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Rio Maggiore da stombare in via Toti: «Lavori fermi da due mesi»

di Claudia Guarino
Rio Maggiore da stombare in via Toti: «Lavori fermi da due mesi»

In zona stadio cantieri già allestiti. Le recinzioni sono su da luglio.La Regione: «Si inizia a novembre, lo stop per indagini sugli ordigni»

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Livorno I pini sono stati abbattuti. I nastri arancioni sono stati sistemati. Gli operai hanno preparato i macchinari. «Ma poi si è tutto fermato e non sappiamo per quale motivo. Nel frattempo noi residenti abitiamo in mezzo a un cantiere». Francesca Corrias vive in una palazzina a ridosso del tratto di rio Maggiore che sarà stombato. «I lavori sarebbero dovuti ripartire a fine estate, il 29 agosto. Ma per adesso è tutto fermo». Dalla Regione fanno d’altra parte sapere che lo stop è dovuto alle indagini per il rinvenimento di eventuali residuati bellici. Esami che, nel complesso, richiederebbero tempo. Spiegazione che non convince fino in fondo i residenti, già dubbiosi sull’impianto complessivo del piano di stombamento del rio Maggiore nella zona dello stadio. Ma andiamo con ordine.

Il cantiere

In via Toti, via Rodocanacchi e zone limitrofe gli operai della ditta incaricata – la Intile Giuseppe – hanno cominciato ad allestire il cantiere per lo stombamento del rio nel luglio scorso. In quell’occasione furono abbattuti diversi pini, cosa che non piacque ai residenti, e ci fu una pulizia complessiva della zona.

«Inoltre – fanno sapere dalla Regione – in via prudenziale è stato posizionato un sistema di monitoraggio per il controllo di eventuali effetti che le lavorazioni possono indurre sui fabbricati presenti, al fine di evitare eventuali future problematiche per i cittadini». Cittadini che sono piuttosto preoccupati per il futuro. «Accettiamo di fare grossi sacrifici se servono per diminuire il rischio idraulico – dice Corrias, che fa parte insieme ad altre famiglie del comitato Rio Maggiore –. Ma anche con lo stombamento rimane il problema collo di bottiglia alla foce, che potrebbe portare comunque l’acqua a esondare in città in caso di alluvione». E oltre all’incertezza del futuro si somma quella per il presente perché i residenti degli operai al lavoro hanno perso le tracce da un bel pezzo.

Ricerca ordigni

«A fine agosto la ditta è venuta con un paio di mezzi, ma non funzionavano. Ci hanno intossicati con il gas di scarico, ma poi non hanno iniziato gli interventi. Abbiamo chiesto il perché e ci hanno parlato delle rilevazioni per cercare eventuali ordigni bellici inesplosi, che comunque avevano riferito avrebbero fatto entro la fine di luglio. Quindi non capiamo perché serva tutto questo tempo».

La ditta incaricata dei lavori, contattata dal Tirreno, si è limitata a dire che gli interventi riprenderanno a breve. Mentre la Regione, competente sul tema attraverso il Genio Civile, fa sapere che «ripulita l'area, come previsto dal programma dei lavori, sono state eseguite le indagini preliminari previste in progetto per la valutazione del rischio di ritrovamento di residuati bellici. Solo a seguito dei risultati di tali indagini risulta possibile procedere con l'esecuzione dei lavori». Le indagini, dunque, sarebbero state effettuate.

«Si riparte a novembre»

«Hanno dato esito favorevole – fanno sapere dalla Regione –. Attualmente è in corso la redazione della relativa documentazione e si prevede la ripresa dei lavori entro l'inizio del mese di novembre». In pratica, dunque, l’iter per valutare il rischio di ritrovamento di residuati bellici avrebbe richiesto oltre due mesi di tempo. E per il momento la zona di cantiere all’altezza di via Toti si presenta così com’era alla fine di luglio. Vedremo adesso cosa succederà all’inizio di novembre.l

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