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Arte e giustizia

Mostra sul femminicio, l'assessore Lenzi: «Una gogna, farla in tribunale un'aggravante»

La mostra annullata
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La mostra annullata

Livorno, l'artista commenta le polemiche a palazzo di giustizia che hanno portato alla rimozione dell'esposizione: «Ma non è in giudizio artistico». Talini: «Spero in un errore colposo»

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LIVORNO. «L’idea di esporre le facce degli assassini mi pare una gogna. E farlo in tribunale è senz’altro un’aggravante». Poche parole e molto nette quelle dell’assessore alla cultura livornese Simone Lenzi, scrittore, cantautore, nonché frontman del gruppo Virginiana Miller. «Un palazzo di giustizia non mi sembra adatto per un’esposizione del genere – prosegue – ma devo ammettere di non aver visto le foto dal vivo, anche perché la mostra è stata subito rimossa. Ho appreso che c’era stata questa polemica venerdì scorso, ma il mio ovviamente non vuole essere un giudizio artistico».

Parole condivise anche da parte dell’ex consigliere comunale – nonché avvocato e componente della Camera penale di Livorno, che per prima ha criticato l’installazione – Marco Talini, ancora più duro nel criticare la mostra dell’apprezzato fotografo-artista cinquantunenne colligiano Alessandro Fruzzetti. «Giovedì scorso, durante l’allestimento – racconta il penalista – ho segnalato per primo questo obbrobrio, perché a me piace definirlo così. Non capisco come un avvocato non riesca a pensare come un’opera del genere possa rispettare l’articolo 27 della Costituzione sulla presunzione di non colpevolezza e le finalità rieducative della pena detentiva. Noi avvocati non possiamo farci portatori di messaggi del genere, in contrasto con la Carta. Spero che questo errore – aggiunge Talini – sia stato fatto colposamente e non con dolo diretto, anche perché una mostra del genere a mio modo di vedere non aiuta a combattere la disparità di genere. L’arte, sempre a mio avviso, perde il suo messaggio se finalizzata alla lotta politica, perché diventa propaganda. È in questo caso è qualcosa di propagandistico e non artistico».

L’avvocato ha sposato in pieno l’azione della presidente della Camera penale livornese, Aurora Matteucci, che dopo aver rivelato al Tirreno la sua idea sull’inopportunità di tenere la mostra in tribunale era stata ricevuta, insieme ad altri colleghi, dal presidente del palazzo di giustizia Luciano Costantini e dal responsabile della sezione penale di via Falcone e Borsellino, il giudice Gianmarco Marinai. Inizialmente, i magistrati, avevano confermato l’esposizione. Poi ieri il dietrofront, annunciato la sera prima con una telefonata informale fra lo stesso Costantini e il presidente del comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati, Nicola Sodano. «La violenza sulle donne – aveva sottolineato la presidente della Camera penale Aurora Matteucci al Tirreno – è un problema serio, che noi non neghiamo, ma deve essere affrontato con la cultura, la prevenzione e il giusto processo, nel rispetto della Costituzione italiana. Noi, come avvocati difensori, non possiamo accettare che vengano rappresentati in un luogo come il tribunale, che identifica l’istituzione dove deve essere celebrato il giusto processo, simboli che invocano la legge del taglione. Riteniamo che il problema della violenza di genere sia serissimo, ci poniamo contro questo fenomeno e siamo sensibili verso quella che è una vera e propria tragedia sociale».

Ha preferito non commentare, rimanendo in equilibrio fra la presa di posizione della Camera penale e l’Ordine degli avvocati che di fatto con il comitato pari opportunità ha organizzato l’esposizione, il presidente dei legali labronici Fabrizio Spagnoli. «La mostra non l’ho neanche vista e non l’ho organizzata io (l’ha organizzata il comitato pari opportunità dell’Ordine, di fatto interno all’organismo ndr) – aveva spiegato ieri mattina, prima della rimozione adottata dal presidente Costantini – ma in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, mercoledì, ai Bagni Pancaldi organizzeremo un convegno in cui ci sarà modo di spiegare tutto ciò che è accaduto. L’argomento è molto sensibile e le associazioni degli avvocati hanno piena autonomia di organizzazione, così come il comitato pari opportunità dell’Ordine sul quale io non intervengo». l

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