Gioco
Spaccio a Livorno, il questore: «Arresti complicati dalle norme e grossi problemi coi rimpatri»
Il punto di Roberto Massucci: «Nessuna espulsione col no al tampone»
Livorno Droga in centro, ma anche spaccate e crimini commessi da giovani e giovanissimi. Mala movida e bombe carta. Perché «Livorno ha varie zone, ciascuna delle quali ha le sue problematiche». A fare il punto sulla situazione sicurezza in città è il questore di Livorno Roberto Massucci.
Signor questore, 21 segnalazioni Youpol di spaccio in sei mesi in piazza Garibaldi, 3 in piazza Venti. Son tante o sono poche? Come sono interpretabili questi dati?
«In alcuni casi molte e in altri poche. Sicuramente ci danno un’idea della collaborazione da parte dei cittadini»
Una delle frasi spesso pronunciate da chi assiste alla compravendita di droga sotto casa sua è questa: “La polizia sa chi sono gli spacciatori, perché non li prende?”
«È vero che spesso sappiamo chi commette il reato, ma cucirgli addosso un sistema di prove che regga in sede processuale è una cosa differente. Poi c’è il tema della normativa antidroga che rende complicati gli arresti. Mi piacerebbe, d’altra parte, che le persone arrestate fossero rimaste in galera di più».
Se dice che lo sapete, chi sono gli spacciatori a Livorno?
«Lo spaccio ha una nazionalità prevalente: quella tunisina. In quest’ambito servono norme più chiare nel punire chi commette reati connessi alla droga e quindi una maggior paura delle conseguenze. Inoltre gli stranieri che delinquono devono tornare a casa. Ma noi abbiamo grandi difficoltà. Allo stato attuale se uno si rifiuta di fare il tampone, per esempio, non può essere avviato al procedimento d’espulsione»
Un’altra criticità segnalata ultimamente riguarda la presenza delle esplosioni notturne. Le persone, specialmente in Venezia, sentono botti fortissimi e sostengono si tratti di bombe carta. Sono bombe carta?
«Sono grossi petardi»
Chi li lancia? Vi siete fatti un’idea?
«Abbiamo capito da dove vengono, ma non siamo riusciti ad attribuire la responsabilità»
Perché li lanciano?
«Se dovessi usare una parola per qualificare questo fenomeno parlerei di goliardia»
Che però creano allarme sociale
«C’è da fare, in generale, una riflessione a tutto tondo»
Cioè?
«Per esempio i reati che riguardano i ragazzi (arresti e denunce) sono aumentati dell’80 per cento rispetto agli anni 2018 e 2019. Non so se c’era più sommerso prima o se adesso c’è più attenzione da parte delle forze dell’ordine. Ma di certo ci sono dei cattivi comportamenti giovanili, che tra le altre cose, trovano un riflesso anche allo stadio. C’è un problema di comportamenti giovanili e di giovani negli stadi»
C’è anche chi ha lanciato dei sassi contro il bus dei tifosi del Grosseto dopo la partita. Di chi è opera un gesto del genere?
«Sicuramente è stata un’azione pianificata e stiamo monitorando un gruppo di persone. Per ora non abbiamo elementi per attribuire il fatto a qualcuno ma siamo sicuri che sono loro e presenteremo il conto a questo gruppo. E se qualcuno si chiede se è una minaccia rispondo sì, è una minaccia»
Conto da presentare anche a chi compie spaccate nei negozi?
«Abbiamo fatto diversi arresti e rispetto al 2018 i numeri dei furti nei negozi sono in calo. Si passa dai 225 ai 186. Anche se mi rendo conto che i dati non influiscono sulla percezione della sicurezza. Dalla geolocalizzazione dei reati, comunque, emerge che mentre prima venivano prese di mira le grandi aziende adesso c’è il fenomeno, concentrato nelle zone centrali, di colpi con spaccata. Questo aspetto tira in ballo esigenze di collaborazione tra le istituzioni di polizia e imprenditori»
Ma tanti negozi hanno già le telecamere.
«Abbiamo fatto una rilevazione su tutta via Grande. Abbiamo visitato oltre 80 attività commerciali ed è risultato che il 70 per cento di loro non ha alcuna protezione. Ora, visto che via Grande deve essere oggetto di una ristrutturazione urbanistica, forse questa potrebbe essere l’occasione per un ragionamento sulla messa in sicurezza di via Grande. Serve un meccanismo di collaborazione».l
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