Il Tirreno

Livorno

Sanità

Nuovo ospedale a Livorno: «Il referendum era inammissibile, chi chiede dimissioni sta su Marte»

di Giulio Corsi
Nuovo ospedale a Livorno: «Il referendum era inammissibile, chi chiede dimissioni sta su Marte»

L’ex presidente del Collegio di garanzia: «Nessun dubbio sulla bocciatura». E spiega perché ha deciso di fare un passo indietro 

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. L’avvocato Nicola Bibbiani era il presidente del Collegio di garanzia che una settimana fa ha dichiarato inammissibile il referendum contro l’ospedale al Parco Pertini. Era, poiché il giorno dopo la decisione si è dimesso, “per evitare ogni imbarazzo al mio partito”, ha spiegato in una lettera al sindaco e al presidente del consiglio comunale, riferendosi alla sua appartenenza a Fratelli d’Italia (che con M5s, BL e Lega aveva appoggiato il referendum).

Bibbiani, alle opposizioni non bastano le sue dimissioni. Dopo la non ammissibilità del referendum hanno chiesto che se ne vadano tutti i membri che hanno votato contro. Cosa ne pensa?

«È lana caprina. Se il Collegio deve dimettersi perché ha preso una decisione su una materia di sua competenza, allora è inutile che ci sia un collegio. Se avessimo detto sì al referendum saremmo stati tutti bravi?».

Lei si è dimesso…

«Se non avessi ricoperto la carica di vice responsabile regionale del dipartimento giustizia di Fratelli d’Italia e fossi stato un semplice tesserato non avrei lasciato».

Perché ha deciso di fare un passo indietro?

«Per togliere il mio partito da ogni imbarazzo».

In che senso?

«Nel senso di lasciarli liberi di fare le mosse che dovevano essere fatte».

È stato inviato a dimettersi da qualche esponente di Fdi?

«Assolutamente no. Il mio gesto non nasce da una richiesta del partito: l’ho fatto per il partito, per lasciarli liberi di fare la loro battaglia».

Anche facendo ricorso alla decisione che ha preso lei: Romiti ha detto che cercherà fondi per aiutare il comitato ad arrivare al Tar…

«Le mie dimissioni sono conseguenza del fatto che sono coscienzioso. Mi dimetto perché sono rappresentante di un partito contrario all’ospedale. Se possono impugnare la nostra decisione lo facciano».

Ha dei dubbi sulla decisione che avete assunto?

«No, dal punto di vista giuridico non c’erano dubbi, il referendum non poteva essere ammesso».

Eppure il Collegio si è spaccato: tre voti per la non ammissibilità, uno contrario e un astenuto…

«Ripeto: non ci sono ombre di dubbi sulla inammissibilità. Il Comune avrebbe subito grossi danni».

Ha votato contro la sua convinzione politica…

«La domanda che avevamo davanti era se si poteva ammettere o meno il referendum ai sensi dell’articolo 66 dello Statuto Comunale. Noi ci siamo limitati a dire sì o no. Non siamo entrati nel merito perché non era nostro compito. Va spiegato ai cittadini, ai consiglieri comunali e ai politici: il Collegio ha risposto a una questione esclusivamente tecnica».

Le opposizioni dovrebbero saperlo: il ruolo di arbitro tecnico e imparziale rappresenta l’essenza del Collegio. Perché chiedono le dimissioni?

«Chi chiede le dimissioni sembra che venga da Marte. Non siamo un organismo politico, siamo tecnici. Non siamo entrati nel merito, ma abbiamo giudicato ai sensi dell’articolo 66».

Le indiscrezioni trapelate prima della decisione parlavano di 4 membri del Collegio contro il referendum e uno a favore. Poi il quadro è cambiato.

«L’astensione di un membro ci ha messo in difficoltà. Se ci fosse stata unanimità (o quasi) ci sarebbero stati meno problemi, le opposizioni si sarebbe scatenate meno, ma comunque non avrebbero accettato la decisione, lo sapevo».

Le dimissioni su una questione tecnica suonano un po’ strane…

«L’astensione ci ha spiazzato. Il collega chiedeva altro tempo e altri documenti, gli ho detto che avevamo già tutto il materiale per giudicare e di tempo ce n’eravamo preso. Però io dico: se ci fossimo astenuti tutti? Che sarebbe successo? Se devo temere l’ira funesta di coloro ai quali non sta bene la decisione del Collegio di garanzia, allora andiamo tutti a casa».

Tornando indietro cambierebbe qualcosa nelle sue scelte?

«No. Rivoterei contro il referendum e mi dimetterei».

Poteva andarsene prima e lasciare il cerino in mano ad altri…

«La questione va al di là della politica: per comodità avrei potuto dimettermi prima, ma ho voluto assumermi le responsabilità che questo ruolo comporta».

È vero che dal partito non le è arrivata neanche una telefonata prima della decisione?

«Nessuno mi ha chiamato mai, non ho avuto la minima pressione, sennò avrei fatto casino. Il partito non è mai intervenuto in quel che ho fatto, né per l’inceneritore, né ora».

Lei è quello che probabilmente esce meglio da questa storia, lo sa…

«So che nessuno l’avrebbe fatto, altri si sarebbero dimessi prima. Tra l’altro andarmene mi è dispiaciuto. Lo facevo con passione e ripsetto per l’istituzione. Sa che non abbiamo neanche un gettone, tutto a titolo gratuito?».

Il coordinatore del suo partito Giacomo Lensi si è un po’ lamentato di non essere stato avvertito…

«Perché avrei dovuto farlo? Mica mi sono dimesso da Fratelli d’Italia. Lensi non è nessuno per il Collegio di garanzia. Che gli dovevo dire? Non mi ha messo lì Lensi, mi ha votato il consiglio comunale dopo che il direttivo di Fdi aveva proposto la mia candidatura».

E Romiti l’ha sentito?

«Sì mi ha detto che avevo fatto un gesto ottimo e importante».

Dal Comune una telefonata l’ha ricevuta?

«Mi ha chiamato il presidente del consiglio comunale Caruso, dicendomi di aver apprezzato quel che ho fatto».

Salvetti?

«Mai sentito».

Si aspettava un grazie?

«Sì. Mi poteva chiamare o poteva fare tre righe. Ma non l’ho fatto per avere la benedizione del sindaco, non è grave».

Qualcuno tra le opposizioni ha evidenziato che nel 2010 c’era una situazione simile, ma il referendum sull’ospedale a Montenero fu fatto.

«Nel 2010 non c’ero. Non posso giudicare per quella che fu la situazione 12 anni fa, è un parallelo che si fa male. Noi abbiamo giudicato in base agli atti che avevamo, le assicuro che ci siamo documentati e non si poteva ammettere il referendum sulla base di quel che dice lo Statuto». l

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web