Gioco
Virzì, la “Siccità” è amaranto: ai 4 Mori l'anteprima del nuovo film è un show. «Qui mi viene il batticuore»
Il regista con Barresi e Sardelli ha presentato il suo nuovo lavoro: «Non posso bluffare: i miei amici non mi perdonerebbero»
Livorno “Siccità”, sì – ma non di grande cinema, anzi. È un Paolo Virzì visivamente e umanamente potentissimo quello che, dopo una prima mondiale fuori concorso a “Venezia 79”, regala alle sale italiane una pellicola sbalorditiva, un film che merita di essere ammirato su grande schermo per come riempie l’occhio e la mente (la fotografia “arsa” di Luca Bigazzi mette letteralmente sete ad ogni inquadratura), una commedia umana amara vestita da fantascienza distopica, un’acutissima lettura dell’oggi, in un futuro prossimo talmente tanto vicino da sembrare “domattina”.
«L’idea del film è nata nel primo lockdown del 2020 – aveva spiegato il maestro al Tirreno a poche ore dall’uscita veneziana della pellicola– mentre tutti ci stavamo chiedendo se ci sarebbero stati ancora dei film e se saremmo ritornati mai alla vita normale. Per questo abbiamo pensato ad una storia veramente affollata, un racconto corale per guardare al dopo, fatto di tante storie e di destini solitari che convergono».
Uscito nelle sale giovedì “Siccità” di Paolo Virzì è già tra i più visti della settimana. Il film è stato presentato in anteprima mercoledì al Cinema 4 Mori – la casa del cineasta – nel corso di una serata-evento, che si è trasformata in una festa/tributo al grande regista livornese – vincitore, tra l’altro, in questi giorni del “Premio alla Carriera” al “Lucca Film Festival” (l’altro premiato del Festival è Peter Greenaway, che riceverà domenica il “Dante Alighieri Cinema Award 2022”) .
Proprio sul titolo di “grande regista livornese” ha scherzato, dal palco, l’attore Emanuele Barresi che ha presentato e introdotto l’amico di una vita Paolo Virzì (Barresi ha lavorato in sette film di Virzì, da “La bella vita” del 1994 a “Notti Magiche” del 2018) .
«Noi diciamo che Paolo è un grande regista livornese perché è nato qui, ma ogni volta che pronuncio questa frase mi sembra di fargli un torto – ha spiegato Barresi, – Paolo è un grandissimo regista italiano e un grandissimo regista internazionale, i suoi film sono conosciuti in tutto il mondo ed io sono molto orgoglioso di aver lavorato in diverse occasioni con lui».
Il cast artistico e tecnico di “Siccità” è proprio di caratura internazionale. Scritto dallo stesso Virzì con la regista e sceneggiatrice Francesca Archibugi, Francesco Piccolo (una delle penne più felici della letteratura italiana contemporanea, già sodale di Virzì in cinque pellicole) e lo scrittore Paolo Giordano (il pluripremiato autore de “La solitudine dei numeri primi”) , “Siccità” è un film fatto da una miriade di personaggi, le cui vite si inseguono e s’intrecciano, nella cornice di una grande catastrofe collettiva – la “siccità” del titolo, che colpisce Roma dove non piove da tre anni – un po’nello stile di “America Oggi” di Robert Altman, ed interpretato da Monica Bellucci, Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Sara Serraioco, Vinicio Marchioni e Max Tortora. Curiosamente, il film è aperto e chiuso da un livornese, il maestro Federico Maria Sardelli nei panni di se stesso, un direttore d’orchestra che scandisce la partitura di questa tragedia-grottesca che è “Siccità”.
«La “prima a Venezia è stata bella e importante, solenne e applaudita – commenta Sardelli – ma presentare il film nel calore e nell’affetto di Livorno, lasciatemelo dire, è tutta un’altra cosa! ». Sardelli, che ha contribuito anche alla colonna sonora del film, è parte integrante dell’atmosfera dell’opera di Virzì. «La musica barocca dà il tono al film – spiega – scandisce gli eventi, contrasta con la drammaticità delle vicende in questa Roma impazzita; e quando la musica classica irrompe dà la bellezza, sottolinea il paradosso, dona il paradigma di quello che dovrebbe essere il mondo. Per me il film di Paolo è un capolavoro».
Un Paolo Virzì che si è concesso al pubblico, dal palco dei 4 Mori, anche nelle vesti di simpaticissimo mattatore e che è apparso piacevolmente e sinceramente emozionato prima di presentare la pellicola: «Qui mi viene il batticuore più che a Cannes o a Venezia – ha esclamato – Sono emozionato, è vero. Non lo nascondo. A Livorno sento di non poter barare: devo essere autentico. Si accorgerebbero tutti se fossi fasullo. Sento che quello spirito irriverente di presa in giro dei miei amici – che è la mia medicina che vengo a cercare proprio quando torno a Livorno – non mi perdonerebbe un modo di fare insincero».
Alla proiezione, coordinata dalla direttrice del “Cinema Teatro 4 Mori” Serena Cassarri, in una sala esaurita, hanno partecipato molti nomi dello spettacolo, della cultura e della politica livornese. Era presente il sindaco Luca Salvetti, il presidente della Compagnia Portuali Enzo Raugei, l’attore-trasformista Dario Ballantini, gli imprenditori Toto Barbato e Mimmo Rosa e tanti altri. l
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