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«Troppi ragazzi in coma etilico». I locali livornesi lanciano la “buona movida”
Si chiama “Bevi responsabilmente” la campagna di Confcommercio e Fipe. Sono attive circa tremila i pubblici esercizi. Ma si solito infatti è soprattutto all’esterno dei locali che si consumano gli episodi peggiori
Livorno Due ragazzi, uno esanime sull’asfalto, l’altro, disperato, seduto sul marciapiede con la testa fra le mani. Accanto a loro un motorino rovesciato.
Questa è l’immagine emblematica, volutamente choccante, che vediamo nei depliant della campagna di sensibilizzazione “Bevi responsabilmente” lanciata dalla Confcommercio e dalla Fipe “Federazione italiana pubblici esercizi” in collaborazione con l’associazione nazionale magistrati e che sarà l’oggetto di un apposito evento ospitato lunedì prossimo (10 ottobre) ai Bagni Pancaldi per promuovere una convivialità sana e consapevole ed in definitiva una “buona movida” attraverso un manifesto in sette punti.
All’evento, che vedrà la presenza dei vertici nazionali della Fipe, seguirà una serie di tre serate in piazza durante le quali saranno coinvolte alcune associazioni di volontariato che aiuteranno a effettuare l’alcotest e saranno a disposizione dei ragazzi con brochure e spiegazioni sui danni provocati dall’alcool. Prenderà così il via una campagna dal forte impatto emotivo, come l’immagine ricordata in apertura, con affissioni stradali, locandine e media locali e social. Su questa scia si segnala il video “Fattone in Paradiso” pubblicato il 23 settembre scorso dallo youtuber toscano Jonathan Canini che ha già totalizzato più di tredicimila visualizzazioni, rivolto, in maniera scherzosa, soprattutto ai giovani per distoglierli dal consumo incontrollato di alcolici e superalcolici, una piaga che si sta sempre più diffondendo con effetti rilevanti a livello personale e su vari aspetti della socialità.
«Nel pronto soccorso – ricorda il questore Roberto Massucci – dove abbiamo un posto di polizia non sono rari i casi di ragazzi in stato di ubriachezza e talora in coma etilico».
Un aspetto questo assai preoccupante che è stato sottolineato anche da Giovanni Neri (Fipe Livorno) parlando anche del controllo della vendita di alcolici al di fuori degli esercizi commerciali. Si ravvede pertanto la necessità di intervenire a partire da una puntuale sensibilizzazione su questi temi: «Sulla nostra provincia – commenta Federico Pieragnoli (direttore Confcommercio Livorno) – sono attive circa tremila imprese definibili pubblici esercizi. I nostri associati sono già molto consapevoli della loro responsabilità nel gestire gli abusi di alcool. Di solito infatti è soprattutto all’esterno dei locali che si consumano gli episodi peggiori. Con questa iniziativa ci prendiamo un impegno a livello nazionale e locale per essere ancora più presenti e mettere a contatto giovani, esercenti, istituzioni e forze dell’ordine».
Francesca Marcucci, presidente di Confcommercio Livorno evidenzia come la pandemia abbia acuito alcuni rischi di «anglosassonizzazione» della nostra gioventù: «Gli episodi di giovani e giovanissimi che nel fine settimana escono per sballare, una ventina d’anni fa si vedevano solo al nord, e da noi il divertimento, anche se accompagnato da una birra o un bicchiere di vino non portava certo agli eccessi indecorosi di cui siamo stati testimoni a Livorno negli ultimi tempi portando ad ordinanze e chiusure».
Sul tema della malamovida è intervenuto anche l’assessore Rocco Garufo osservando come tale situazione si verifichi non in zone degradate della città, ma in aree del centro, e richiamando l’attuazione del protocollo siglato nel giugno scorso per contrastare i comportamenti in danno alla quiete pubblica ed al decoro urbano. l
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