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Paolino, il “Ragazzaccio” torna in sala: il suo nuovo film racconta i bulli

di Claudio Marmugi
Paolino, il “Ragazzaccio” torna in sala: il suo nuovo film racconta i bulli

Ecco l’ultimo lavoro di Ruffini con un supercast, da Ghini a Beppe Fiorello. La pellicola è stata presentata in anteprima, fuori concorso, al “Giffoni Film Festival”

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LIVORNO. Paolino Ruffini è cresciuto. L’ex “ragazzaccio” (classe 1978) dei doppiaggi in livornese del “Nido del Cuculo” e delle regie di commedie leggere pensate per il pubblico giovanile di “Colorado” come “Fuga di cervelli” (2013) e “Tutto molto bello” (2014), negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di crescita cinematografica notevole, regalando al pubblico due docu-film toccanti e pluripremiati quali “Up & Down – Un film normale” (2018) sulla disabilità filtrata attraverso l’attività teatrale dei “Mayor Von Frinzius” di Lamberto Giannini e “Perdutamente” (2021) sul dolore causato dall’Alzheimer.

Non è meno impegnato il suo nuovo progetto cinematografico, “Ragazzaccio”, in uscita il 3 novembre (il 5 novembre alle 21.30 sarà proiettato al Cinema “4 Mori” di Livorno alla presenza del regista), storia di “un bullo” in pandemia, commedia drammatica interpretata dal bravo Alessandro Bisegna, già visto in “Tapirulàn” di Claudia Gerini.

Ruffini, che non compare nel film come attore, si avvale di un cast da urlo, capitanato da tre autentici fuoriclasse del nostro cinema: Giuseppe Fiorello, Massimo Ghini e Sabrina Impacciatore. Il primo, nei panni di un professore di letteratura anticonvenzionale e moderno, gli altri nel complicato ruolo dei genitori di questo ragazzo difficile, Mattia, che proverà a redimersi attraverso l’amore. “Perché l’amore”, parafrasando la frase di lancio dell’opera, “fortunatamente, è ancora il virus più contagioso in circolazione”.

«Ragazzaccio nasce durante il primo Lockdown, ma non parla del Covid», spiega Ruffini. «Il film parla di qualcosa che succede parallelamente all’insinuarsi e all’esplodere della pandemia. Parla di come un bullo – e più in generale i ragazzi delle scuole superiori – abbiano vissuto questa sorta di reclusione forzata, e della portata enorme che tutto questo ha avuto su di loro».

Probabilmente è il primo film che racconta davvero quello che è successo e passato per la mente degli studenti italiani durante l’assurdo e angosciante periodo delle “bare di Bergamo”, quando il terrore per l’ignoto si mescolava all’obbligo di non uscire di casa, di non andare a scuola e di non frequentare gli amici.

Il film è stato presentato in anteprima, fuori concorso, al “Giffoni Film Festival”, uno dei festival più famosi e acclamati del mondo per la cinematografia destinata ai ragazzi. Lì, Ruffini, ha più volte sottolineato che «l’incidenza psicologica di questa reclusione forzata non l’abbiamo ancora compresa, dobbiamo ancora scoprirla».

Il film ha le musiche della livornese Claudia Campolongo (ex moglie di Ruffini, anche attrice nel film), di Gianluca Sambataro e contiene una bella canzone originale di Francesco Sarcina (“Le Vibrazioni”) dal titolo “Ragazzaccio”. Paolo, un diploma di maturità classica alle spalle e una laurea in regia televisiva e pubblicitaria, dedica il film a «quelli come lui», a tutti i ragazzi che a scuola venivano continuamente sbattuti fuori, «perché i veri danni – aggiunge – si fanno quando sei fuori, non quando sei dentro».

Resta che il ragazzo impertinente della saga di “Io Doppio”, dalla battuta sempre pronta e delle grandissime capacità di improvvisazione, di strada ne ha fatta davvero tanta, ritrovandosi, a soli 44 anni, ad essere un oggetto quasi unico nel contesto dello spettacolo italiano, avendo rivestito in venticinque anni di carriera, praticamente, qualsiasi ruolo artistico: attore di film di cassetta per Carlo Vanzina, Neri Parenti e Fausto Brizzi; regista di film propri; sceneggiatore; autore televisivo; showman e attore teatrale; conduttore e presentatore; scrittore, autore di romanzi; documentarista; doppiatore. Vien da dire, fossero tutti così i ragazzacci del mondo.


 

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