Gioco
Livorno verso i nuovi consigli di zona. Saranno le circoscrizioni 4.0
Approvato il regolamento: voto agli stranieri, destra insorge
Livorno Il percorso è stato lungo e anche il dibattito, ieri, è andato avanti fino a tarda sera, tra richieste di modifica e discussioni politiche. Ma salvo intoppi in corsa, fra tre mesi – nelle intenzioni del Comune «tra gennaio e febbraio» – i residenti dei diversi quartieri potranno eleggere con un clic i loro consigli di zona. Una sorta di circoscrizioni 4.0 dopo che le circoscrizioni, quelle vere, sono state abolite nel 2014.
Ieri sera il consiglio comunale ha discusso e approvato il regolamento che disciplina il funzionamento di questi nuovi organismi di partecipazione decentrata. Che, è bene ricordarlo, avranno poteri consultivi e propositivi e non deliberativi: insomma, non decideranno autonomamente cosa si può fare nei quartieri e non potranno spendere direttamente risorse pubbliche (dal M5S hanno chiesto un maggiore impegno sul fronte del bilancio partecipato, ma per ora i budget messi a disposizione del decentramento saranno gestiti dal Comune). Potranno comunque fare da collegamento tra il territorio e l’istituzione, fare proposte per migliorare la vita dei rioni, essere «organismi di aggregazione e partecipazione popolare, fondati sull’attività volontaristica», «espressione dei cittadini residenti nel quartiere o impegnati in attività economiche, sociali e associative».
Per dirla con le parole della vicesindaca con delega alla partecipazione, Libera Camici: «Non esistono obblighi di legge dopo l’abolizione delle circoscrizioni, ma ci siamo resi conto che cancellarle ha portato a un vuoto significativo in termini di partecipazione». Tradotto: è venuto meno «un collegamento importante tra cittadini e amministrazione». Ecco perché «questo per me è un regalo alla città e allo stesso Comune, un’occasione per riallacciare un rapporto duraturo, istituzionalizzato» con le anime del territorio.
In estrema sintesi: gli organismi saranno sette, si va dal consiglio di zona 1 che comprende Corea, La Cigna, Porta a Terra, Shangai, Sorgenti, Bastia-Fiorentina e Torretta, al consiglio di zona 7 per Quercianella. I consiglieri andranno da un minimo di tre a un massimo di 17, dipende dal numero di abitanti della zona. Saranno eletti ogni cinque anni con un clic dal computer di casa o da postazioni mobili da piazzare nei quartieri. Non immaginatevi le vecchie liste con i simboli di partito: chi vorrà farsi avanti (sostenuto da almeno 25 elettori residenti) entrerà a fare parte di un listone per ogni zona, con un meccanismo che dovrà garantire la presenza in consiglio ad almeno un rappresentante (il più votato) per ogni quartiere. Non sono previsti compensi né rimborsi. Votano e possono essere votati anche i sedicenni. E si possono esprimere due preferenze, per un uomo e per una donna. Potranno votare i cittadini italiani e comunitari (residenti o impegnati per lavoro o per motivi di carattere sociale e sportivo nella zona). E potranno votare anche gli «stranieri non comunitari», purché siano «residenti in Italia da almeno cinque anni».
È su questo punto che già alla vigilia della discussione in consiglio è andato in scena lo scontro con le forze di destra, Fdi e Lega, che hanno annunciato che non avrebbero votato il regolamento. «Crediamo negli organismi decentrati, ed è normale che abbiano un piccolo margine di spesa e di decisione, per esempio per proporre parchi o piazze da riqualificare», premette prima del dibattito Andrea Romiti (Fdi): «Se però diamo un voto a chi la Costituzione prevede che non lo abbia, diamo la possibilità di decidere come spendere risorse pubbliche a persone che non possono averla. Così si vanno a creare dei meri organi consultivi che non saranno mai convocati». Nel corso del dibattito userà poi parole durissime Alessandro Perini (Lega) scatenando le reazioni dei colleghi degli altri partiti di sinistra e centrosinistra: «Date il voto agli spacciatori di piazza Garibaldi e agli zingari che occupano le case».
Parole molte lontane da quelle che in mattinata, parlando con il Tirreno, ha usato la vicesindaca: «Si parla di organismi di partecipazione, che devono fare da ponte tra i territori e l’amministrazione, e gli extracomunitari sono parte integrante della città, lavorano, hanno bambini che vanno a scuola. Sono persone che vivono qui, perché non dovrebbero avere voce in capitolo?». «Ovviamente – sottolinea – per votare dovranno godere dei diritti elettorali, quindi essere in regola».
I consigli di zona non si riuniranno nelle vecchie circoscrizioni, destinate ad altro, chiuse o occupate. Il Comune sta cercando altre sedi già attive, per esempio centri anziani o sociali. Saranno chiamati a contribuire all’organizzazione dei “dialoghi con i quartieri”, ovvero «incontri tra la giunta, i consiglieri comunali e i cittadini» e due “consigli comunali dei quartieri” all’anno, dove i temi saranno decisi con la conferenza dei presidenti.
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