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La chiesa degli olandesi al Comune di Livorno: «Così potrà sistemarla e riaprirla»

La chiesa degli olandesi al Comune di Livorno: «Così potrà sistemarla e riaprirla»

La proposta della Congregazione per salvare l’antico edificio sul Fosso Reale. Il paradosso per un edifico rovinato dall’incuria è che i bombardamenti della seconda guerra mondiale invece risparmiarono la struttura

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Livorno Chissà se fu la maledizione dell’olandese volante a far crollare una trentina di anni fa proprio sugli Scali degli Olandesi parte del terrapieno del Fosso Reale la cui ricostruzione in calcestruzzo non si è mai intonata alla Chiesa che a sua volta di crolli interni nel corso degli anni ne ha subiti molti.

Ma forse potrebbe essere ad una svolta la storia del tempio: «Abbiamo proposto al Comune di Livorno – ci racconta Ennio Weatherford storico responsabile della congregazione Olandese Alemanna – di accettare la donazione da parte, della congregazione stessa, della chiesa sperando così, nel caso di un consenso da parte dell’amministrazione, che l’edificio possa esser ristrutturato e di conseguenza aperto al culto e alle visite».
Weatherford dice di aver avanzato la «decentissima proposta» circa due mesi fa e di non aver avuto ancora riposte. Certo i bilanci dei comuni sono quelli che sono ma chissà...

La storia

La storia del tempio è lunga ed è ovviamente parallela a quella della nazione olandese alemanna, una delle “famiglie” straniere che si trasferirono nella nostra città. Nel diciassettesimo secolo la comunità, inizialmente cattolica, aveva un proprio altare nella chiesa della Madonna nell’omonima via. Poi diventarono calvinisti e si rese necessario trovare una nuova sede che fu individuata in via del Consiglio, la via ripristinata da pochi anni e che si trova proprio dentro il Palazzo Comunale per sfociare sugli Scali Finocchietti. Infine dove è ora grazie a un idea dell’architetto Dario Giacomelli. I lavori iniziarono nel 1862 e finirono due anni dopo.

I due sfregi

Il paradosso per un edifico rovinato dall’incuria è che i bombardamenti della seconda guerra mondiale invece risparmiarono la chiesa. Qualcuno però pensò bene di rubare l’organo. Per la sua splendida acustica la chiesa ospitò nel 1949 un concerto del celebre chitarrista acustico Andres Segovia. Un ulteriore sfregio: l’abside fu smantellato per far spazio ad un palazzo, a cui oggi la chiesa è attaccata.

La ricostruzione tentata

Con il Duemila grazie all’impegno della congregazione furono apportati lavori che però non riuscirono a risolvere strutturalmente la situazione della chiesa. Poi ci fu addirittura la “maledizione” del crollo del terrapieno dicui parlavamo prima. Negli anni più recenti, grazie anche all’interesse del Fai che non ha mai mancato di inserire il restauro della chiesa tra le opere più importanti da realizzare nel nostro paese, ebbe luogo un primo intervento di recupero. Il Lions Club dette una grande mano e furono raccolti centomila euro per consentire la messa in sicurezza della facciata, la ricostruzione della sala del Concistoro, il ripristino dello scolo delle acque meteoriche e la chiusura di alcune profonde lesioni che correvano sui prospetti laterali. Questo permise nel 2016 una parziale riapertura della chiesa. Per gli appassionati d’arte la chiesa è in stile neogotico con la facciata con tre rosoni uno floreale, due fiammeggianti. L’interno è una vasta aula a forma rettangolare preceduta da una “cantoria” posta sopra il vestibolo d’ingresso e chiusa mediante una grande abside circolare.

Fra pochi giorni il quattrocentenario della nascita della congregazione olandese alemanna. Chissà che il Comune non le faccia un bel regalo di compleanno... l

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di Redazione web