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«Sul nuovo ospedale di Livorno non ci fermiamo»: votato il via libera all’ex Pirelli
In consiglio la protesta a suon di cartelli di opposizioni e comitato. E c’è chi lancia al sindaco la sfida di un altro referendum (consultivo)
LIVORNO. C’era da aspettarselo, dopo che il collegio di garanzia ha bocciato il referendum: ieri il dibattito in consiglio comunale sul nuovo ospedale si è trasformato in un campo di battaglia. Molti volti del comitato che aveva proposto la consultazione popolare sono arrivati con cartelli e cartelloni. E anche i consiglieri di opposizione, tutti ad accezione della capogruppo di Potere al popolo, sono rimasti a lungo in piedi con un foglio di protesta (“Giù le mani da Pertini e ospedale”), costringendo presidente e segretario comunale a chiamare in causa il regolamento che vieta di farlo. È stato l’antipasto di una lunga seduta che alla fine, passate le 21, ha visto tutta la maggioranza adottare la variante al regolamento urbanistico necessaria per fare il nuovo ospedale tra il viale Alfieri e l’ex Parterre, mentre M5S, consiglieri del gruppo misto e Fdi hanno abbandonato l’aula al momento del voto, Lega e Bl hanno votato no e Pap si è astenuto.
La sostanza della modifica urbanistica la ricorda in apertura l’assessora Silvia Viviani: l’area dell’attuale-vecchio ospedale resta a servizi sociosanitari, ex Pirelli e pista di pattinaggio diventano entrambe aree a servizi anziché a verde pubblico, la parte dei padiglioni da demolire diventa a verde, via della Meridiana viene allungata fino a via Gramsci, con la conseguente trasformazione a viabilità dei tratti interessati. «Il verde pubblico aumenta», risponde subito Viviani a chi dal pubblico e dalle opposizioni protesta per la «distruzione del parco». Poi ricorda che la variante in discussione è un «atto dovuto perché previsto dall’accordo di programma con la Asl», che intanto ha bandito il concorso milionario di progettazione. E «sarà comunque sottoposta alle osservazioni dei cittadini, quindi alla partecipazione». «Come è stato per l’ospedale?», controbattono dal pubblico.
È a questo punto che l’ex leghista Costanza Vaccaro (gruppo misto), che ha presentato con altri l’esposto in Procura, mette sul suo arco una inaspettata freccia: referendum consultivo. «Tolga il consiglio da questo impasse, sindaco, si impegni per un referendum consultivo». Che per chi non lo sapesse può essere richiesto direttamente dal consiglio comunale, purché siano favorevoli almeno i due terzi. Ma il regolamento (articolo 67) dice anche che la proposta – ammesso che la maggioranza la voti – dovrebbe comunque tornare dal collegio di garanzia, lo stesso che ha già bocciato il primo tentativo…
Su uno dei cartelli esposti in fondo alla sala da Daria Faggi (Otu) si legge: «Questa è una sanatoria, non una variante». E anche la capogruppo M5S Stella Sorgente parte da lì: «Questa variante è uno scempio per la nostra città. È una sanatoria. Perché si va a fare un’operazione portandola in consiglio, ben sapendo che la Asl ha già avviato un costosissimo concorso di progettazione sulla base di un diritto di superficie gratuito e a tempo indeterminato che le è stato dato per quelle aree». E «perché non si può uscire dall’accordo di programma del 2020, secondo il collegio di garanzia, quando nel 2018 fu fatto?». «Con un referendum – aggiunge – ci sarebbe stata una campagna che avrebbe dato modo a tutti di esprimersi. Ora una delle vie purtroppo da percorrere è in altre sedi, non politiche, al Tar».
Nei banchi più a destra Andrea Romiti (Fdi) parla di passo che «calpesta il diritto sull’urbanistica e le regole sulla partecipazione». E tra i tanti temi tocca anche quello del rio Riseccoli: «Ai cittadini dello stadio abbiamo detto che si devono stombare i fiumi per forza, invece ora che si parla dell’ospedale salta fuori che il Riseccoli può stare tombato. Noi sosterremo il comitato se deve fare ricorso al Tar, continuiamo a combattere». Per Carlo Ghiozzi (Lega) «si viene a completare l’opera di smantellamento dell’ospedale messa in atto negli anni dalla Asl, si va a trasformare il nostro ospedale in un poliambulatorio di quartiere» e «si distrugge anche un parco». Si rivolge a Luca Salvetti: «Sindaco, di cosa ha paura? Abbia il coraggio di fare un referendum consultivo, la sfidiamo politicamente». «Presenteremo la delibera per farlo, voglio vedere se voterete contro», insiste Vaccaro.
