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Slot, ma quanto mi costi? A Livorno il gioco è la tassa sulla speranza - I dati

di Mauro Zucchelli
Slot, ma quanto mi costi? A Livorno il gioco è la tassa sulla speranza - I dati

Per macchinette, lotto e “grattini” oltre 220 milioni all’anno. Spendiamo più che per auto, moto, pc, telefonini, tv e mobili

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LIVORNO.  Sotto un cielo da tempesta biblica, Stefano Santomauro “divora” un gratta e vinci dopo l’altro: l’urlo liberatorio è il gol della vincita. Ma la battuta fulminante del comico livornese, quando arriva? Quel che fa capolino invece è un’ironia amara come il fiele e improvvisa quanto una sberla: l’inquadratura del trionfo si allarga ed ecco che il “vincitore” in cima, tutto solo, a una montagna di milioni di miliardi di “grattini” che gli hanno rovinato l’esistenza. «Quando la vita è un gioco, è in gioco la vita», dice lo slogan del video girato dai Licaoni per Regione e Asl così da lanciare l’aiuto a chi si sente stretto nella morsa del gioco patologico (con i centri di ascolto di via Impastato o dell’associazione San Benedetto di via dell’Industria o al Servizio Asl di via Scali 11).

In realtà, il gratta e vinci è solo una fetta del problema: c’è una sfilza di dipendenze che comprendono le macchinette mangiasoldi, le lotterie, le scommesse nello sport. A riportare alla ribalta delle cronache questo problema sociale è il racconto in un’aula di giustizia: un uomo finito dentro un ingranaggio di usura per via delle slot, che gli mangiavano una moneta dopo l’altra, e poi ancora e ancora…

È solo guardando all’insieme dell’arcipelago del gioco d’azzardo che storie come questa possono provare a uscire dalla disperazione. In un anno, nella sola città di Livorno, questo disagio “brucia” risparmi per più di duecento milioni di euro: 222,5 milioni nel 2019, l’ultima annata per la quale l’Agenzia Dogane Monopoli ha pubblicato in un dossier di 1.448 pagine il dettaglio delle spese per ognuno dei municipi del Bel Paese.

Gratta e vinci, che babele

Il grosso è dato dalle macchinette: in quell’anno le slot hanno divorato 77,2 milioni e quasi altrettanto (71,1 milioni) le videolottery. Senza dimenticare i “grattini”: ce ne sono di 45 tipi in questo momento (da 500special a Crucijolly, da Speedcash al Miliardario Mega). E non è una sorpresa visto che l’Italia è il Paese che ne ha il record, è made in Italy un grattino su cinque esistente nel mondo. Pure il Bingo vale in città 6 milioni di giocate, il lotto quasi il doppio (11,9).

E nel periodo successivo? Inizialmente l’effetto choc del Covid e la difficoltà di superare le ristrettezze del chiusure hanno fatto scendere in modo netto questa montagna di soldi spesi per sfamare il “bisogno” ossessivo di giocare. Non è più così: non c’è ancora la ripartizione a livello di singola città ma il bollettino statistico trimestrale di settore segnala che nella primavera scorsa il gettito derivante dagli apparecchi di intrattenimento è raddoppiato rispetto al trimestre precedente e comunque balzando su standard ben al di sopra di dodici mesi prima. Segno che dopo la pandemia tanti livornesi hanno ripreso la vecchia abitudine di sfinirsi alle slot.

Non è tutto: il coronavirus ha spinto a isolarsi nel gioco online. È ancor più sfuggente: al punto che si stima adesso abbia sorpassato il gioco con il grattino o la macchinetta fisica, risulta sia attorno al 60% di questa galassia.

Chi vince è il banco

Giocando, ovviamente si vince anche. Ma sempre facendo la fortuna del banco: nella nostra provincia, secondo i dati ufficiali dell’agenzia governativa, nell’ultimo anno analizzato i giochi d’azzardo non-online hanno raccolto nella nostra provincia 405 milioni di euro di spesa riconoscendo 306 milioni di vincite. Con una differenza di quasi cento milioni, dunque: qualcosa del genere è accaduto a Pisa (419,7 milioni giocati, quasi 320 vinti). Complessivamente in tutta la nostra regione c’è più di un miliardo di euro di differenza fra quel che si è bruciato sull’altare del gioco e quel che è stato vinto.

Per avere un’idea delle cifre che stiamo maneggiando: la cifra giocata nei nostri territori – 405 milioni di euro in tutta la provincia, 222,5 milioni nella sola città capoluogo – è al di sopra di qualsiasi tassa, eccettuato il totale dell’Irpef pagata dagli oltre 90mila contribuenti labronici. Quell’ammontare è quasi quanto tutto l’imponibile Irpef dichiarato nel 2021 nella nostra città come redditi da fabbricati (77 milioni), più i redditi da lavoro autonomo (70,3 milioni) e da partecipazione (80,2 milioni). E se togliamo le vincite dal conto delle giocate così da aver quanto ci si rimette in concreto, ecco che siamo nell’ordine dei 99 milioni di euro su scala provinciale e di 52 milioni a Livorno città: ben oltre il gettito della tassa rifiuti, ad esempio.

Ma niente più del confronto con i dati dell’Osservatorio Findomestic dice quanto pesa il gioco d’azzardo sulle nostre vite: le cifre del dossier riferiscono che in provincia di Livorno si spendono in un anno 115 milioni per le auto nuove e 84 milioni per quelle usate più 21 milioni per moto e scooter. Tutto questo vale la metà di quanto viene giocato fra grattini, slot e lotterie. Per arrivare a tutto l'iceberg di quattrini bruciato nella brama di gioco in un anno dai livornesi, provincia compresa, bisogna mettere accanto alla spesa per i veicoli, anche quella per computer domestici, tv, hi-fi, elettrodomestici, mobili e telefonini. Una enormità.

È la “tassa sulla speranza”: quanto più bassa è la fiducia nella propria possibilità di avere in mano le sorti del proprio destino tanto più alta è la probabilità che ci si affidi alla dea bendata perché si sente che non c’è nessuna chance di una rivendicazione collettiva o comunque di avere “giustizia” tramite partiti, sindacati, aziende o istituzioni. Vabbè che alla slot c’è la possibilità di veder venire giù il “premio” di qualche spicciolo (che tornerà subito nella “mangiasoldi”), ma al SuperEnalotto la probabilità di vincere con 6 punti è una su 622 milioni (e col 5 più uno è una su 103 milioni), col Winforlife il punteggio top è probabile in un caso su 1,8 milioni, nel Crucijolly la vincita massima è in un caso su 7 milioni...

Gioco scaccia gioco

E tuttavia non siamo disarmati e arresi. L’Asl (col Distretto di Salviano e con il Servizio D), l’associazione San Benedetto, la Svs: ecco una rete che aiuta chi vuol uscirne. Con una esperienza-pilota che ha fatto scuola in Italia: sotto la regia del maestro di scacchi Andrea Raiano è decollato il progetto “Gioco scaccia gioco”. Vuoi giocare? Benissimo, dama e scacchi sono la miglior medicina per allenare la mente e allontanare i fantasmi della ludopatia.l

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