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Mascagni Festival, cresce lo stipendio del direttore

di Juna Goti
Uno dei concerti organizzati alla Terrazza in occasione del Mascagni Festival
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Uno dei concerti organizzati alla Terrazza in occasione del Mascagni Festival

Ma il cda blocca il raddoppio chiesto da Voleri

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LIVORNO. Il compenso del direttore artistico del Mascagni Festival, Marco Voleri, crescerà: passerà da 20mila a 30mila euro lordi all’anno. Ma non sarà raddoppiato, ipotesi che oggi si viene a sapere essere stata nell’aria: il consiglio di amministrazione della Fondazione Goldoni ha infatti frenato la richiesta che gli era stata fatta in prima battuta da Voleri, mettendo alla fine sul piatto – pardon, sul palco – la controproposta. Non un raddoppio da 20mila a 40mila euro, appunto, ma una via di mezzo, 30mila lordi all’anno. Per un contratto che c’è da immaginare in questa fase sarà rinnovato per un paio di anni, fino alla fine del mandato dell’attuale amministrazione comunale, considerando il carattere fiduciario dell’incarico.

Partiamo da qui, dalle note finali, per raccontare uno spartito che al Goldoni ha iniziato ad essere scritto in una delicata riunione del cda della Fondazione del teatro convocato pochi giorni fa, lunedì. È in quella sede che si è discusso anche del rinnovo del contratto di Voleri, il tenore che nel 2020 è stato incaricato dal sindaco di guidare il neonato festival dedicato a Mascagni, arrivato la scorsa estate alla terza edizione.

È il sindaco a presiedere il consiglio di amministrazione, ed è lui a dire alla fine che «il lavoro di Voleri è riconosciuto sia nella quantità che nella qualità», che «il festival ha portato la città in prima pagina», che «eravamo già d’accordo che un iniziale compenso molto limitato potesse arrivare a crescere, anche in considerazione dei fondi del ministero che gradualmente arriveranno» (per ora dal Fondo unico dello spettacolo, che dopo i tre anni canonici ha aperto le porte al festival, dovrebbero arrivare circa 30mila euro). Quindi «riteniamo che un adeguamento ci debba essere»: «Lui ha fatto una richiesta che il cda ha valutato non adeguata in questa fase, formulando una controproposta, in modo da continuare in maniera proficua il lavoro insieme». Non teme, il sindaco, forse il più favorevole all’aumento, le polemiche politiche, anche in casa sua? Domanda d’obbligo, visto che le allora opposizioni si scatenarono quando in era 5 Stelle il compenso del direttore generale Marco Leone quasi raddoppiò, in quel caso – va detto – passando da 36mila a 68mila euro lordi all’anno (tra l’altro il rapporto di lavoro con Leone scadrà proprio a fine dicembre). «Sulle nomine – ribatte Luca Salvetti – la politica non c’entra. Qui c’entra il lavoro: la qualità e il riconoscimento del lavoro che fanno le persone. Io non ho scelto Marco Voleri perché era del Pd, ma perché se ne intendeva e aveva il progetto in testa».

Dall’altra parte anche Voleri risponde che «il mio lavoro è sotto gli occhi di tutti, il festival si è trasformato da un evento di cinque date a un evento di 28». Ricorda che nell’ultima edizione sono stati coinvolti più di 600 artisti, superati i 15mila spettatori, «siamo andati in Portogallo, in Israele...». Poi il concorso per voci mascagnane e la Mascagni Academy. «Sono soddisfatto – ripete – è stato un lavoro bello e faticoso, il compenso iniziale non inquadrava il lavoro enorme fatto, ce lo siamo sempre detti». La richiesta di aumento? «Chi lavora – risponde – deve essere pagato, lo dico con la ragionevolezza e la serenità di chi ha accettato la scommessa non pensando ai soldi ma alla città. Una scommessa fino a oggi vinta, ma c’è da lavorare ancora tanto, tanto, tanto».

Intanto, però, dovrà essere il revisori dei conti a pronunciarsi. Lo ha chiesto chiaramente il resto del cda, di cui – come si legge sul sito – fanno parte Francesca Ricci, Massimo Favilli, Tommaso Ferraro e l’assessora Viola Ferroni. Un passaggio necessario visto che il Mascagni Festival (che incassa tra bonus e biglietti circa 41mila euro, a fronte di un investimento di più di 287mila) è un dipartimento della Fondazione Goldoni, che come minimo nei prossimi mesi dovrà fare i conti con un aumento importante dei costi per l’energia. La parola d’ordine è quindi prudenza.

 

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