Sicurezza
Le case popolari sempre più minimarket della droga
Livorno: liberato un nuovo alloggio di spacciatori dopo quello dove è morto Denny Magina. Raspanti: «Novanta gli appartamenti “sfondati”, ma ne sgomberiamo due a settimana»
LIVORNO. Le case popolari minimarket della droga. Occupate dagli spacciatori per vendere hashish e cocaina ai livornesi. Dopo la tragedia costata la vita a Denny Magina – il ventinovenne morto nell’agosto scorso dopo essere precipitato da un alloggio popolare abitato abusivamente da tunisini alla Guglia – una nuova operazione della polizia municipale, alla Rosa, ha reso nuovamente attuale un’emergenza non più isolata ai quartieri nord. Quella dello spaccio all’interno del patrimonio di Casalp. Gli agenti della polizia giudiziaria di palazzo civico, infatti, si sono presentati nell’edificio di via Machiavelli in borghese, denunciando due giovani tunisini e trovando loro droga, 50 euro in banconote false e addirittura munizioni.
«90 CASE SFONDATE»
Sarebbero 90, secondo l’ultimo bilancio del Comune, gli alloggi sfondati e occupati. Un numero che sta diminuendo settimana dopo settimana, dato che la polizia municipale sta proseguendo negli sgomberi, l’ultimo due giorni fa. La settimana prima, oltre all’alloggio di via Machiavelli, era stato liberato anche un appartamento occupato da cinque nomadi nella zona della stazione. Sarebbero invece 293 gli alloggi occupanti abusivamente in generale, considerando anche chi non ne ha diritto ed è moroso. «Ogni settimana – conferma l’assessore alla casa, Andrea Raspanti – ne sgomberiamo due e li proteggiamo con allarmi e grate. Bisogna considerare che a causa del Covid, per moltissima parte della nostra consiliatura, gli sfratti sono rimasti fermi. Dal giugno dell’anno scorso, quando sono ripresi, abbiamo liberato 75 case. C’è un sistema di regime di controllo che sta funzionando, ma è chiaro che dobbiamo scontare questo periodo in cui non siamo potuti intervenire». Le case liberate in attesa di essere assegnate, invece, sono 246: molte devono essere ancora rimesse in sesto per poi procedere nello scorrimento della graduatoria. Non c’è un quartiere dove ve ne sono di più o di meno, il fenomeno spazia dai quartieri nord come la Guglia, Corea e Shangai alla Rosa, la Leccia e la stazione. Il Comune, tamponando i soldi non più sufficienti di Stato e Regione, ha investito altri 220.000 euro per ristrutturare il patrimonio pubblico, che si aggiungono ai 580.000 già stanziati: «Spero che la Regione ci aiuti con altre risorse», confida l’assessore.
LO SPACCIO
«Lo spaccio – prosegue Raspanti – è un fenomeno che ha trovato spazi nelle aree della città meno presidiate. Questo è indubbio, ma non è prerogativa solo dell’Erp, perché si spaccia anche in zone dove non ci sono case popolari e il tema è piuttosto la concentrazione di persone in condizioni di marginalità e l’Erp per come era concepito nel secondo scorso (grandi complessi con tante persone in difficoltà) è un ambiente vulnerabile. Su questo – è la ricetta dell’assessore – dobbiamo lavorare garantendo presidi sociali nelle zone più a rischio. E sulla prevenzione del consumo, che è un fenomeno di cui si parla troppo poco, l’altra faccia della medaglia dello spaccio, un fenomeno che però riguarda molte più persone di quelle che spacciano. Il contrasto al crimine interessa più direttamente le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria, che però dovrebbero poter contare su norme più stringenti».
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