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Sicurezza

Questura di Livorno, l'allarme dei sindacati: «In pensione 100 poliziotti così il controllo è a rischio»

di Stefano Taglione
Due volanti della polizia (foto d'archivio)
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Due volanti della polizia (foto d'archivio)

Luca Tommasin (Sap): «Una fortuna se ne sostituiscono 30». Del resto, come ricorda lo stesso sindacalista, i tagli nel Livornese sono già avvenuti negli anni scorsi

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LIVORNO. Circa cento poliziotti in pensione nei prossimi anni solo nella provincia di Livorno. «E se al loro posto ci mandano 20-30 giovani sostituti – commenta Luca Tommasin, segretario provinciale del Sap, il Sindacato autonomo di polizia – è grasso che cola...».

I NUMERI

Sono preoccupati i rappresentanti degli appartenenti alle forze dell’ordine in vista della scure sul comparto, che in città (e nei commissariati del nostro territorio) rischierebbe di mettere in ginocchio «l’intero sistema di controllo». «Purtroppo servirebbe molto più personale di quanto ce n’è adesso – è il commento di Tommasin – e invece a livello nazionale è stato fatto uno studio, secondo noi basato su criteri errati, per ridurre i poliziotti. Dieci anni fa, in tutta Italia, eravamo 120.000: ora siamo 80.000 e nel prossimo periodo diventeremo 60.000, quindi la metà rispetto al 2012. In tutta la provincia di Livorno compresa la questura, i commissariati di Cecina, Rosignano, Piombino e Portoferraio e tutte le specialità come ferroviaria e polizia di frontiera marittima, siamo 600 agenti e diventeremo 500 con i pensionamenti. Mancheranno due generazioni di persone, troppe: se al posto dei 100 che andranno via ne arriveranno 20 o 30, lo ripeto, è grasso che cola. Non ce la faremo a garantire tutti i servizi di controllo del territorio».

I TAGLI

Del resto, come ricorda lo stesso sindacalista, i tagli nel Livornese sono già avvenuti negli anni scorsi. «A Campiglia Marittima – sottolinea – è stato tolto il posto fisso della polizia ferroviaria, che già comunque era stato numericamente ridotto all’osso e quindi non più in grado di essere efficiente. All’Elba, invece, chiusa la polizia stradale. Sull’isola, è chiaro, oltre alle polizie locali restano di fatto solo i carabinieri sulle strade. Sono stati tagliati due punti nevralgici del nostro comparto».

L’ARRIVO DEI GIOVANI

Giovani agenti, nei mesi scorsi, in realtà sono arrivati. La questura, per dare loro il benvenuto, aveva anche organizzato un evento pubblico. Ragazzi volenterosi, che stanno dando una mano alla polizia di Stato. Sia a Livorno che nel resto della provincia. «È vero – prosegue Tommasin – lo scorso inverno ne sono arrivati un po’ e non possiamo essere soddisfatti. Però sono stati i primi da molto tempo a questa parte. In mezzo ci ritroviamo con un buco di due generazioni e con i pensionamento alle porte, ad esempio sulle volanti, ci ritroveremo magari con due agenti giovani e la mancanza di persone di esperienza che non ci saranno perché saranno andati in pensione per limiti di età».

«IL TRENO DERAGLIA»

«Fino a qualche anno fa, purtroppo – è il pensiero di Angela Bona, segretaria generale del Siulp di Livorno – la sicurezza è stata considerata un costo e in quanto tale, insieme agli altri presunti costi, ha subito la scure della spending review. E purtroppo il comparto sicurezza e difesa del nostro paese hanno pagato il prezzo più alto sotto la tagliola della politica del contenimento della spesa. Ben quattro miliardi di tagli con blocco del contratto, blocco del turnover e, blocco della sostituzione di tutte le alte professionalità che insistono sui settori investigativi, che sono la punta di diamante nella lotta alla criminalità, sia essa diffusa, sia essa organizzata o eversiva. E la criminalità va intesa rispetto all’impatto che essa ha sulle persone e quindi sul sociale. Da qui un'altra considerazione: le forze dell'ordine non sono gli unici attori che operano sul terreno della sicurezza intesa nell'accezione più ampia del suo significato. Ecco, dunque, lo slogan coniato dal Siulp con il “treno della legalità”, dove sicurezza, carcere e giustizia rappresentano tre vagoni dello stesso convoglio ferroviario. Se un vagone ha una velocità diversa dall'altra, il convoglio deraglia. Ed è esattamente quello che è accaduto in tutto il nostro Paese, e purtroppo anche a Livorno».

«OPERIAMO BENE»

Oggi, è la ricostruzione del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia, «ci sono circa 10.000 detenuti in più, vuol dire che le forze di polizia operano bene». «Ma se nelle carceri ci sono circa il 30 per centi di detenuti in attesa di giudizio e circa il 50 per cento in attesa di giudizio definitivo – conclude Bona – quando arrestiamo una persona l’arresto viene convalidato, ma le persone non vengono mandate in carcere a causa del sovraffollamento e quindi il cittadino riceve un segnale, che lo Stato nel suo insieme non lo ha protetto, e dunque è evidente che aumenta il senso di insicurezza, che non è basato tanto sul numero dei reati, quanto sulla percezione dell'azione complessiva dello Stato. Occorre fare chiarezza, basta propaganda, rispetto verso tutti gli operatori delle forze dell’ordine e investimenti per risanare quelle criticità di cui purtroppo, non si vuole parlare».

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