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Il retroscena

Ritardi, scontri e Bergoglio: il futuro dello “struggino” è la polveriera del centrosinistra a Livorno

di Federico Lazzotti
Ritardi, scontri e Bergoglio: il futuro dello “struggino” è la polveriera del centrosinistra a Livorno

Il Pd e la giunta sempre più distanti. Ora incontro decisivo per capire se alla comunità costa di più avere l’impianto acceso oppure spegnerlo

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LIVORNO. Da mesi – pare da gennaio scorso – avevano chiesto al sindaco Luca Salvetti, all’assessora all’ambiente Giovanna Cepparello e ai vertici di Aamps e Retiambiente «i conti della serva» sul futuro dello struggino, l’inceneritore che brucia l’indifferenziato. In particolare riguardo ai costi per tenerlo accesso oltre l’ottobre 2023 e quelli per spegnere l’interruttore alla data fissata, soprattutto in termini di conseguenze occupazionali e di eventuali aumenti sulla Tari. Sette mesi dopo si sono trovati di fronte una decina di slide con una citazione di papa Bergoglio.

È la metà di luglio quando i dirigenti del Pd si alzano stizziti dalla riunione sancendo la frattura dei rifiuti tra il partito azionista di maggioranza del sistema (di governo) Livorno e il sindaco. Frattura che fa fatica a rimarginarsi. Anzi, negli ultimi giorni il livello dello scontro si è alzato, tanto che all’ultima riunione Luca Salvetti e Federico Mirabelli non se le sono mandate a dire.

Quanto il tema ambientale possa essere una polveriera dentro e sul futuro del centrosinistra livornese, angosciato anche da altre paturnie interne, lo spiega bene un dirigente: «L’inceneritore è a oggi sul piano politico il tema più delicato». Anche perché il Pd in questa partita, davanti alla giunta e soprattutto al sindaco, si fa portavoce delle incertezze del mondo sindacale e di quello imprenditoriale. Ripetendo una richiesta: «Fateci vedere i numeri e valutiamo che cosa sia meglio fare, tenerlo acceso fino a che non è pronto l’impianto di smaltimento a Peccioli, o chiuderlo, sapendo però che dovremo trasferire tutto l’indifferenziato altrove per smaltirlo poiché la Regione ha chiarito che in discarica non potrà esser conferito nulla». A queste richieste il sindaco Salvetti replica citando il programma sottoscritto proprio con il Pd nel 2018 e la strategia dei tre punti per chiudere l’inceneritore: rispetto dei livelli occupazionali, equilibrio di bilancio e gestione dei rifiuti. Però un dato politico emerge chiaramente. Il Comune e Aamps, a oggi, non hanno chiesto alla Regione la proroga dell’Aia per tenere acceso l’impianto oltre il 31 ottobre 2023.

La prima scadenza – spiegano dal Comune – era il 10 settembre e non è partito niente. Adesso ci sarebbe – confermano fonti della Regione – una data limite fissata al 30 novembre. Scadenza al di la della quale servirebbero delle deroghe alla procedura per l’ok che la Regione non avrebbe intenzione di calpestare.

Dunque? Il 18 novembre, venerdì prossimo, è in agenda una riunione alla quale parteciperanno il sindaco, i vertici del Pd, quelli di Aamps, Retiambiente e gli emissari della Regione. Dovrebbe essere il giorno e il luogo per mettere sul tavolo costi, tempi e numeri sul futuro dell’inceneritore. Sempre che questo basti e rimarginare la frattura prima della direzione del Pd. Un grattacapo che va ben oltre l’interruttore che accende e spegne lo “struggino”.

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