Gioco
Gio Batta Lepori, il mistero del quadro scomparso. La famiglia: «Aiutateci a trovarlo»
Il figlio: «Era il più bello, lo dipinse ascoltando Mascagni». A vent’anni dalla morte dell’artista di San Jacopo un’iniziativa al Goldoni
In questi giorni sulla città aleggia un mistero artistico.
Riguarda un quadro di un grande maestro della pittura labronica, Gio Batta Lepori: ricordato e omaggiato sabato scorso con una bella serata al Teatro Goldoni, in occasione del ventennale dalla scomparsa. Un’esposizione, un docufilm e uno monologo teatrale, apprezzati dal folto pubblico presente. Ed è proprio per tale circostanza, che la famiglia Lepori, ha lanciato un appello per rintracciare un’opera svanita nel nulla, "Inno al sole", grande tela dedicata al maestro Pietro Mascagni.
La vita di Lepori
Ma andiamo per ordine: Gio Batta Lepori nasce a Livorno il 21 Dicembre 1911 nel quartiere di San Jacopo. Già alla scuola elementare manifesta una spiccata sensibilità e, ricevuta in dono una cassettina corredata di tutto il materiale per dipingere, va alla ricerca di soggetti da ritrarre con tocco personale, rivelando una naturale attitudine per la pittura. Nella sua giovinezza svolge vari mestieri, in quanto la famiglia guarda con un certo scetticismo a quella sua passione: ma nel 1946, sostenuto dalla moglie, fa la scelta coraggiosa di vivere la libera professione di pittore.
Il quadro ispirato a Mascagni
E arriviamo al 1951, anno in cui realizza il quadro protagonista della nostra storia. «Ispirato dalla musica di Pietro Mascagni - racconta il figlio Leonardo Lepori - , della quale era innamorato: un'immensa dimostrazione stima per un concittadino illustre. Dopo poco tempo la vendette per 100 mila lire (all’epoca una cifra notevole) e l’opera sparì dalla circolazione. La acquistò un privato». Vent’anni dopo l’ultimo contatto. «Nel 1971, per una sua mostra antologica alla casa della cultura, il quadro fu rintracciato: io all’epoca avevo quattordici anni, ma ricordo benissimo. Lo andammo a prendere una sera a Pisa, in una di quelle palazzine in ingresso della città. Era in pessime condizioni, dato che era stato appeso lunghi anni in una stanza di passaggio, dove spesso le persone fumavano». Necessario rimetterlo a posto. «Ritornammo a casa, scendemmo per strada e davanti al portone lo lavammo. Babbo tirò anche tela, insomma lo sistemò. E fu esposto. Dopodiché lo restituimmo e non ci abbiamo più pensato. Ma, in questa occasione, con l’esposizione e la serata in onore di Gio Batta al Teatro Goldoni, una cosa importante, sarebbe stato bello rintracciarlo».
Appelli caduti nel vuoto
Invece nulla, nonostante gli appelli, nessuna mail. «Negli ultimi anni, soprattutto con mia sorella, attraverso internet e vari collezionisti, l’abbiamo cercato. Ci sono le tricromie di mio padre e le due foto che conserviamo, ma nulla da fare. Per noi sarebbe stato il massimo: avevamo pensato di metterlo nella nicchia all’ingresso del teatro, dove poi abbiamo posizionato la Terrazza Mascagni con babbo che ci cammina dentro». Nel frattempo qualcuno sui social rammenta di averlo visto in un ufficio pubblico.«Se fosse stato alla Circoscrizione La Rosa, come ho letto da qualche parte lo sarei venuto a sapere. Ce lo avrebbero detto, io stesso ci sono stato a volte per i documenti. Mio padre, inoltre, ne aveva fatto anche un altro simile, ma ogni volta che replicava qualcosa, non essendo ispirato, non veniva all’altezza del primo». Un quadro grande due metri per un due e mezzo. «Era davvero bello, lui aveva dato il massimo. Dipinto ascoltando la musica mascagnana, così come succedeva alle mostre, dove quelle splendide note risuonavano ininterrottamente». Una sorta di simbiosi. «Un quadro lavorato in modo particolare. La curiosità? Per la figura del piccolo angelo, posò mia sorella che all’epoca aveva tre o quattro anni».
Inserire nell’archivio
L’obiettivo per la famiglia è uno solo. «Non vogliamo né comprarlo né riaverlo, ma soltanto rintracciarlo ed inserirlo nell’archivio, catalogandolo dopo averlo certificato. Questo è il solo nostro intento». Un dipinto troppo grande per un’abitazione, «Certi quadri meritano un ambiente pubblico. Ad esempio il quadro per il Palio Marinaro che avevo in casa io, ancora più grande, lo abbiamo regalato al Goldoni, dove adesso è esposto nella sala Bernart, in mezzo ad opere importanti». Un’altra ipotesi è che sia fuori regione. «C’era arrivata una voce che fosse a Roma, dove babbo ha lavorato e venduto tanto. Ma non ci sono state conferme. L’atro giorno mi è arrivata una richiesta di certificazione per un pezzo da Catania, e questo dimostra che quadro, magari ereditato può andare ovunque. Mia sorella negli Stati Uniti ne ha una ventina. Oggi si mette un chip, ma all’epoca non esisteva». Il sogno. «Per noi - conclude il figlio - sarebbe importante che tornasse visibile. Per poter essere apprezzato. A volte capita di intercettare quadri di Lepori, in luoghi anonimi. Gli “Arrisicatori" , per esempio, al Palazzo dei Portuali: doveva essere nel salone delle riunioni, e lo trovammo in una stanzìna laterale. Così come l’ultimo che abbiamo rintracciato a Tirrenia, “Visione apocalittica degli elementi”, un pezzo unico: era in un salottino e si vedeva di sbieco. Lo abbiamo sistemato e pulito e al Goldoni, messo a dovere, ha fatto scalpore». Questo il sito della fondazione: www.leporigiobatta.itlA
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