Gioco
Il ruggito che si sentiva fino in città. Gigi Balla e le noccioline a Dolly
C’erano una volta gabbie e voliere: continua dal Parterre il viaggio del Tirreno. Mandate le vostre foto e i vostri ricordi a cronacalivorno@iltirreno.it
Eravamo bambini negli anni Sessanta e Settanta e non erano ancora maturi i tempi per sostenere che gli animali dovevano stare liberi e non in gabbia. Però quando varcavamo i cancelli del Parterre o quando, secondo che vento tirava, il ruggito del leone arrivava fino in piazza Magenta, percepivamo qualcosa di ingiusto, di inquietante, di innaturale. Ma era un attimo, una sensazione fugace. Perché poi il mondo del Parterre era un mondo speciale con quegli odori pungenti, i rumori, le voliere d’altri tempi, Dolly la scimmia storica (c’era prima di Bingo) che salutava quando le tiravi le noccioline, le “scimmie col culo rosso” e persino la brutta parola era sdoganata di fronte a quella famiglia rinchiusa in un buco grande poco più di uno scatolone che saltava dietro le sbarre in una disperata parodia di vita vera.
Bello pavone bello si gridava, sperando che facesse la ruota e quando il lama ci sputava addosso fingevamo disgusto.
I nonni, più che i genitori, ci portavano al Parterre, si compravano sacchetti di seme, noccioline e lupini da lanciare nelle gabbie, e i poveri animali prigionieri si esibivano per noi.
A liberarli da questa umiliazione sarebbe per fortuna arrivato il progresso, Quark che i leoni ce li faceva vedere senza farli prigionieri, la cultura animalista. Lasciandoci bei ricordi, quell’odore nel naso, ma nessun rimpianto.
Quando il Parterre andava in tv
Ora la gabbia del leone è vuota e ci sono solo le palme, la vecchia voliera è deserta, la grande vasca dove incredibilmente stavano gli orsi è tornata alla sua originaria funzione ed è ridiventata una fontana. Ma l’ex Parterre, che ora si chiama Parco Pertini, conserva ancora la memoria di quello che è stato dagli anni Trenta in poi (fino alla “rivoluzione” degli anni Novanta) , un giardino zoologico piccolo ma importante.
Soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando la sua storia si legò a quella di Angelo Lombardi, “L’amico degli animali”della tv in bianco e nero che aveva la passione per gli animali esotici e che proprio al Parterre faceva riferimento quando c’era da piazzare qualche esemplare in transito.
E la memoria di quello che è stato il parco Pertini, che ora ospita animali da cortile, galline e anatre, non è solo nelle vecchie gabbie che ora sembra impossibile abbiano potuto accogliere intere famiglie di animali ma anche nei ricordi e nell’esperienza di chi la storia più recente del Parterre l’ha vissuta e gestita.
Roberto Ceccarini è stato a lungo direttore del giardino zoologico oltre che responsabile delle aree verdi, ha seguito tutta l’operazione di “riconversione” del parco e i vecchi ospiti dello zoo li ricorda tutti, così come le loro particolarità, i loro nomi. «Quello che vediamo oggi è il risultato finale del progetto al quale abbiamo lavorato per molti anni – spiega. L’idea era quella di non annullare completamente il rapporto tra parco e animali, eliminando ovviamente la presenza di esemplari esotici che era diventata improponibile, e quindi c’è stato tutto il lavoro di ricollocamento in ambienti più idonei, facendo invece del guardino una piccola fattoria».
Nel parco, che nasce in realtà come “giardino romantico” su progetto dell’architetto Pasquale Poccianti nel 1830, già a partire dagli anni Novanta cominciano ad andarsene scimmie e orsi, poi arrivarono galline faraone, anatre e conigli.
I conigli però non ci sono più. «La gente abbandonava quelli che magari aveva comprato e poi non voleva più tenere – spiega ancora Ceccarini -, la situazione era ingestibile, così quelli che c’erano, e erano diventati tantissimi, sono stati affidati ad un’associazione specializzata nella loro tutela».
La vocazione del parco Pertini resta comunque legata alla presenza degli animali e dei bambini.
Qui si svolgono le iniziative legate alla natura come “La giornata della lentezza” con la presenza di asini e pony, qui i più piccoli possono comunque entrare in contatto con il mondo animale. «E anche con il ripristino della fontana – spiega Ceccarini – abbiano cercato di ricostruire l’atmosfera del parco alle sue origini, l’atmosfera di un giardino romantico».
Gigi Balla
“La mia mamma mi portava a vedere Gigiballa, era un orso che ballava perché un dente gli doleva, E balla ancora Gigiballa!”. È struggente la canzone di Bobo Rondelli dedicata a uno dei “personaggi” cult del Parterre che è entrato a far parte dei ricordi infantili di tantissimi livornesi, l’orso confinato in quella vasca che a vederla ora, trasformata in fontana, sembra impossibile possa avere ospitato orsi bruni nati per ben altri ambienti. “E la gente applaudiva e nessuno accorreva” dice ancora Bobo, che commentando questo suo amarcord parla di demenza degli adulti «ed è per questo che non sono mai cresciuto». Per Gigiballa (l’ultimo della stirpe, perché il nome se lo tramandavano di generazione in generazione) e per la sua famiglia (erano nati anche due cuccioli) l’incubo è finito agli inizi degli anni Novanta, quando sono stati trasferiti nella riserva naturale dell’Orecchiella. Il vecchio Gigiballa è morto nel 2007, a 33 anni. I cuccioli che furono trasferiti insieme a lui scorrazzano ancora all’Orecchiella.
Il leone Miki e la tragedia
Fu una notizia, una terribile notizia, che fece il giro del mondo e che accelerò ulteriormente quel “processo di dismissione degli animali” che comunque era nell’aria, perché il Parterre era uno zoo ormai vecchio e anacronistico, lontano mille miglia dai nuovi standard occidentali in fatto di ricovero e tutela degli animali esotici. Il leone Miki, sette anni, di proprietà di Jhonny Parker, uno dei volti più noti di Videomusic (la prima tv italiana tutta musicale che aveva sede al Ciocco) era stato ospitato al Parterre in base a un accordo con il Comune. La mattina del 17 ottobre del 1991 Miki da animale prigioniero si trasforma in predatore assassino. La vittima è un ragazzo di vent’anni, MassimilianoPellicone, impiegato nella ditta che aveva l’incarico di pulire le gabbie. Un cancello socchiuso, il leone libero e affamato, una zampata, una sola, mortale. Il ragazzo a terra, morto quasi sul colpo e il leone in fuga. Lo fermeranno, per sempre, le mitragliette di poliziotti e carabinieri.
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