Duro per Salvetti l’intervento di Valentina Barale (Bl): «Nessuno di noi è contrario alla realizzazione di un nuovo ospedale» ma «a Luglio 2019 depositammo una mozione che fu votata a maggioranza e che chiedeva una forte apertura alla partecipazione della città, memori dei decenni precedenti. Decenni nei quali non si è stati in grado di dare ai livornesi una nuova struttura. Evidentemente il modello Livorno non esiste, esiste un sindaco che non ha la tessera del Pd ma si è appiattito sulle posizioni del Pd. La mozione è stata disattesa, l’amministrazione ha avviato un percorso partecipativo quando ormai i giochi erano fatti. Continuate ad affidarvi a una Asl a trazione Pd che ha distrutto la sanità livornese. E noi continueremo la nostra lotta».
Merita di essere chiarita la posizione di Aurora Trotta (Pap), diversa da quella degli altri consiglieri di opposizione: «Noi votammo a favore della delibera che dette inizio al percorso dell’ospedale perché crediamo in una sanità pubblica da valorizzare. Sugli aspetti urbanistici c’è da fare una riflessione più ponderata, ma un bene pubblico non può prescindere da una struttura come l’ospedale». Quindi: terremo alta la guardia su tutte le procedure, ma «la sostanza della necessità di un nuovo presidio non è in discussione».
Non ci sta il capogruppo Pd Paolo Fenzi: «Distruggiamo la città? Il sindaco è animato da furia distruttrice modello Attila? Suvvia, si rispettino le altre forze politiche». Fenzi mette qualche puntino sulle ì: «Con il vecchio accordo di programma firmato in era 5 Stelle sarebbe andato giù il nono padiglione (malattie infettive), menomale non è accaduto visto il covid» e, soprattutto, «per costruire il nuovo monoblocco il parco Pertini sarebbe stato un’area di cantiere per anni», ora invece «la soluzione dell’ex Pirelli garantisce la continuità ospedaliera». In più «noi siamo attenti a far sì che l’area verde aumenti, fino a 78mila metri quadri». Il segretario Pd Federico Mirabelli detta una linea che non lascia spazio a interpretazioni: «La città ha bisogno di un ospedale nuovo e rispettando le regole andremo avanti su questa strada, poi ci misureremo nel 2024 quando i livornesi voteranno il sindaco». Evidenzia che «è un investimento pubblico che rafforzerà la sanità pubblica, non possiamo più stare con un ospedale fatiscente». E alle opposizioni: sulla decisione del collegio di garanzia, chiedendo le dimissioni di chi ha votato contro, «hanno avuto una reazione scomposta, assurda, quando si svolgono ruoli terzi ci deve essere autonomia dai partiti, non imbarazzi, fanno come quelli che quando perdono portano via il pallone».
Tra i consiglieri Dem c’è anche Francesca Pritoni, che nel 2010 era dall’altra parte della barricata, come promotrice del referendum contro l’ospedale a Montenero: questa volta per lei «siamo di fronte a un’occasione da non perdere», perché l’area è quella dell’attuale presidio e perché «non c’è il vulnus del project financing, l’investimento è tutto pubblico». E fa arrabbiare le opposizioni quando parla di «pagliacciate dei cartelli che mi hanno messa in imbarazzo, sono azioni che confondono i cittadini invece di chiarire il contenuto vero di operazioni così importanti». Enrico Bianchi, medico, sentenzia: «Se si qui si sta a ragionare dell’altro, i soldi li dirottano su Pisa». Tra i tanti interventi in maggioranza ne citiamo uno che sì, è per «dare massima fiducia all’assessora Viviani» e dire che l’ospedale attuale meriterebbe una «pensione di invalidità e accompagnamento», ma anche per fare un po’ di critica. È del consigliere Daniele Tornar: «Bisogna fare di più su partecipazione e informazione dei cittadini» e «su quello che decide la Asl della sanità livornese ci sarà da fare un grosso ragionamento…».
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