Gioco
Ipovedente e in carrozzina esce dal carcere: trovato al ristorante a leggere il menù
Il giudice aveva disposto la scarcerazione per motivi psichiatrici ma, nel giorno di permesso è stato trovato a camminare tra i tavoli del locale durante la cena
LIVORNO. Il giudice aveva disposto la scarcerazione per motivi psichiatrici ma, nel giorno di permesso che era riuscito a ottenere, lui (ipovedente e su una carrozzina) al ristorante si è messo a camminare tra i tavoli e a osservare il menù. Ad accorgersene è stato un agente della polizia penitenziaria che – per caso – si trovava a cena nello stesso locale. A quel punto il giudice ha ritirato il beneficio precedentemente concesso. Il fatto risale a qualche giorno fa. Al centro della questione c’è un uomo quarantenne residente in Brianza che si trovava in carcere con varie accuse .
Dopo un periodo trascorso in carcere a Genova l’uomo era stato trasferito alle Sughere e aveva presentato «domanda di scarcerazione perché, a nostro avviso, le sue problematiche psichiatriche lo rendevano incompatibile con il carcere». A spiegarlo è l’avvocato Cristiano Mancuso, che assiste il quarantenne. L’uomo è ipovedente e con difficoltà di deambulazione, tanto che si muove su una sedia a rotelle. «Si tratta di una cecità di natura psichiatrica», spiega l’avvocato.
Fatto sta che, dopo l’udienza al tribunale di sorveglianza e in attesa di avere un responso sulla richiesta di scarcerazione, il quarantenne riesce a ottenere un permesso per uscire e va a cena in un ristorante al porto. Nello stesso locale, però, c’è un agente della penitenziaria che si ricorda bene di lui, dato che l’ha visto poco tempo prima alle Sughere. Il poliziotto lo nota mentre camminava e osserva il menù. Da qui parte la segnalazione. «Stava camminando per andare in bagno in un corridoio tra due tavoli – spiega il legale – . E non aveva problematiche fisiche tali da non consentirgli di non muovere nemmeno un passo. La cecità, invece, è di natura psichiatrica. E ci sono anni di perizie e carte mediche a dimostrarlo». Fatto sta che il caso è arrivato di fronte al tribunale di sorveglianza e, a quel punto, il beneficio concesso è stato revocato. l
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