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No al referendum sul nuovo ospedale, rabbia comitato: «Democrazia calpestata, andremo dal prefetto»
La decisione del Collegio di garanzia lascia veleni sulla vicenda. Ma il referente anticipa che non faranno ricorso al Tar: «Costa troppo»
Livorno Non la manda a dire, l’architetto Leonardo Bertelli, portavoce del comitato per il no all’ospedale parco Pertini: «Calpestati i valori della democrazia. E per un eventuale ricorso al Tar, si fa leva sulla difficoltà economica a cui si andrebbe incontro, da cittadini comuni».
Mercoeldì 19 ottobre, si è già tenuta una prima riunione del coordinamento, alla quale ne farà seguito un’altra nei prossimi giorni, questa volta del comitato referendario. Sono allo studio delle iniziative comunque di protesta. «Volevo anche pubblicamente ringraziare il vostro giornale - riprende Bertelli - che ci ha informati della decisione. Il collegio o l’amministrazione, non hanno avuto il buongusto nè di consultarci mentre parlavano di queste cose, peraltro atto previsto dal regolamento, né di darci poi ufficialmente una risposta. L’abbiamo scoperto leggendo il Tirreno...».
L’inammissibiltà del referendum decisa dal Collegio di garanzia lascia veleni sulla vicenda. L’architetto, procede con la sua analisi. «Il Collegio non ha lavorato in ordine al diritto e in ordine al regolamento e allo statuto del comune di Livorno. Che elenca una serie di ragioni per cui non possono essere intrapresi referendum che si occupano di materie di competenza comunale. E loro, non hanno lavorato su quello. L’eventuale perdita di denaro, è tesi priva di senso. Non si dovevano occupare di questa faccenda, non hanno nessuna competenza su questo argomento. A parte che non è vero, dovevano invece decidere sulla cosiddetta irrevocabilità di azioni compiute dal comune in favore di terzi; l’irrevocabilità negli atti amministrativi, non esiste. L’irrevocabilità o meno rappresenta una garanzia per la stessa amministrazione. Per fare un esempio, nel precedente referendum per l’ospedale di Montenero, l’Asl aveva giustamente messo una serie di protezioni nel bando, per cui, alla fine dell’operazione, arrivata addirittura all’assegnazione provvisoria, si è potuto tornare indietro senza rimetterci niente. Se guardiamo il bando di gara per la progettazione, ci sono tre o quattro passaggi che dicono che l’Asl può in qualsiasi momento, se succedono alcune cose, recedere dall’assegnazione. Cioè, non portare avanti l’incarico. Ci sono insomma garanzie sulla revocabilità. Il collegio, occupandosi di questo argomento, non aveva motivo di rigettare la possibilità del referendum. Non si può neppure dare per scontato che il referendum andava nella direzione da noi auspicata. Era una semplice consultazione. Che è stata rifiutata. Rilevo una serie di irregolarità. E perché noi dobbiamo rispettare il regolamento e lo statuto e il collegio no? Avevano 30 giorni per rispondere. Ne hanno impiegati 75. Si è proceduto in modo non congruo e che richiede un intervento correttivo. Vediamo adesso in che maniera si può agire. Lo ripeto: con questa modalità, si approfitta della debolezza dell’avversario. Siamo un comitato di cittadini, non abbiamo soldi da buttar via, a parte fare qualche volantino. Personalmente, sono quindi contrario ad intraprendere la strada del tribunale amministrativo. Costosa per le nostre tasche. La situazione è brutta». Si tratta, alla fine di uno sfogo che finisce lì? «Boh, qualcuno dice che si possa ricorrere al prefetto, vediamo se esiste una base giuridica per questo passo. Forse arriveremo al difensore regionale».l
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