Il Tirreno

Livorno

Una serata di festa

Livorno, Martina torna a casa tra applausi e striscioni: «Non vedo l’ora di abbracciare la mia bambina» – Video

di Claudia Guarino
Livorno, Martina torna a casa tra applausi e striscioni: «Non vedo l’ora di abbracciare la mia bambina» – Video

La giovane mamma è salva dopo l’aneurisma in gravidanza. La famiglia: «Siamo stati un mese in apnea»

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LIVORNO. Un sorriso che nasconde un mondo intero. Il suo. E quello della piccola Aurora. Un mondo di dolore, di pericolo scampato, di emozioni. Di nascita e di rinascita. Un mondo che si plasma di una gioia commossa. «Non vedo l’ora di abbracciare la mia bambina», l’ha ripetuto più volte, agli amici. Perché Martina, la sua piccola, non ha potuto ancora stringerla tra le braccia: è stata subito ricoverata al Santa Chiara. E ha rischiato di non poterlo fare mai.


L’aneurisma in gravidanza, l’arresto cardiaco, il trasporto in ospedale. Il parto cesareo d’urgenza, la Rianimazione e la lotta, giorno dopo giorno. Poi il trasferimento in Ginecologia. Nel pianto di ogni bambino cercava quello della sua. E, finalmente, la dimissione da viale Alfieri.

«Forza Martina e Aurora, continuate a combattere». È lo striscione che ieri ha accolto la giovane neo-mamma al ritorno a casa, in via Adriana. L’hanno preparato amici e parenti insieme a un tavolo ricco di fiori e di pasticcini. «Bentornata. Forza».

È l’abbraccio più caldo in una fresca serata di fine ottobre. Sono le 21 quando Martina arriva, accompagnata in auto dal marito Matteo e dalla mamma. Scende dalla macchina e in un attimo la tensione dei mesi addietro si scioglie in lacrime che sanno di vita. I palloncini colorati sistemati al di sopra della via si muovono accarezzati dal vento. In quel momento suonano le campane della chiesa in fondo alla strada.

Lei è lì, in mezzo agli altri. Affaticata. Ma è stata peggio nei giorni scorsi, è il caso di dirlo.

Il suo arrivo è accompagnato dall’applauso caloroso di chi ha aspettato questo momento per più di 40 giorni. Quaranta lunghissimi giorni. Di paura e apprensione. Quaranta giorni di speranza. Fatti di attese e di sguardi rubati. «Martina, Martina, Martina», gridano adesso familiari e amici. Con tutto il fiato che hanno nei polmoni.

Lo fanno ripensando a quel maledetto giorno. Il 14 settembre. Quando Martina ha partorito con un cesareo d’urgenza la sua bimba, mentre era in arresto cardiaco dopo un aneurisma alla quarantesima settimana di gravidanza. Ma adesso la giovane mamma livornese è lì, a casa sua. Viva e tra i suoi affetti, aspettando solo di poter abbracciare la sua Aurora, per adesso osservata solo dentro le fotografie. Non l’ha ancora vista ma in quest’ultimo mese ha lottato insieme a lei. Giorno dopo giorno. Tenendole idealmente la mano. È commossa, Martina, dall’accoglienza ricevuta. Ringrazia con lo sguardo, velato di lacrime, che fa capolino da sopra la mascherina nera che le copre il volto.

Ora è il tempo dei brindisi e dei sorrisi. Dei cuori che si abbracciano attraverso sguardi felici. Di spumanti che si stappano e di pasticcini da gustare tutti insieme, fianco a fianco.

C’è ancora strada da fare. C’è la riabilitazione, per esempio. E il cuore di Martina adesso è tutto per la sua piccola Aurora, ancora ricoverata al Santa Chiara di Pisa.

«Siamo stati un mese in apnea», dice babbo Massimiliano mentre guarda il telefono. Aspetta il messaggio di chi è con Martina all’ospedale. Poi, intorno alle 21, eccolo. «Stiamo arrivando». E il volto è scosso dall’emozione. Una di quelle più grandi. Difficile anche darle un nome. Poi abbraccia sua figlia. Che adesso, finalmente, è di nuovo a casa.

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