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Mascagni, l'aumento di stipendio di Voleri diventa un caso: «Serve maggiore sobrietà»

Mascagni, l'aumento di stipendio di Voleri diventa un caso: «Serve maggiore sobrietà»

Sorgente (M5S) all’attacco sulla storia del compenso al direttore: «Talvolta sembra proprio che non si comprenda la difficile situazione economico-sociale che la città sta vivendo»

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LIVORNO. Si accendono le polemiche sul compenso del direttore artistico del Mascagni Festival, Marco Voleri, che come raccontato ieri dal Tirreno ha chiesto un raddoppio del compenso, da 20mila a 40mila euro lordi all’anno. Raddoppio che è stato stoppato dal cda della Fondazione Goldoni, che previa verifica del revisore dei conti, alla fine ha comunque contro-proposto un aumento di 10mila euro annui.

«Mi sembrano ridicole e fuori contesto – interviene la capogruppo ed ex sindaca M5S, Stella Sorgente – le diatribe fra sindaco e Pd sul compenso del direttore del Festival Mascagni. Talvolta sembra proprio che non si comprenda la difficile situazione economico-sociale che la città sta vivendo, con un caro bollette che sta gettando molte famiglie e imprese sul lastrico. Nonché le difficoltà di molte attività culturali». «Il direttore – continua – ha richiesto, in tale contesto, il raddoppio del suo compenso da 20mila a 40mila euro annui e gli è stato concesso un aumento a 30mila, come misura di compromesso. La giustificazione sarebbe il grandissimo lavoro svolto, che si è riusciti a trovare (forse) 30mila euro di Fondo unico per lo spettacolo dal ministero (l’equivalente di quanto andrà a prendere lo stesso direttore!) e che 20mila euro erano pochissimi per un festival che inizialmente ha realizzato 5 spettacoli (4mila euro di direzione artistica a spettacolo?) mentre nell’ultima edizione avrebbe realizzato ben 28 date, inclusi alcuni tour internazionali».

«Senza voler mettere in discussione la qualità del lavoro svolto dal direttore del Mascagni Festival – polemizza – farei sommessamente notare, come termine di paragone, che il direttore artistico del Festival Pucciniano (che mette in scena opere liriche tutta l’estate, più svariate attività invernali) prende di 45mila euro annui. In più, il Festival Pucciniano (che arriverà nel 2023 alla sua 69esima edizione) prende oltre 500mila euro annui dal ministero. Se volessimo quindi usare il Fus come criterio, il direttore artistico del Festival Pucciniano Giorgio Battistelli (compositore di fama internazionale) dovrebbe prendere mezzo milione».

L’ultimo passaggio è guardando all’era a 5 Stelle: «Tralascio poi l’incauto paragone fra lo stipendio di Marco Leone, come ormai ex direttore generale della Fondazione Goldoni, e quello del direttore artistico del Festival Mascagni, perché sarebbe come mescolare mele e pere. Non c’è bisogno che stia a spiegare la differenza fra la direzione generale di un teatro di tradizione con la direzione artistica di un neonato festival che mette in piedi alcuni concerti. Basti solo sapere che il direttore generale della Fondazione a Torre del Lago ha un compenso di 120mila euro». E chiude: «Chiediamo al sindaco di scendere sul pianeta terra e di valutare la situazione in cui versa la città, oltre che di farsi guidare, come giustamente richiede il resto del cda, da quanto avranno da dire i revisori dei conti». Perché «le parole d’ordine in momenti come questo dovrebbero essere prudenza, sobrietà e adeguatezza».
 

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