Gioco
"Msi fuorilegge", la scritta divide anche la sinistra. Brilli e Bianchi: «Giusto toglierla»
L’ex sindaco Cosimi: «Ci pensammo anche noi ma è quasi una foto di famiglia». Il pragmatismo del segretario Pd Mirabelli: «Tanto se si cancella riapparirà»
LIVORNO. Se nell’Italia che si interessa di politica il quesito imperante è se togliere o meno la fiamma, già missina, dal simbolo di Fratelli d’Italia, a Livorno un secondo quesito ha spodestato il primo: siete favorevoli o contrari a far sì che la storica scritta “Msi fuorilegge”, campeggiante da oltre 40 anni sulla Fortezza Nuova, là rimanga?
Innanzitutto ripassiamo un po’ di storia:correva le metà degli anni Settanta quando Lotta Continua (un gruppo fra i più attivi dell’estrema sinistra)si fece promotore di una raccolta di firme per una iniziativa legislativa popolare per far sì che il Movimento Sociale fosse sciolto (ritenendo l’esistenza di quest’ultimo in contrasto con i nostri principi costituzionali). Da lì la raccolta delle firme supportata dagli altri gruppi della sinistra radicale ma non dal Pci che ritenne demagogica l’iniziativa. A favore la Federazione giovanile del Psi.
La memoria storica locale è l’avvocato Bruno Neri che in quel tempo si impegnò attivamente dentro il comitato. Ricorda Neri, da sempre legale della Cgil, 21 anni ai tempi della raccolta delle firme e allora segretario della sezione Psi Antonio Labriola: «Innanzitutto, a scanso di equivoci, preciso come la richiesta di scioglimento del Msi sarebbe dovuta passare dal Parlamento senza pericolose scorciatoie. Poi è bene ricordare che stavamo vivendo la sciagura della strage di Brescia e i rumors su un possibile colpo di stato. La richiesta di scioglimento è figlia di quei tempi».
Effettivamente allora c’era chi aveva idee più radicali a proposito dello scioglimento del partito di Almirante e scandiva nei cortei “Le sedi fasciste si chiudono col fuoco…
Quindi Neri secondo lei la scritta sula Fortezza? «Deve rimanere, addirittura le guide turistiche alla domanda del turista su cosa voglia dire “Msi fuorilegge” danno una congrua risposta. È una parte di noi».
Prima di sentire il parere in proposito di alcuni protagonisti della vita politica sia di allora sia di oggi, la parola ad Antonio “Piru” Stefanini, uno degli “imbianchini” autori della scritta che vuol rispondere indirettamente alla dirigente di FdI Marcella Amadio che lo ha criticato sulle colonne di questo giornale per la scritta: «Innanzitutto non mi vanto di niente ma se un giornalista mi chiede di ricostruire l’avvenimento lo faccio. Preciso poi come la scritta negli anni si fosse deteriorata ed altri (Collettivo caserma occupata ndr) l’abbiano poi ritinta (col mio plauso ovviamente). Col senno di poi la scritta non l’avrei posta su un edificio storico ma magari in altri muri della città meno pregiati. Per quanto riguarda la possibilità di un caffè con un avversario politico – prosegue – ( in proposito l’Amadio ha “bacchettato” il compagno di fede Fabio Squarcini per l’espresso consumato assieme allo Stefanini ndr) non si tratta di passare dai valori ai tarallucci e al vino ma semplicemente di individuare tra le file avversarie con chi si possa accennare un discorso e con chi no».
D’obbligo poi ascoltare il parere di chi in prima battuta è chiamato in causa ovvero Gino Niccolai presidente dell’Anpi (partigiani): «Senza dubbio la scritta deve rimanere. È la fotografia storica e politica della nostra città.
Poi il sindaco Luca Salvetti: «Sinceramente trovo una certa difficoltà a collocare il problema nelle enormi e stringenti priorità che io e la mia amministrazione stiamo affrontando». E auspica «una crescita culturale della estrema destra cittadina, ora che a Roma hanno assunto il governo della nazione al posto di anacronistiche rivalse, inutili battibecchi e voglia di riscrivere la storia di questa città».
Marida Bolognesi, che ha vissuto personalmente il periodo politico da Democrazia Proletaria al Pd ci risponde così: «Non so, quella scritta fa parte della storia di Livorno da sempre: forse andava cancellata qualche anno fa perché non si dovrebbe mai scrivere su un monumento della città. Ma con tutti i problemi che abbiamo risponderei più volentieri su altre questioni».
Possibilista sulla cancellazione Massimo Bianchi storico vice sindaco socialista della nostra città che ricorda come fu lui assieme a Gianfranco Lamberti a “sdoganare” il consigliere comunale Altero Matteoli, sino ad allora escluso dalla conferenza dei capigruppo: «La questione mi lascia indifferente. La scritta è diventata ormai un totem. Per rispetto alla Fortezza Nuova ritengo però che sarebbe legittimo rimuoverla».
Parere analogo di Roberto Brilli che si è è fatto tutto il percorso Pci-Pds-Ds-Pd e che ricorda anch’egli come il Pci si fosse dichiarato contrario all’iniziativa per lo scioglimento del Msi: «Se la rimuovessero non ci troverei niente di sbagliato».
L’ex sindaco Alessandro Cosimi ricorda come da sindaco fosse tentato dalla rimozione, non certo per simpatie di destra, ma unicamente per la tutela della Fortezza: «Poi non se ne fece di niente perché non rientrava certo nelle priorità. È comunque una foto di famiglia della storia livornese».
Andrea Romiti, rispondendo nei giorni scorsi allo stesso “Piru” che ricordava come la tinta usata per la scritta fosse stata fornita da compagni portuali, ha paventato l’ipotesi che oggi quei “compagni”potessero votare Fratelli d’Italia. Gli risponde sinteticamente, ma senza sotterfugi dialettici, Luigi Gucciardo leader dei portuali Cgil: «La scritta deve rimanere. I portuali erano, sono e rimarranno antifascisti. Qui, fuori di qui e all’estero».
La risposta che potrebbe mettere d’accordo tutti la offre Federico Mirabelli, segretario comunale Pd che è il più giovane fra gli intervistati ma già dotato di pragmatica saggezza: «Tanto se si cancella qualcuno ce la rimette…».
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