Il Tirreno

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Tempesti è un’opera d’arte c’è molta Livorno nel Tesio

di Carlo Abete
Tempesti è un’opera d’arte c’è molta Livorno nel Tesio

Il cavallo di Riccardo Santini trionfa a Milano montato da Frankie Dettori. Sventola il vessillo della Dormello-Olgiata, l’allenatore si racconta così

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LIVORNO. Riccardo Santini e Tempesti Il nome invoca sconvolgimento e burrasca invece, come nella tradizione di tutti i cavalli della Dormello Olgiata, vuole ricordare un artista. In questo caso rievoca un affrescatore toscano, di Volterra per la precisIone, tale Giovanni Battista Tempesti, appunto, che nella seconda metà del settecento dipinse in diversi palazzi e chiese ed anche nella Cattedrale di Pisa dove possiamo ammirare la sua "Ultima cena". Che dire invece del cavallo: si può anch'esso definire un'opera d'arte che il trainer Riccardo Santini ha plasmato da par suo con le stigmate del campione. I preludi promettevano bene, tanto che che a maggio nel Derby, la prova più ambita per un purosangue di tre anni, i favori del pronostico erano tutti per lui. L'indigeno trova però sulla sua strada un coetaneo tedesco di tutto rispetto che gli strappa la vittoria per un nonnulla. Svanisce così anche il sogno di rivedere la giubba rossocrociata di Dormello sventolare più alta alle Capannelle. Una vittoria che sfugge alla compagine nata sulle rive del Lago Maggiore da oltre quarant'anni, precisamente dal 1980 quando a vincere fu Garrido (altro pittore ma dell'ottocento e non del tutto conosciuto) ben coadiuvato dall'estroso jockey francese Marcel Depalmas. Dopo la sfortunata corsa capitolina le cose non sembrano prendere la piega giusta per il dormelliano: il sogno, poi sfumato, di una trasferta parigina, e la parziale debacle nel recente Premio Roma, il target autunnale, dove Tempesti, seppur favoritissimo, non va oltre il terzo posto. La tempra e l'orgoglio ed anche un pizzico di follia, da buon livornese che si rispetti, a Riccardo Santini non difettano. E così a distanza di pochi giorni dalla delusione romana ecco rischiare il suo pupillo a San Siro sui tremendi 2200 metri della pista grande, resi ancor più severi dal terreno allentato.

Siamo ormai a novembre e tutti i tre anni, a questo punto della stagione, si godono un meritato riposo per ritemprarsi al meglio, anche perchè il passaggio di età prima di divenire "anziani" non è sempre esente da rischi. Ma Tempesti non ci sta e cosi a Milano sfodera una performance esemplare e con Lanfranco Dettori in sella fa svanire in un amen tutti i dubbi, centrando in un affabile gioco del destino la corsa che ricorda il mentore della casa "madre", Federico Tesio. Anche stavolta un teutonico, il coriaceo Best Of Lips, prova a mettergli il bastone tra le ruote, ma Frankie ne sa una più del diavolo e alla fine conserva un misurato ma decisivo margine di vantaggio, con gli altri partecipanti disseminati per la pista. Per Santini non è il primo successo di spicco da quando si è accasato a Bolgheri: la sfortunata Lamaire qualche anno fa gli ha regalato il sigillo nelle Oaks, che è un pò il Derby al femminile. Con Badram il "Pisa" corsa con la quale ha sempre avuto un feeling speciale. E quella di Badram fu un'edizione del tutto particolare della classica di San Rossore, disputata a dicembre a causa delle restrizioni legate al "lockdown". E poi i successi in prove "etichettate" di Lorenzetta prima e Ornais poi. Ma quella di Tempesti è una vittoria di un sapore diverso, contro tutto e tutti, una rivincita al cospetto di quelli che fino alla fine non credevano nelle potenzialità del bel sauro.

Incontriamo Santini proprio a Livorno: pur vivendo ormai da diversi anni a Bolgheri tutte le settimane fa capolino in città anche e soprattutto per venire a trovare mamma Giuseppina. Essendo quasi coetanei è facile rimembrare i bei tempi andati, le prime serate trascorse al Caprilli e la sua storia di trainer iniziata dagli onesti routinier dalla difficile gestione fino ai "dormelliani" che lo hanno fatto grande nel mondo del turf nostrano.

«E' stato mio babbo Piero ad introdurmi nel mondo delle corse - esordisce il trainer - e non posso certo dimenticare le prime volte che ho varcato il cancello del Caprilli. Ero un ragazzino o poco più ma quel mondo misterioso ma così affascinante mi ha subito preso». Come ogni livornese che si rispetti hai iniziato all'Ardenza la tua carriera ippica: «Si è così. Come tutti i mestieri devi fare tanta gavetta prima di poter emergere. I primi anni non sono stati facilissimi poi sono cominciate ad arrivare le vittorie ed anche qualche nuovo proprietario che ha deciso di affidarmi alcuni cavalli». Prima di approdare a Bolgheri hai gestito una scuderia anche a San Rossore: "Con l'arrivo di alcuni purosangue di un certo livello il Caprilli cominciava a starmi un pò stretto, diciamo così. Ecco la decisone di spostarmi a Pisa dove ho trascorso anni esaltanti, ma anche periodi un pò più bui durante i quali ho anche meditato di smettere...«Poi è storia degli ultimi anni con la Dormello. Ma tornando al Caprilli che effetto ti ha fatto vederlo riaprire dopo tanti anni di chiusura». Penso che come ogni appassionato livornese non puoi non essere che contento. Anzi quando ne ho la possibilità cerco di venirci a correre con i miei cavalli. L'ippodromo ha ripreso a vivere e sono tornate le notturne anche se penso ci sarà ancora da lavorare per farlo tornare ai fasti di un tempo".
 

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