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Debutta “Tutto chiede salvezza”. Francesco Bruni porta in tv il disagio psichico

di Claudio Marmugi
Debutta “Tutto chiede salvezza”. Francesco Bruni porta in tv il disagio psichico

Inizia la serie Netflix firmata dal regista e sceneggiatore di Scialla e Cosa sarà. Da venerdì 14 ottobre sette puntate e un cast con Memphis, Indovina, Nigro e Crescentini

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LIVORNO. Ha il cuore livornese la nuova serie Netflix, in arrivo da oggi in tutto il mondo, “Tutto chiede salvezza”, diretta da Francesco Bruni e interpretata da Federico Cesari (il Martino Rametta di “Skam Italia”, altra serie culto del colosso americano Netflix, arrivata alla quinta stagione quest’anno). Bruni, sceneggiatore e regista romano, ha vissuto a Livorno fin da piccolo ed è stato il co-sceneggiatore di tutti i film di Paolo Virzì fino a “Il capitale umano” nonché il padre televisivo di tutti i film del “Commissario Montalbano” tratti da Camilleri, di cui ha curato tutti gli adattamenti. Nel 2011, Bruni ha diretto il suo primo film da regista, “Scialla!”, a cui hanno fatto seguito “Noi 4”, “Tutto quello che vuoi” e “Cosa sarà”.

Ogni pellicola di Bruni ha messo in scena, sempre, con rara sensibilità, grandi temi umani, tra commedia e tragedia – dalla condizione giovanile alla malattia (“Cosa sarà”, girato anche a Livorno, con Kim Rossi Stuart nei panni del regista Bruno Salvati alle prese con una leucemia, racconta le vicende in parte autobiografiche di Bruni, che nel 2017 ha sofferto di questa grave patologia, dalla quale è guarito anche grazie ad un trapianto di cellule staminali del fratello Alessandro). “Ironicamente, potrei direi che con ‘Tutto chiede salvezza’ completo il mio trittico sanitario”, aveva scherzato il regista durante un‘intervista col nostro giornale nell’agosto scorso, “dopo l’Alzheimer di ‘Tutto quello che vuoi’ e la leucemia di ‘Cosa sarà’, adesso al centro della storia c’è il disagio psichico e il trattamento sanitario obbligatorio”.

Liberamente tratta dal libro omonimo di Daniele Mencarelli, “Tutto chiede salvezza” racconta, in 7 episodi (ognuno corrispondente ad un giorno della settimana), del ricovero per TSO del giovane Daniele, dopo un crollo psicotico. Nella struttura dove è costretto a passare la degenza, il ragazzo incontrerà pazienti, medici ed operatori che segneranno e cambieranno la sua vita. Il cast è pieno di stelle del cinema italiano (Ricky Memphis, Andrea Pennacchi, Vincenzo Crea, Filippo Nigro, Lorenza Indovina, tra gli altri) e, seppur girato tra Roma, Ostia ed Anzio, ha diversi collegamenti con la nostra città. Tra le protagoniste, nel ruolo di madre e figlia, Carolina Crescentini (nella vita, moglie del cantautore livornese Motta) e Fotinì Peluso (già protagonista della serie tv di Rai Uno “Romanzo Famigliare” di Francesca Archibugi ambientata all’Accademia Navale di Livorno e co-protagonista di “Cosa sarà”, girato in parte città); nel ruolo della dottoressa Cimaroli, Raffaella Lebboroni (moglie di Francesco Bruni e attrice, tra gli altri, ne “La bella vita”, “Ferie d’agosto”, “Caterina va in città” e “N” di Paolo Virzì). «Avevo letto il libro e mi era piaciuto tantissimo. Avevo pensato di farne un film», spiega Bruni, innamorato della vicenda fin da subito, «Poi Roberto Sessa, detentore dei diritti dell’opera, mi ha chiamato per dirmi che voleva farne una serie e lì mi è venuta in mente la struttura dei sette giorni di ricovero/sette episodi». «Da questa semplice osservazione - conclude – è partito l’intero processo creativo». La serie è stata scritta dallo stesso Bruni con Daniele Mencarelli, Daniela Gambaro e Francesco Cenni. La colonna sonora contiene due brani originali, “Medicine” del rapper romano Side Baby e “Tutto chiede salvezza” di Mace e Side Baby ("Side Baby" è lo pseudonimo di Arturo Bruni, figlio di Francesco).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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