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Via Roma, quante biciclette viaggiano controsenso: «Così arrivo a casa prima per pranzo»

di Flavio Lombardi
Via Roma, quante biciclette viaggiano controsenso: «Così arrivo a casa prima per pranzo»

Sembra che sulle due ruote valga tutto, è un via-vai di mezzi da multare: massaie con le sporte della spesa attaccate al manubrio, una donna di mezza età pedala a tutta forza

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LIVORNO. Non c’è praticamente una via in cui, a Livorno, non accada di trovare, nell’arco della giornata, qualcuno che in bici percorra la strada circolando controsenso. Cioè marciare ove v’è un’unica direzione consentita. Rischiando, chiaramente, la multa per circolazione in senso vietato. Diverso (spesso si tende a far confusione) dal dire contromano. Che significa invece, trovarsi su una carreggiata a due corsie e procedere sulla opposta a quella che si deve percorrere.

Riscontrato un bel via vai in via dell’Olmo, una strada praticamente dirimpetto al Tirreno, notando che dal viale Carducci si taglia per sbucare direttamente sull’Aurelia (e non si può fare), ci si sposta in via Roma. C’è il senso unico anche lì, e da piazza Attias non si può accedere. Eppure, è un continuo. Massaie con le sporte della spesa attaccate al manubrio, una donna di mezza età, và come una locomotiva mentre dalle sue spalle sbucano delle tavolette messe “per ritto” dentro un cestino al portapacchi posteriore. Se le avesse perse, chissà il disastro. E, siccome, siamo ad un orario in cui anche gli uffici chiudono, non manca qualche donna con abbigliamento più curato e con scarpa tacco 12. Imitata da qualche collega maschio, in casual ricercato e con pashmina che magari fa pure chic, ma non ancora consona alla stagione. Una “utenza” sui 45 anni, nessun giovanissimo.

La missione

La missione è quella di riuscire a fermare qualcuno e farsi spiegare il motivo per il quale passano da lì. Se consapevoli, oppure semplicemente pensano che in fin dei conti il mezzo che conducono non occupa troppo spazio e che facendo attenzione credono di non rappresentare un pericolo per loro stessi e soprattutto per gli altri.

Al primo tentativo, il cronista è efficace come se avesse il potere di una divisa rafforzato da una paletta. Ci presentiamo, mentre Nicoletta, una giovane donna non livornese ma che abita da anni nella nostra città, ammette subito la colpa, regala un sorriso mentre allarga le braccia. «Sono in pausa pranzo e per raggiungere casa, passando di qui, riesco a guadagnare minuti preziosi. Uso la bici perché si inquina meno, ma cerco di pedalare il meno tempo che posso». Più di una persona, al nostro tentativo di interrompere la sua marcia e forse pensando al classico venditore di sòle, ha fatto il gesto che non ha bisogno di essere troppo interpretato di quando si vuol mandare il nostro prossimo a quel paese. Si cambia tattica: “Scusi, sono del Tirreno, posso farle una domanda?”. Non attacca. Intanto, in pochi minuti ,un paio passano belli belli, con aria un po’ distratta come quando si chiacchiera seduti sul divano. All’orecchio il cellulare, argomenti dibattuti dalle poche parole rubate, inconfondibilmente da salotto. Roba di cui si potrebbe parlare arrivati a casa, pensando nel frattempo ad avere una guida almeno ben più salda con le due mani sul manubrio.

Riusciamo a intercettare infine Lucia. Anche lei, ovviamente, nega il permesso di una foto in primo piano. Ma forse, averle spiegato che a breve potrebbe arrivare il giro di vite per ridurre sensibilmente questa abitudine, fa il suo effetto. «A dire il vero, ho anche letto il giornale stamani (ieri, ndr) ed ho pensato che in effetti noi livornesi siamo un po’ particolari. E in effetti, bisognerebbe cercare di essere un po’ tutti più disciplinati. Da domani, proverò a fare il normale percorso senza passare più da qui. In fondo, sono 500 metri in più e rischiare una multa, o peggio ancora di fare un incidente, non ne vale la pena».l
 

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