Gioco
Caos viabilità in via Marradi, il racconto di una mamma: «Quell’auto per poco non ha preso mia figlia»
Claudia Carnieri, preoccupata come tanti altri genitori dell’incolumità della figlia che frequenta la prima media alle Micali: «Salvata dalla professoressa»
LIVORNO. Certo, non si tratta di scomodare la trama del film di Pascal Plisson “Vado a scuola” prodotto dalla Walt Disney Francia e con il patrocinio dell’Unesco. Storie diverse, mondi diversi che narrano di difficoltà impensabili per i nostri bimbi, su ciò che affrontano loro coetanei per poter raggiungere i banchi della classe.
Però, il titolo ci sta bene anche qui. Per raccontare la testimonianza di una mamma, Claudia Carnieri, preoccupata come tanti altri genitori dell’incolumità della figlia che frequenta la prima media alle Micali e che ogni giorno invece di pensare a quel semplice titolo di una pellicola come per spiegare un dovere e un diritto di ogni ragazzino, con annessi rapporti interpersonali, il timore per un compito o una interrogazione, sta col fiato sospeso fino a che i bimbi non sono entrati, e con l’ansia che torna di nuovo verso le 14, quando è il momento dell’uscita. È via Marradi, una strada storicamente trafficata con macchine in doppia fila nella direzione di viale della Libertà, mentre verso l’Attias, possono circolare solo mezzi pubblici e di soccorso.
Il fatto è che i ragazzi sono tanti e, al mattino già alle 7,45, fino al suono della campanella delle 8, non riescono ad essere contenuti tutti all’interno del marciapiede. Costretti, giocoforza, ad invadere la sede stradale, esponendosi al rischio di essere investiti dalle auto che sfilano o che si fermano e poi ripartono dove c’è l’attraversamento pedonale, magari senza prima controllare se l’ultimo bimbetto che si trascina il trolley coi libri dentro ha terminato il suo passaggio. Tutti hanno fretta di arrivare dove devono arrivare. Solita cosa quando c’è l’uscita. Con l’aggravante che in doppia fila alle 14, di sicuro ci sono le macchine dei genitori di chi sta più lontano. Insomma, 50 metri in cui si rischia il fatto spiacevole più di quanto non sembri.
Claudia, è rimasta scioccata dopo un episodio che ha riguardato la sua bimba i primissimi giorni di scuola; finito bene, un po’ per fortuna, e un po’ perché una professoressa si è quasi immolata: «Insegnanti, bidelli e dirigente scolastica sono dei veri gioielli - dice - hanno un senso della responsabilità non comune e spesso fanno di più rispetto a ciò a cui sono tenuti. I bidelli fanno da transenne. Andrebbero tutti premiati per ciò che fanno».
Il racconto parte dall’inizio, da quando Claudia stessa in quella scuola ci andava. «Entravo dalla porta principale, dove ora c’è l’ufficio della Tari. Quest’anno, si è partiti con due accessi secondo norme anti-Covid: quello appena detto e quello per raggiungere Arpat, dove prima c’era il Mascagni per interderci, dove c’è il cancello più vicino all’Attias. Mezze classi entravano da una parte, l’altra metà, dall’altra. I genitori hanno firmato un foglio che fa declinare ogni responsabilità della scuola quando i ragazzi sono usciti dal cancello. Del resto, non è come alle elementari che aspettano il genitore altrimenti il bimbo non esce. Mi trovai, quel giorno, a prendere mia figlia, a piedi. Dalla strada, con tutti quei figlioli attorno, entrò a velocità non consona un’auto di una dipendente comunale. Non fosse stato per una insegnante di musica, la professoressa Verdi che agì da scudo, tirando la bimba un pochino indietro, le gomme le avrebbero schiacciato i piedi. Dietro a quel primo mezzo, c’era una macchina con a bordo il comandante della polizia provinciale, Maurizio Trusendi, che andò subito a scusarsi con la nostra dirigente scolastica, Rita Moretti. Fu l’ultimo giorno, in cui ha funzionato l’entrata/uscita dal quel cancello. I permessi “straordinari” per il Covid fu considerato che ormai venivano meno e tutti ora passano dalla porta principale. Come un tempo».
Il problema però di grande assembramento, non è scomparso. «Ora i ragazzi non sono più distribuiti su due fronti, ma sono raggruppati in un punto solo. Tutti in mezzo di strada. Prima o poi, succede qualcosa di grave».
Carnieri, che è anche rappresentante di classe, sa che anche la precedente dirigente scolastica, Teresa Cini, aveva chiesto, senza successo, la presenza di polizia municipale a disciplinare il traffico. «Sarebbe questione di poca cosa. Basterebbe un vigile per un quarto d’ora sia in entrata che in uscita. Trenta minuti di dissuasione alle alte velocità e all’indisciplina stradale, a tutela dei nostri ragazzi. Non chiedo troppo, in fondo, no?».
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