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La denuncia del presidente di Ali Livorno: «A Ematologia mancano letti, pazienti costretti a emigrare»

di Gian Ugo Berti
La denuncia del presidente di Ali Livorno: «A Ematologia mancano letti, pazienti costretti a emigrare»

Baldi ne ha parlato col vice presidente della Regione, Stefano Scaramelli. «Non è accettabile che si continui così cinque posti soli sui dieci previsti. Più volte abbiamo espresso la nostra viva preoccupazione all’Asl»

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Livorno I malati di leucemia e di altri tumori del sangue non trovano posto nel reparto di Ematologia e devono essere trasferiti in quelli di Medicina Generale dell’ospedale o essere ricoverati in altri presidi della provincia.
L’allarme arriva da Alessandro Baldi, presidente dell’Ail Livorno, l’associazione italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, ed è tanto più grave ora che – come si può leggere a fianco – la Medicina rischia di perdere altri letti se i malati di Covid ricoverati aumenteranno. «È una realtà critica che va avanti da alcuni anni e non si vede via d’uscita – dice Baldi –. Sulla carta, i posti letto dovrebbero essere dieci. In realtà ne sono disponibili soltanto cinque». Baldi ne ha parlato anche a Firenze con il vice presidente della Regione, Stefano Scaramelli.

«Non è accettabile – ha sottolineato Baldi - che si continui così. Più volte abbiamo espresso la nostra viva preoccupazione all’Asl, però non sono mai state intraprese soluzioni concrete. Il disagio di pazienti e familiari appare notevole. È un problema di tanti, analoghi reparti in Toscana, ma per noi sono importanti soprattutto la dignità e la sicurezza del malato. Ci auguriamo, quindi, che la Regione Toscana prenda solleciti provvedimenti per sanare lo stato delle cose. Ne vanno anche l’immagine e la funzionalità del nostro nosocomio».

Intanto sul piano medico continuano ad arrivare novità nelle terapie contro i tumori del sangue. In particolare sulle “mielodisplasie”, sempre più frequenti negli anziani. Se ne è parlato a Roma nel convegno nazionale Ail: per cause tossiche, infettive, farmacologiche ed ambientali, c’è un calo di globuli rossi (anemia), bianchi (meno difese immunitarie) e piastrine (alterazione della coagulazione del sangue). Ogni anno, in città e provincia si registrano una sessantina di casi. Ma con una popolazione che vede crescere l’età media, le prospettive non sono confortanti.

Secondo Enrico Capochiani, direttore dell’Unità Operativa di Ematologia, «i pazienti perdono autonomia, hanno bisogno di supporti assistenziali più intensi, sono chiamati a frequentare con regolarità le strutture ospedaliere, ad essere bisognosi di cure specifiche e terapia di supporto, con un impegno (dei familiari e delle strutture sanitarie) progressivamente maggiore. Inoltre, una parte tende a peggiorare sino ad uno stato di vera leucemia».

«Oggi sappiamo quali sono i difetti più frequenti e come danneggiano la produzione del midollo osseo – continua il primario –. Sono errori – spiega - che hanno una base molecolare nel Dna delle cellule midollari. Ma quell’errore può essere utilizzato a nostro vantaggio perché il difetto diventa un potenziale bersaglio con i nuovi farmaci biologici che stanno iniziando a cambiare la storia di queste malattie. Ma ci vuole una convergenza d’ interessi ».

«Una prevenzione capillare (molti pazienti iniziano a manifestare segni in fase precoce, ma non sempre sono ben interpretati), un supporto familiare e sociale ben definito (con il coinvolgimento del volontariato sociale), strutture assistenziali con risorse adeguate a far fronte alla crescita di casi e alla complessità degli stessi ed un sistema che metta queste risorse in rete, sono fondamentali – aggiunge Capochiani –. Abbiamo bisogno di un sistema d’assistenza diffuso e multidisciplinare ed un sistema di diagnostica all’avanguardia. Ora ciò è possibile. Le dimensioni della casistica che seguiamo a Livorno e nel resto dell’azienda sanitaria - precisa il medico - si integrano con la capacità d’offrire un supporto diagnostico sofisticato e innovativo che ci offre l’azienda universitaria di Pisa e la sua unità operativa d’Ematologia. Abbiamo scoperto, e lo confermiamo quotidianamente, che la complementarietà delle strutture sanitarie, la loro capacità di dialogo, la loro interconnessione, consentono di superare molti limiti – conclude - ed offrire la miglior terapia al maggior numero possibile di pazienti». l


 

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