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Diritti e polemiche

«Dov’è il messaggio d’amore cattolico? Il vescovo si scusi col mondo Lgbt»

Il vescovo Simone Giusti. Martina Cardamone, Arcigay
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Il vescovo Simone Giusti. Martina Cardamone, Arcigay

La presidente dell’Arcigay Livorno replica a Simone Giusti su adozioni e cultura gender

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Livorno «L’adozione alle coppie gay? Oggi abbiamo una crisi della natalità, non ci sono bimbi da dare in adozione nemmeno a coppie eterosessuali in lista da anni. Perché fare una battaglia dove non c’è contendere? Vuoi vivere la genitorialità? Vivila. C’è già una legge. Non facciamo battaglie ideologiche, affrontiamo la questione subito».

E ancora: «Il rispetto di chi sta cercando di creare quella che è la sua identità sessuale è doveroso. Ma sappiamo anche che non c’è il gene dell’omosessualità o di qualcos’altro. Si nasce x o y, non c’è il gene. L’orientamento sessuale è un fenomeno culturale, non genetico. Allora bisogna stare attenti alla cultura, all’ambiente familiare, all’ambiente scolastico, a tutti i vari contesti. Bisogna stargli vicino, però senza favorire questi cambiamenti. Bisogna domandarci anche perché una persona vuole cambiare sesso. Può essere anche per la pedofilia: quando mi sono trovato il primo caso di una ragazza che non voleva esser più ragazza, mi chiedevo perché, poi mi ha raccontato che lo zio quando era piccina, le metteva la mano dove non doveva, ed è cresciuta con questo trauma».

Questi sono alcuni dei passaggi dell’intervista al vescovo Simone Giusti pubblicata ieri sul Tirreno. Posizioni a cui replica Martina Cardamone, presidente di LED Libertà e Diritti Arcigay di Livorno.



di Martina Cardamone*

Vogliamo entrare nel merito del miserevole spazio ideologico aperto dal Monsignor Giusti che parla di temi che ci riguardano e in maniera offensiva. Tematiche, tra l’altro, come associazione affrontiamo quotidianamente e senza dogmi.

Inoltre Monsignor Giusti si spinge a fare considerazioni sul piano legislativo che a tutti gli effetti non riguardano la sfera spirituale. Quella di Monsignor Giusti non è altro che l’ennesima ingerenza cattolica sullo stato laico.

É infatti assurdo sostenere l’esistenza di una legge che garantisca a chiunque di vivere una genitorialità piena nel nostro Paese. Questa legge non esiste e lo sanno bene tutte quelle coppie dello stesso sesso che vorrebbero intraprendere un percorso volto alla genitorialità e tutte quelle famiglie omogenitoriali già esistenti che in Italia non sono riconosciute. Il diritto di adottare o di ricorrere a tecniche di riproduzione medicalmente assistite ad oggi non è garantito a persone non eterosessuali e “ricorrere all’affido” non è la risposta che possiamo sentirci dare, soprattutto per il tanto sbandierato principio del “bene superiore dei bambini” che impedirebbe a una coppia omogenitoriale di adottare. Scuse e falsità ideologiche.

Ancora più gravi sono le affermazione in merito all’inesistente teoria gender o al fatto che le persone transgender scelgano di intraprendere un percorso di affermazione di genere a causa di un trauma. Invitiamo il Monsignor Giusti a rivedere queste posizioni, non suffragate da nessuna evidenza scientifica.

Le attività che le associazioni LGBTQIA+ propongono alle scuole non hanno nulla a che vedere con il cambiamento dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, aspetti dell’identità sessuale non condizionabili o mutabili a causa di fattori esterni o da contesti diversi. Sono interventi volti a prevenire il bullismo e le discriminazioni e a promuovere il rispetto e la convivenza con le differenze.

L’identità di genere di una persona poi e quindi il genere in cui quella persona si identifica o meno, non ha alcun nesso con traumi vissuti in passato o con eventi dolorosi soprattutto se si fa riferimento ad abusi o pedofilia. Alcune persone si identificano con il genere assegnato alla nascita altre no, non si tratta di una scelta o di una conseguenza. Troviamo quindi inaccettabile e offensivo accostare reati come la pedofilia alla presa di coscienza di essere persone trans.

Il messaggio cattolico di misericordia e amore verso il prossimo viene come al solito tradito da coloro che dovrebbero essere pastori di uomini ma che in realtà incarnano ottusità e ipocrisia minando di fatto la legittimità sociale di alcune minoranze.

Chiediamo dunque a Monsignor Giusti di scusarsi con la comunità tutta e lo invitiamo ad un confronto da tenersi nei tempi e nei modi che preferisce sulle tematiche relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

presidente L.E.D Libertà

e Diritti Arcigay Livorno
 

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