Gioco
Bolletta da 7mila euro al negozio di frutta e verdura: a Livorno si arrende anche “L’orticello”
L’attività di famiglia era partita nel 1945 con un carretto in via Carlo Bini. Nel 2000 l’apertura del negozio
LIVORNO. «Non ce la facevamo più, capisce? Ci sono le tasse, le bollette, le vendite che non bastano a coprire le spese. Alla fine abbiamo deciso di mollare». Gabriella Lucetti, 73 anni, cerca di trattenere le lacrime quando parla di quell’attività che aveva aperto con orgoglio 22 anni fa e che poi aveva lasciato in mano al figlio, Riccardo Zaccagna, 55 anni. Attività che da ieri è chiusa per sempre. Un altro pezzo di commercio della città che se ne va. È l’ortofrutticolo L’orticello in via provinciale pisana, la cui storia inizia ben 77 anni fa.
Era il 1945, la guerra era appena finita. Le bombe cadute sulla città avevano raso al suolo il forno del nonno di Gabriella, Manlio Lucetti. Lui non aveva più niente ma non si perse d’animo. Prese un barroccio, cioè un vecchio carro, lo caricò di frutta e verdura e andò in via Carlo Bini dove era nato un mercato ambulante. C’erano già altri barrocci come il suo. C’era chi vendeva frutta e verdura come lui, chi vendeva i datteri, chi il pesce, chi il pollame e chi pure era specializzato nelle arselle. Erano più o meno tutti ex qualcosa che si erano dovuti reinventare un lavoro in un periodo economico devastato dalla guerra. All’epoca non c’era altro.
Dopo poco anche il figlio di Manlio, Bruno, padre di cinque ragazzi, arrivò in via Carlo Bini con il suo barroccio di frutta e verdura. Gli affari non andavano male. Quel mercato improvvisato funzionava. Negli anni Ottanta però iniziò ad avere problemi di salute, così arrivò Gabriella e prese il suo posto. «Avevamo tantissimi clienti – ricorda a Il Tirreno -, servivamo anche i Neri, quelli delle navi, e altri personaggi molto conosciuti in città. Avevamo centinaia di clienti fissi». Di quel periodo ha tanti ricordi, ma uno particolare lo racconta con emozione. «Era il periodo dei piselli – racconta -, una signora aveva perso l’anello nella cesta dei piselli. Noi lo trovammo ma non sapevamo di chi fosse. Eravamo poveri, ma persone oneste, così lo mettemmo nella cassetta di legno dei soldi. Dopo qualche giorno la signora venne dicendoci “ho perso un anello, lo avete trovato? ”. E quando noi glielo restituimmo lei ci fu grata. Non smetteva di ringraziarci. Quella gioia è stata la nostra ricompensa».
Poi, nel 1967, arrivò anche Riccardo che era giovanissimo. Aveva 15 anni e «poca voglia di studiare», spiega Gabriella. «Lasciò quindi la scuola per iniziare a lavorare». Nel 2000 decisero di aprire un’attività e così nacque la bottega L’orticello. «Un’attività che fino alla pandemia non ha avuto mai problemi – racconta ancora la signora – : nei primi mesi abbiamo continuato a lavorare, facevamo anche servizio di consegna a domicilio. Però, per questo, abbiamo dovuto assumere e piano piano abbiamo iniziato a sentirne il peso. Poi è arrivato il caro-bollette che, insieme alle tasse, ci hanno piegato».
Solo a settembre il negozio ha ricevuto una bolletta da settemila euro «quando di solito non superava le mille». A questo «bisogna aggiungerci tutte le tasse, da quella dei rifiuti a quelle per la gestione del personale. Per non dimenticare il mutuo della casa. Non ce la facevamo più a rimanere aperti».
Da qui la decisione di chiudere. Dentro al negozio ci lavora anche la moglie di Riccardo. Ora sono entrambi senza lavoro e con due figli, una di 18 e l’altro di 7. «Adesso che ho 55 anni – si sfoga Riccardo Zaccagna – mi trovo ad abbandonare quello che era per me un lavoro per tutta la vita, perché io non ho più un barroccio come avevano i miei familiari ma una bottega e in questi ultimi anni ci hanno portato a porre fine all’attività. Adesso dovrò inventarmi qualcosa».
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