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Il vescovo di Livorno contro il "gender”: «L’ideologia che annulla l’umanità»

Il vescovo di Livorno contro il "gender”: «L’ideologia che annulla l’umanità»

Il religioso si schiera anche apertamente in contrasto con la cosiddetta “cancel culture”. L’occasione gliela dà l'ordinazione diaconale di Enyell Moreno in duomo: seminarista di 35 anni, venezuelano di Caracas, in servizio nella parrocchia di Banditella

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LIVORNO. «L’Occidente come luogo di cultura e di valori sta evaporando». Al vescovo Simone Giusti non piace né poco né punto la piega che sta prendendo non il mondo altrui bensì quello di casa nostra, in cui siamo immersi mani e piedi.

L’occasione gliela dà l'ordinazione diaconale di Enyell Moreno ieri pomeriggio in duomo: stiamo parlando di un seminarista di 35 anni, venezuelano di Caracas, in servizio nella parrocchia di Banditella, che ha raccontato sul giornale onnline della diocesi la sua storia nella congregazione dei missionari della Misericordia, con i quali arriva in Italia. Poi la comunità si sfalda e lui resta solo – lui e una gabbia con un canarino che gli avevano regalato – senza un soldo, lasciato in un parcheggio in un Paese straniero in cui non conosce nessuno e del quale parla male la lingua. Sarà con questo bagaglio umano e in mezzo a mille peripezie burocratiche che alla fine arriva al seminario di Livorno.

Nella liturgia a lui ha ricordato, sulla scia di quanto dice il filosofo ceko Jan Patocka, ex portavoce di Charta 77, che «l’auto realizzazione presuppone un’uscita da sé, al di là della vita individuale chiusa in sé».

A chi gli chiedeva il motivo per cui aveva scelto di entrare in seminario e diventare prete, risponde in una intervista pubblicata via Youtube: «Non potevo restare indifferente alla sofferenza, ho scelto di dedicarmi agli altri e Cristo vale tutta la mia vita».

«Lo scientismo prima, il comunismo poi con i suoi alter ego del fascismo, del nazismo, del capitalismo ed ora dell’ideologia “gender” che si è fusa con la “cancel culture” quanto mai perniciosa – dice il presule nel testo preparato per l'omelia – hanno prodotto una società che stravolge l’antropologia e fa dell’uomo un animale da poter sopprimere come qualsiasi altro».

Citando Papa Francesco, parla di «colonizzazione ideologica che non lascia spazio alla libertà di espressione». Anzi, emerge un «pensiero unico» che, «in nome della protezione delle diversità, si finisce per cancellare il senso di ogni identità, con il rischio di far tacere le posizioni che difendono un’idea rispettosa ed equilibrata delle varie sensibilità».

Il vescovo parla di fake news per definire l'atteggiamento di fronte alla morte vista come liberazione dai problemi più gravi o dalle sofferenze del corpo: per Giusti si avverte il desiderio di un paradiso ma «si è persa la speranza cristiana per vincere la sofferenza: ci si illude che la morte sia la liberatrice, la pace, sia pure nel dissolvimento del sé». Con un risultato: è «in crescita l’onda del desiderio di morte», in alcuni Paesi - aggiunge monsignor Giusti – sono «decuplicati» i dati sull’eutanasia.


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