Gioco
«Il destino mi portò via i sogni»: oggi è poliziotto ad honorem
Stava per arruolarsi ma un incidente nel 1984 lo costrinse sulla sedie a rotelle. Premiato da ministro e capo della polizia
LIVORNO. Estate nel 1984, Castrocaro, una vespa di due ventenni di ritorno da una vacanza a Rimini e due sogni da realizzare. Quello di Fabrizio, di entrare in Polizia, in realtà è quasi una certezza: da lì a pochi giorni si sarebbe recato a Roma convocato per il corso preliminare per l’arruolamento nel corpo, avendo già superato tutte le prove precedenti. Praticamente la divisa già cucita addosso. E magari dopo, come gli sarebbe piaciuto,la possibilità di fare la scorta a un magistrato.
Il sogno di Stefano era invece quello di fare il dj. E sapeva anche dove:alla discoteca Pianeta Rosso di Lucca. Ma il cinico destino ci mise lo zampino di mezzo: la Vespa uscì di lato, lo schianto fu terribile, il cielo crollò, la vita (di Stefano Cocco) fuggì via, tanto per usare le parole di Guccini nel ricordare un’amica morta in una celebre canzone. Fabrizio (Torsi)che dopo quel terribile incidente è rimasto su una sedia a rotelle e che a Livorno conoscono tutti per la sua attività di "educatore" di giovani nei confronti di tutto ciò che può costituire un pericolo, è riuscito nei giorni scorsi a coronare un pezzo del suo sogno giovanile:la Polizia di Stato gli ha concesso infatti il riconoscimento di "poliziotto ad honorem", proprio per la sua attività pedagogica nelle scuole e nelle campagne di sensibilizzazione per il rispetto delle norme della strada. Ma da quel giorno del 1984 il percorso di Fabrizio non è stato dei più facili: «Che faccio ? Mi ammazzo? Furono le domande che mi posi nei giorni dopo l’incidente, quando mi resi conto che la mia vita sarebbe proseguita su una seggiola a rotelle -racconta Torsi - il destino mi aveva rubato la mia valigia piena di sogni». Poi la città vista da una persona in carrozzina: «Una città fatta da scalini insormontabili prosegue - nel senso più ampio della definizione». Ma fortunatamente arrivò quello scatto dentro di te che fa sì che la vita ridiventi ai tuoi occhi comunque degna di esser vissuta. Ad aiutare la scelta anche la creazione di carrozzine moderne che rendevano più agevole il cammino nelle strade. E da qui in avanti una battaglia contro l’inciviltà anche con la divulgazione di foto con le quali mette in evidenza l’auto sul marciapiede o lo scooter sul passo pedonale.
Comunque la vita riprese con un sogno, pur diverso da quello giovanile:quello appunto di far sì che meno giovani possibili siano costretto a vivere in condizioni di handicap. Da qui il suo viaggiare tra le scuole o comunque in luoghi di aggregazione giovanile per raccontare la sua storia e insegnare tutto ciò che si renda necessario per evitare, per quanto possibile, i pericoli sulla strada.Ma Fabrizio, che di professione , fa il tecnico di laboratorio presso la farmacia dell’ospedale, ha fatto anche di più: una sorta di "psicologo" per i ragazzi che come lui hanno subito un’amputazione e vivevano nella fase del "mi ammazzo o non mi ammazzo ?".Per di più è riuscito ad aprire in ospedale, recuperando un vecchio edificio dismesso, una palestra proprio per la rieducazione degli arti, frequentata da giovani e meno giovani in condizioni di handicap. Proprio davanti al nono padiglione.
Sulla base di tutto l’impegno profuso da Torsi e su segnalazione del Questore di Livorno Roberto Massucci e alla presenza del capo della polizia Lamberto Giannini e del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese la premiazione (nel corso della festa della Polizia di Stato avvenuta pochi giorni fa al Tempio di Venere a Roma) e la consegna della qualifica di poliziotto. Le foto sul suo profilo facebook lo riprendono accanto alla banda musicale del corpo. Siamo sicuri che, lassù, a mixare i brani musicali ci abbia pensato l’amico Stefano.
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