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«Per il nuovo ospedale l’ex Pirelli decisa nel 2020». Così il Comune chiude la partita

di Giulio Corsi
«Per il nuovo ospedale l’ex Pirelli decisa nel 2020». Così il Comune chiude la partita

Negli atti della Variante urbanistica (in consiglio a fine mese) la risposta alle obiezioni. Saranno conservati solo i padiglioni storici, il resto della struttura verrà raso al suolo

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LIVORNO. Localizzazione del nuovo ospedale. Dimensione dell’area su cui sorgerà il monoblocco. Destinazione urbanistica e futuro utilizzo dei padiglioni degli Spedali Riuniti che verranno dismessi.

Sono le tre questioni che sono state ritenute pertinenti tra quelle sollevate da cittadini e associazioni durante il percorso di informazione e partecipazione che si è svolto tra luglio e settembre in parallelo alla formazione della Variante al regolamento urbanistico, che approderà in consiglio comunale il 28 ottobre (e mercoledì prossimo in commissione) per essere adottato, passo determinante perché l’iter amministrativo possa andare avanti e allo stesso tempo perché venga completata la permuta di immobili e terreni tra Asl e Comune col passaggio dell’ex Pirelli e di parte del parco Pertini all’azienda sanitaria.

È quanto emerge dalla documentazione della Variante del regolamento urbanistico, dove si sottolinea che “la massima parte delle tematiche affrontate durante il percorso partecipativo non attiene strettamente ai contenuti e all’oggetto della Variante ma traguarda invece la dimensione progettuale e realizzativa dell’intervento nel suo complesso (caratterizzazione della struttura ospedaliera, relazioni con l’intorno urbano, sistema della viabilità e della sosta, sistema del verde)”.

In merito invece ai tre aspetti ritenuti pertinenti, nel documento portato alla discussione e all’adozione del consiglio in burocratese si chiudono le partite spiegando che: 1) “per quanto attiene alla scelta localizzativa la Variante attua impegni assunti con l’Accordo di Programma del 2020, in cui era già delineata la scelta localizzativa dagli Enti sottoscrittori”; 2) “per quanto concerne l’area sulla quale sarà edificata la nuova struttura ospedaliera la variante si limita ad attribuire la destinazione urbanistica a “Servizi” in luogo del “verde pubblico” al fine di consentire la migliore soluzione tecnico-progettuale già individuata nell’Accordo di Programma”; 3) “con la Variante non viene modificata, e quindi viene confermata, la destinazione a “Servizi di interesse generale” per i padiglioni ospedalieri esistenti, fatta eccezione per quelli oggetto di completa dismissione sul cui sedime è previsto l’ampliamento del parco.

Per quanto riguarda il futuro utilizzo dei padiglioni la sede per effettuare i necessari approfondimenti si ritiene sia quella del redigendo piano operativo”.

I padiglioni storici

A questo proposito va detto però che i padiglioni storici avranno una modifica di classificazione, anche in coerenza con i provvedimenti di tutela emessi dal ministero dei beni e delle attività culturali. Dunque si inquadreranno tra gli edifici con valore di immagine storico-ambientale “i fabbricati del complesso ospedaliero esistente di riconosciuto interesse storico architettonico, in luogo dell’attuale inquadramento di tutto il complesso ospedaliero esistente nel gruppo di edifici recenti, che non corrisponde pienamente ai caratteri e ai valori architettonici degli edifici storicizzati del complesso, per i quali, sulla base della disciplina del vigente regolamento urbanistico sono consentiti interventi fino alla sostituzione edilizia”.

Il futuro dei padiglioni a sud resta ancora da scrivere, mentre quelli a nord faranno parte della cittadella della salute e, nei piani dell’Asl, ospiteranno degenze di cure intermedie, riabilitazioni, ambulatori specialistici.

Le demolizioni

La sostituzione (anzi demolizione tout court) avverrà invece per le strutture più nuove, quelle che non facevano parte dell’impianto del 1931: dunque i padiglioni 9 e 11, che ora ospitano i reparti di Malattie Infettive e Nefrologia, l’edificio 14, costruito a inizio anni 80, ad ovest dell’attuale pronto soccorso, nell’area dedicata all’espansione dell’ospedale verso via Chiusa, per ospitare la farmacia, i laboratori di analisi, l’Anatomia patologica e i magazzini economali.

I blocchi moderni

L’abbattimento che colpisce di più (e più fa dire a chi è contrario all’operazione che si sta andando incontro a un gigantesco spreco di denaro pubblico) è tuttavia quello dei padiglioni 15 e 16, che vennero costruiti nei primi anni Duemila, sulle ceneri della vecchia lavanderia, per accogliere il Pronto Soccorso, l’Utic, i reparti di Cardiologia e Rianimazione, il blocco operatorio, gli ambulatori ortopedici e i reparti di Radiologia e Neuroradiologia, di fatto il vero cuore del complesso organismo ospedaliero.

La sommità dell’edificio 15 accoglie tra l’altro l’elisuperficie, col suo diametro di 30 metri, costruita intorno al 2010. Stiamo parlando di 12.360 metri cubi tra 9° e 11°, altri 24.100 tra Farmacia e laboratori e altri 70mila tra 15° e 16° che spariranno. Ma non solo.

Giù il muro

Tra gli abbattimenti è previsto anche l’edificio 19, attiguo al varco del pronto soccorso, che fu costruito lungo via Gramsci al fine di implementare la capacità del vecchio Pronto Soccorso e che ora ospita la centrale operativa del 118, il centralino, il Ced e gli uffici Estar. Ma anche il resto della cinta di via Gramsci sarà demolita: il risultato sarà che i padiglioni che si affacciano a sud (dunque l’ex pronto soccorso, 1°, 2°, 3° e 10°) si apriranno alla città. Sullo stesso lato andrà giù anche il bunker della radioterapia, costruito negli anni Sessanta e incastrato oggi tra il primo padiglione e viale Alfieri.

Rebus camminamenti

Anche il corridoio di collegamento tra tutti gli edifici dell’ospedale venne costruito negli anni Trenta. Sotto forma di loggiato, chiuso con vetrate, costituisce l’arteria principale dell’organismo ospedaliero.

Inizialmente era articolato su tre livelli: seminterrato per i collegamenti tecnico-logistici, piano terra per la circolazione al chiuso di personale sanitario e non, e primo piano terrazzato per la circolazione dei pazienti all’aria aperta. Successivamente, durante i vari ampliamenti, il primo piano venne coperto e destinato a personale sanitario e pazienti, in modo da dividere i flussi rispetto agli utenti esterni e ai visitatori. Quella chiusura verrà eliminata e il camminamento al primo piano tornerà en plen air. Questo il quadro secondo le indicazioni iniziali ai progettisti.

A proposito dei camminamenti però nei chiarimenti che sono stati dati dalla commissione agli studi che hanno partecipato al bando di progettazione è stato successivamente specificato che “sono consentiti interventi di demolizione dei tratti necessari a consentire il collegamento tra via della Meridiana e via Gramsci e del secondo livello fuori terra per i tratti che verranno invece mantenuti: i volumi dei camminamenti mantenuti potranno conservare la loro originaria funzione di collegamento tra gli attuali padiglioni oppure fungere da aree a servizio del previsto ampliamento del parco pubblico”.

Ma tra le indicazioni si aggiunge anche che “ove fosse riscontrata e dimostrata l’incompatibilità delle necessità sanitarie d’uso degli immobili con la conservazione dei camminamenti sarà possibile procedere alla completa demolizione delle strutture e al mantenimento del tracciato con balaustre”.
 

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