Gioco
Renzi show tra Bella Ciao e selfie: «No alla chiusura dell’inceneritore»
E su Piombino dice: «Il Pd a Roma dice che vuole il termovalorizzatore mentre qui lo vuole chiudere. Già qui è stata chiusa la discarica, chiudere l’inceneritore, senza un’alternativa, vorrebbe dire riempirsi di rifiuti e licenziare gente»
LIVORNO. Se servisse una canzone, o anche solo alcuni versi, per descrivere le due ore, e non solo quelle, di Matteo Renzi a Livorno sceglieremmo Charles Aznavour e il suo “perdonatemi se con nessuno di voi non ho niente in comune, io sono un istrione”.
Istrione lo è nei modi, da toscano sempre pronto alla battuta, lo è nel suo pavoneggiarsi tra i seguaci e in un’oratoria che di difetti ne ha pochi. Di aspetti in comune con gli altri rappresentanti politici, a detta sua, ne ha pochissimi con tutti. Punzecchia l’amico Nardella «è abbastanza bravo a fare il sindaco, parli di cosa vuole, ma non del Terzo Polo perché esperto non è», lancia più di una frecciatina a Letta e affronta senza mezzi termini Conte. Sono proprio Pd e 5 Stelle, i principali bersagli delle sue parole. «Il Pd ha perso credibilità, è diventato la brutta copia del M5S. Avete presente quando andate in farmacia e chiedete un farmaco, ma non lo hanno e vi consegnano il generico? Ecco, il Pd è il generico dei 5 Stelle. Stanno dicendo no a tutto, abbracciando la politica grillina, invece di essere a favore dello sviluppo come erano fino a poco fa. Il voto ai 5 Stelle invece non so se sia giusto o sbagliato, di sicuro è dannoso».
E giù applausi del centinaio di persone presenti davanti all’Hotel Gran Duca. Tra i protagonisti ci sono proprio loro, i sostenitori. Li abbraccia, prende in prestito il telefono per farsi un selfie collettivo e risponde con sarcasmo ai complimenti delle signore. “Sei meglio che in televisione”, grida una, “sei bello dentro...” e mentre la signora vorrebbe aggiungere “anche fuori”, la interrompe “è un modo per dirmi che son brutto? Facciamo che sono un tipo, via”. Passa dallo scherzo, dalla battuta alla serietà delle questioni politiche come una pallina da tennis che supera la rete e va da una parte all’altra del campo.
«L’aeroporto a Firenze? Chiuderlo, come vorrebbe la sinistra radicale vorrebbe dire perdere anche Pisa e quindi licenziare i lavoratori. Ma parlare di Pisa a Livorno...non vorrei fare una gaffe come ha fatto qualcun altro a parti inverse». Il riferimento a Letta (a Livorno domani) è diretto, così come le risposte sui temi caldi della regione, tra cui la possibile chiusura del termovalorizzatore in città e il rigassificatore a Piombino. «Il Pd a Roma dice che vuole il termovalorizzatore mentre qui lo vuole chiudere. Già qui è stata chiusa la discarica, chiudere l’inceneritore, senza un’alternativa, vorrebbe dire riempirsi di rifiuti e licenziare gente».
Risposta secca anche sul centralissimo tema del rigassificatore. «A Piombino hanno fatto la manifestazione del “no” il sindaco di Fratelli d’Italia e il segretario del Pd, sono buffi. Gli altri cambiano idea dalla mattina alla sera, noi abbiamo proposte semplici e in questo caso diciamo sì. I voti? Non posso credere che i moderati di destra voteranno la Fiamma e credo nei riformisti che portarono il Pd a Livorno al 60%, così come i democristiani. Come Terzo Polo avremo uno spazio enorme in mezzo a destra e sinistra».
