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Il panificio dice basta: «Costretti a chiudere dopo 57 anni. E ora è dura trovare lavoro»
L’annuncio della famiglia Nencini con un cartello appeso all'ingresso: «Vedere la saracinesca chiusa ogni giorno fa malissimo Le cose belle sono state l’affetto della città e i messaggi»
LIVORNO. Un cartello bianco sulla saracinesca abbassata che recita: «Siamo costretti a chiudere l’attività, non per nostra volontà, ma per un rincaro dei costi di gestione insostenibile che non permette di continuare a lavorare come vorremmo. Grazie di cuore a tutti per il sostegno e la fiducia in questi lunghi 57 anni».
Questo è il messaggio con cui il Panificio Nencini, storica attività livornese in via Mastacchi, ha abbassato la saracinesca per sempre e spento il forno dopo più di mezzo secolo a causa del caro bollette che li ha costretti a dire basta prima che i conti precipitassero e che le conseguenze potessero essere anche peggiori.
«È stata una decisione lunga e molto sofferta – esordisce Andrea Nencini, proprietario dell’attività insieme al cugino Valerio – I supermercati in zona negli ultimi anni si sono moltiplicati e riuscire a reggere la concorrenza di certi colossi non è mai semplice. Ci abbiamo provato. Ma negli ultimi tempi – va avanti – però le bollette sono triplicate e i costi sono diventati insostenibili, soprattutto per una piccola attività a gestione familiare come la nostra. È stato un grande dispiacere per noi e anche per la città non è sicuramente un bel segnale. Panifici così longevi come il nostro sono rimasti veramente in pochissimi».
Come detto, in estate il costo delle bollette è salito alle stelle, e per il Panificio Nencini si è trattato veramente del colpo di grazia. «Per quanto riguarda il metano spendevano 600 euro il mese, mentre negli ultimi mesi i costi erano saliti addirittura a 1500-1600 euro, senza calcolare l’aumento di luce e gas. E come è possibile recuperare certe cifre facendo pane? Sono spese assurde e insostenibili, per questo abbiamo preferito dire basta subito e non provare neanche a continuare perché sarebbe stato peggio».
Oltre mezzo secolo di attività, una storia di generazione in generazione che si è succeduta dietro al bancone. Anche e soprattutto per questo motivo per i Nencini è stato difficilissimo abbassare la saracinesca.
«Pensi che abito dalla parte opposta della strada – racconta – ogni mattina aprire la porta e vedere chiuso è un colpo al cuore. È difficile riuscire a trasmettere quello che provo, perché comunque è la storia della nostra famiglia. Due generazioni, quasi tre perché i nostri ragazzi hanno l’età per poter entrare in bottega, ma li abbiamo consigliato di prendere un’altra strada. Sono entrato in negozio che ero un ragazzino, è stato difficile accettare tutto questo».
In questi giorni l’affetto della città tra post sui social e telefonate è stato l’unico lato positivo di questa faccenda, una ferita per la famiglia ma, visti le reazioni anche per tutto il quartiere e la città.
«Davvero, non mi aspettavo un sostegno del genere. C’è stata grande solidarietà da parte di tutti i nostri clienti, i fornitori che dopo cinquant’anni sono amici e di tutta Livorno che abbiamo sentito vicina visti i tanti commenti arrivati un po’ ovunque sui social. Nei giorni scorsi – va avanti – siamo stati contattati anche da importanti trasmissioni televisive per raccontare la nostra esperienza, che come potete immaginare vivono tante altre realtà italiane. Anche nel pisano, due o tre panifici storici hanno dovuto dire stop».
Come spesso accade in questi casi, il difficile viene adesso, quanto in età adulta serve reinventarsi e trovare un altro lavoro per mandare avanti la propria famiglia. «Valerio per fortuna andrà a lavorare in un nuovo punto di un centro commerciale. Io in questi anni ho sempre fatto la manutenzione ordinaria dei macchinari in modo autonomo, appassionandomi ad alcuni ambiti. Per questo vorrei reinventarmi come idraulico o elettricista, pronto a buttarmi a capofitto in questa nuova esperienza. Sinceramente – conclude – pensavo di trovare un’opportunità con più facilità, invece non è facile. Sto facendo colloqui e inviando curriculum per ritrovare una stabilità che in questo momento non c’è».
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