Il Tirreno

Livorno

Il futuro della città

Garibaldi, baracchine da demolire? Si decide il destino della piazza più delicata

di Juna Goti
Garibaldi, baracchine da demolire? Si decide il destino della piazza più delicata

Lo ha detto anche monsignor Simone Giusti al Tirreno alla vigilia dei suoi quindici anni da vescovo di Livorno: per strappare zone come piazza Garibaldi allo spaccio «bisogna creare anche eventi culturali»

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LIVORNO. Lo ha detto anche monsignor Simone Giusti, ieri, intervistato dal Tirreno alla vigilia dei suoi quindici anni da vescovo di Livorno: per strappare zone come piazza Garibaldi allo spaccio «bisogna creare anche eventi culturali», «il mercato», insomma mettere in piedi momenti di condivisione e di vita, perché «dove c’è vita c’è controllo sociale». Proprio del futuro di piazza Garibaldi si parlerà oggi in un incontro in Comune con il sindaco Luca Salvetti, l’assessore al commercio Rocco Garufo e l’assessore al sociale Andrea Raspanti chiesto dai rappresentanti delle associazioni che ogni settimana, almeno per qualche ora al giorno, tengono accesa la luce su un’area tanto potenzialmente bella quanto difficile.

Perché questo faccia a faccia? Perché le associazioni (che da tempo organizzano attività per bambini, momenti di incontro con le comunità straniere e servizi per italiani e non) vogliono vederci chiaro sul futuro delle 18 baracchine verdi che in gran parte ospitano queste attività e più in generale sul futuro della piazza, alla luce dell’atto che il partito di maggioranza, il Pd, sta preparando per aprire la discussione in consiglio comunale.

Lo stesso Pd ha incontrato alcuni operatori e oggi il segretario Federico Mirabelli sta attento a dosare le parole quando dice che «non vogliamo fare un percorso con l’accetta, ma costruire il futuro con tutti i soggetti coinvolti». Ma aggiunge anche che «oggi, da una certa ora in poi, così come sono le baracchine rappresentano un problema», che la piazza va «ridisegnata», «ripensata nelle sue funzioni» e che questo «può voler dire togliere tutte le baracchine, toglierle in parte o ripensare altre strutture». Demolizioni in vista, quindi, per i 18 chioschi dalla vita travagliata?

Che però il tema è delicato lo raccontano le parole dell’assessore Raspanti, che partendo proprio dal progetto che da tempo mette insieme baracchine e una dozzina di associazioni, raccomanda prudenza, «per non creare un deserto più di quello che c’è»: «Si costruisca prima il futuro della piazza con chi la vive e la conosce...».
 

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