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Maltempo, un mare di fango sulla palazzina: paura e rabbia ad Antignano per i lavori fermi

di Flavio Lombardi
Maltempo, un mare di fango sulla palazzina: paura e rabbia ad Antignano per i lavori fermi

Stombamento Rio Banditella, quell’ultimo lavoro bloccato dalle carte: «La ditta ha riportato qui la terra e poi se n’è andata. Con la pioggia, le griglie di scolo acque sulla parte a cemento si sono presto intasate»

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LIVORNO. Metti una pioggia un po’ forte nella nottata. Poi, aggiungi il terreno di riporto messo lì, da un mese circa, lungo la discesina dove c’è anche il muro di contenimento del nuovo argine. Terra non ancora troppo compattata e resa particolarmente morbida dalla precipitazione. Sono gli ingredienti che hanno causato lo smottamento in via della Scuola Comunale, al civico 1 e immediatamente visibile non appena ci si affaccia al cancello d’ingresso dal quale si scorge, in fondo, l’entrata delle cantine (tutte collegate fra loro) che sono state invase da almeno un centimetro di fango appiccicoso. Non solo. Il cedimento ha fatto scorrere terra limacciosa fra il fianco della costruzione e la barriera in cemento scatolato, lungo un fronte di 35 metri, per una trentina di centimetri, misurati affondando un manico di scopa. Siamo all’inizio della stradina che collega Viale d’Antignano con Via del Littorale, praticamente di fronte alla attuale Baracchina “da Nicla”, la ex Nencini.

A 15 metri dalla strada, c’è il Rio Banditella, uno dei corsi d’acqua interessati dai lavori di messa in sicurezza dopo l’alluvione del settembre 2017 e che sfocia in mare dove c’è la “spiaggia del sale”, accanto ai bagni Roma. Ma la palazzina, che ospita 4 appartamenti, è molto più vicina. Il muro lo evidenzia, perché il punto più lontano, non segna oltre due metri e mezzo di distanza. L’alveo è stato stombato e, dove un tempo si trovavano erba, ghiaia e qualche alberello da frutto, che facevano un tutt’uno con il giardino del palazzo accanto, l’acqua scorre ora di nuovo a cielo aperto. Come tanti anni fa, quando lì non c’era nulla. La signora Daila Bizzarri, che abita al primo piano ed ha la porta della cantina proprio nel punto in cui la poltiglia grigiastra è entrata, è arrabbiatissima.

«Da ultimare, sono rimasti solo i lavori all’altezza della palazzina - dice - e sembra che siano finiti i soldi. La ditta ha riportato qui la terra e poi se n’è andata. Con la pioggia, le griglie di scolo acque sulla parte a cemento si sono presto intasate, l’acqua ha inzuppato ancor di più il terreno che, oltre a cedere, si è riversato poi verso il piano più basso. Quello delle cantine. Ho paura che scenda ancora e, francamente, dopo un anno e mezzo dall’inizio delle opere, doveva essere già tutto finito. Invece, siamo sempre in ballo, a discutere con vari uffici del Comune per trovare la soluzione definitiva». Le fa eco, il padrone dell’immobile. Zeno Fantini.

«Avevamo firmato un accordo che si basava su un progetto che nel frattempo hanno cambiato per un veto demaniale. La scaletta che ora corre parallela al muro dovrà essere tolta e il piano del terrazzo dovrà adagiarsi alla parete. Facendo così sentire la mia inquilina meno “soffocata”. Da troppo tempo tuttavia, attendo la conclusione, ma c’è un rimpallo fra uffici. Lassismo burocratico? Boh, ma non mi sembra comunque segno di grande efficienza amministrativa». Interpellato il Rup (Responsabile Unico del Progetto) del Comune, Luca Barsotti, ecco che risponde. «La terra è stata messa su richiesta del proprietario e della affittuaria per eliminare un dislivello creato ed effettivamente pericoloso. La posa fu fatta prima che la ditta sospendesse, in attesa di tornare e terminare. Era inizio ottobre, e restava da definire, in accordo, la questione relativa a un tratto da adibire a balcone a ridosso del muro. Mi sono preso l’impegno di chiudere questa pratica, e a giorni spero di firmare col proprietario l’intesa per poi procedere».
 

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