Una critica a Conte legata all’alluvione nelle Marche, tema che a Livorno, purtroppo, conosciamo bene. «Conte sta facendo un clientelare voto di scambio assurdo al sud con il Reddito di Cittadinanza, se fossi un cittadino che paga le tasse sarei indignato. E lo aspetto in un dibattito per chiedergli perché abbia chiuso l’unità di missione sul dissesto idrogeologico. Quella struttura aveva messo 45 milioni sulle casse di espansione del fiume Misa a Senigallia. La chiusura ha rallentato ulteriormente la burocrazia. Ma a Livorno avete avuto Nogarin e lo sapete: i grillini se li conosci non li voti».
Sul tema delle infrastrutture che circondano Livorno, in particolare quelle legate ai collegamenti, lascia spazio all’amico Alessandro Cosimi. L’ex sindaco di Livorno è il riferimento in città per Renzi che appena sceso dall’auto e attraversato via Cialdini, ha subito stretto la mano di Cosimi: un breve dialogo, un ricordo di Ovosodo insieme a Pietro Fornaciari “Wyoming mi fa morire”, e una curiosità su Paolo Virzì per sapere il suo legame con Livorno e poi dritto verso la sua gente. «Non si può continuare a dire sempre no – spiega l’ex Premier sul tema infrastrutture – , fare un elenco delle opere pubbliche, dire quelle finanziate e quelle no e poi farle partire». A completare la risposta legata al territorio ci pensa l’ex Sindaco. «Negli anni precedenti avevamo fatto anche il progetto del Lotto Zero, poi è stato deciso di andare da Anas, per cambiare idea e non far l’autostrada. Questa è la storia che ora dice che non c’è una pietra in terra e non c’è un progetto, senza dimenticare che il progetto costa 1 miliardo e il finanziamento non c’è. Nei mesi scorsi Teresa Bellanova ha preso un impegno: ha diviso il finanziamento per lo scavalco per andare all’Interporto e favorire il porto di Livorno e, nonostante le proteste, ha portato 304 milioni e il lavoro partirà. Si lavora così, se uno vuole fare una cosa ne deve dichiarare le complessità, ma tutti i giorni deve impegnarsi per quell’obiettivo».
Sul tema pure un appunto della candidata alla Camera di Azione Isabella Martini. «Se non vengono implementate le strutture che collegano la costa all’entroterra rimarremo sempre esclusi come costa e come regione nell’apertura al nord Italia e all’Europa».
Pochi minuti prima Renzi l’aveva salutata con una stretta di mano ed un abbraccio e poi una raccomandazione a modo suo: “non prendere più del 96% sennò si esagera”.
Prima di chiudere la giornata con un pranzo a base di pesce al ristorante dell’Hotel Gran Duca, un siparietto esilarante con il giornalista Alessandro Onnis de Le Iene, arrivato a due passi dai Quattro Mori per una domanda sulla polemica legata a Laura Pausini e a Bella Ciao. «È una canzone di tutti, non solo della sinistra. È una canzone antifascista e tutta Italia lo è, perché il fascismo ha negato la democrazia e la libertà. Basta polemiche con la Pausini, sono senza senso. In Italia è la canzone della resistenza, anche quella dei partigiani cattolici per dire, in tutto il mondo è conosciuta per la Casa di Carta e per me è una bella canzone».
A quel punto la “iena” Onnis propone al Senatore di cantarla, ma mentre è pronto a mettere la base Renzi lo ferma. «Di solito il sogno di farmi cantare lo hanno i magistrati, ma andiamo senza base, vado diretto». E parte con il motivetto, intonato, si concentra anche su un acuto e blocca le note di una signora. “Sta stonando, mi venga dietro”. Il finale “del partigiano morto per la libertà” cantato con orgoglio, è l’ultima scena prima di entrare al ristorante, “viva la libertà e l’antifascismo. Poi uno alle elezioni vota cosa gli pare. Destra, sinistra, o magari Italia Viva e Azione».
Un calamarata con ragù di mare, il gelato alla crema e un po’ di vino bianco. Prima di salutare i suoi seguaci e ripartire alla volta di Prato.
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