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Livorno, lungo la strada dove vinse Pantani un bosco di spazzatura uccide il verde

di Flavio Lombardi
Livorno, lungo la strada dove vinse Pantani un bosco di spazzatura uccide il verde

I volontari di “Acchiapparifiuti” raccolgono quintali alla Valle Benedetta. Dove il verde della vegetazione apre uno squarcio sulla città, lasciando intuire sullo sfondo la cupola del Modigliani Forum

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LIVORNO. Si giunge a Limoncino e, proseguendo dritti verso la Valle Benedetta dopo aver superato il bivio che conduce alla discarica, si devono percorrere ancora un paio di chilometri per scuotere la testa e pensare che fino a che non ci saranno controlli, fototrappole e sanzioni ancora più pesanti, non riusciremo mai a risiolvere il problema. Siamo lungo le pendenze della famosa cronoscalata che non c’è più, e che correvano i dilettanti. Una lingua d’asfalto che può raccontare di essere stata percorsa nella primavera ’92 da Marco Pantani in maglia Giacobazzi, la stessa con la quale vinse un paio di mesi dopo il Giro Baby.

L’arrivo non regala il bacio delle miss, ma propone due montagne di spazzatura, ciascuna, tre volte tanto ciò che si vede nella immagine in cui sono in posa alcuni volontari di “Acchiapparifiuti”. Una piccola porzione liberata di ciò che incivili e irresponsabili hanno gettato di proposito, nel frattempo ringrazia. C’è una foto scattata durante i lavori che sono stati sbrigati nella giornata di sabato scorso. Immagine non definitiva come invece è quella relativa al mucchio che si nota raccolto su un’altra piazzola esterna ad un tornante che si incontra 50 metri dopo. Dove il verde della vegetazione apre uno squarcio sulla città, lasciando intuire sullo sfondo la cupola del Modigliani Forum.

L’elenco dei materiali presenti in quelle due montagnole, che ad una prima stima non sono meno di 20 quintali di robe inquinanti, è infinito. Dai tubi in lega di metallo e di chiara derivazione di qualche lavoro idraulica, a elettrodomestici, copertoni, mobilia, tappetini in gomma delle auto, pannelli di onduline in plastica, pannelli in eternit interi o anche spezzati. Ma c’è anche chi, ha pensato bene di scaricare qualche migliaio di bossoli di cartucce. Non certo cattiva condotta di un cacciatore che, dopo aver sparato, abbia abbandonato la munizione usata. Lì, è qualcuno che, chissà per quale motivo, è andato appositamente a gettare nel bosco un quantitativo pari a quanto si può raggiungere in più stagioni venatorie.

Prima di salire in macchina, una camminata di 10’. Giusto il tempo per notare che dove ci sono le fosse, non solo crescono abbondanti erbacce e pruni, ma spuntano bottiglie, buste e frammenti in plastica. Che forse un giorno sembreranno scomparire, perché qualche potente mezzo col trinciastocchi triterà tutto. Disperdendo ancora meglio nell’ambiente. Facendolo sembrare pulito. Si è in attesa ora che Aamps vada con i suoi mezzi, carichi e porti via tutto, mentre l’associazione rappresentata da Sergio Giovannini, resta in linea con la media annuale di circa 120 interventi anti sporcizia che tanti fanno e nessuno toglie.
 

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