sanitari». Per raggiungerlo, mettendosi a correre, i tre ragazzi gambiani hanno scavalcato un cancello, il cui lucchetto è stato poi rotto per consentire ai sanitari di accedere all’area insieme al medico del 118. «Meno male che in piazza Garibaldi c’erano questi tre ragazzi gambiani – prosegue Cenci – altrimenti non so cosa sarebbe potuto accadere. Brave persone, Lamin lo conosco perché ogni tanto ci dà una mano».
Turini è stato poi fatto stendere su una barella spinale e portato d’urgenza al pronto soccorso dalla Svs. Secondo quanto ricostruito, prima di finire nel fosso, avrebbe sbattuto la schiena sulla grata di ferro. Motivo per il quale si ritiene che sia caduto di spalle. «Prima che precipitasse – conclude l’attivista del comitato Pontino-San Marco – gli era passata vicino, mai avrei pensato che potesse cadere...».
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