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Elettricista sorpreso a spacciare: «Mi rifornivo di droga alla Guglia»
Il racconto: «Dove abito? Non ricordo la strada, ma ricordo dove acquistavo gli stupefacenti. Mai avuto problemi con la giustizia, l’ho fatto per mangiare»
LIVORNO. «Non ho un lavoro, né precedenti penali: ho spacciato solo per procurarmi da mangiare. Non ricordo nemmeno la strada dove abito qui a Livorno, ricordo solamente di essermi rifornito di droga nel quartiere della Guglia». «La Guglia», per lui e non solo, è il mercato delle sostanze stupefacenti. Una delle zone più critiche della città, dove purtroppo lo scorso agosto ha perso la vita a 29 anni Denny Magina, il giovane livornese precipitato in circostanze ancora non chiarite dal quarto piano di un alloggio di case popolari di Casalp occupato proprio da spacciatori tunisini, in via Giordano Bruno.
A fornire questo racconto, senza troppo mistero, è un pusher arrestato due sera fa dal reparto prevenzione crimine della polizia di Stato, l’elettricista tunisino di 34 anni Mohammed Tayeb, sorpreso dagli agenti in supporto ai controlli delle volanti con 24 dosi di cocaina dal peso di 6,08 grammi, una confezione in cellophane da 17,91 grammi e 60 euro in contanti. L’uomo ha parlato in tribunale durante la convalida del suo arresto, avvenuto nel primo pomeriggio di ieri nell’aula B del tribunale penale di via Falcone e Borsellino.
Alla vista dei poliziotti giunti in città da Firenze, Tayeb si trovava in via della Pina d’Oro, una traversa di piazza della Repubblica, altra zona problematica dal punto di vista dello spaccio in città. Erano le 20.40 di lunedì scorso quando vedendo le auto della questura si è rifugiato velocemente nell’Asian Market, spiegando poi «di voler fare la spesa». Ma era nervoso. Troppo, secondo gli agenti. È per questo che le forze dell’ordine hanno deciso di perquisirlo, trovandogli la droga all’interno delle tasche del suo giubbino. Decidendo, su disposizione della pubblico ministero di turno Antonella Tenerani, di arrestarlo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. «Era agitato», ha raccontato davanti al giudice Ottavio Mosti uno dei poliziotti che hanno messo a segno il fermo.
Tayeb era incensurato e in aula ha rivelato di non essersi mai macchiato, in passato, di alcun reato. Addosso aveva anche la ricevuta di una richiesta di asilo in Austria e sul cellulare, come foto, il suo passaporto tunisino dal quale è stato ricavato il suo nominativo. Dopo le verifiche dei poliziotti, tuttavia, è risultato irregolare in Italia e per questo è stato concesso il nullaosta all’espulsione.
Difeso dall’avvocata Barbara Luceri, per lui la sostituto procuratore aveva chiesto il divieto di dimora a Livorno, ma il giudice ha optato per una misura cautelare diversa: l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, in questura, ogni lunedì, mercoledì e venerdì. Questo in ragione del fatto che Tayeb è incensurato. Avvocata e pubblico ministero hanno poi concordato un patteggiamento a sei mesi di reclusione e mille euro di multa (rito premiale che prevede lo sconto di un terzo dalla pena base di nove mesi e 1.500 euro di multa) sul quale però, in un’udienza messa in calendario il 6 dicembre, dovrà pronunciarsi il giudice Ottavio Mosti.
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