Il Tirreno

Livorno

Moby prince
L'inchiesta

«Macché distratti dalla Juve in tv, l’equipaggio del Moby è stato eroico»

di Mauro Zucchelli
«Macché distratti dalla Juve in tv, l’equipaggio del Moby è stato eroico»

La commissione: hanno fatto di tutto per salvare i passeggeri dal rogo

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LIVORNO.  C’è un cacciuccone di ipotesi e controipotesi che hanno contrassegnato il dopo-strage nella telenovela senza fine del Moby Prince: nel buio delle certezze e nella debolezza delle indagini, sono saltati fuori cento o forse mille dettagli. Con qualche difficoltà di tenere insieme il disegno di una ricostruzione complessiva: quella che ha fatto la commissione d’inchiesta di Montecitorio guidata dal deputato dem livornese Andrea Romano (e con altri parlamentari labronici come il vicepresidente Manfredi Potenti, leghista, e il consigliere Francesco Berti, ex M5s ora con Di Maio).

Marittimi eroici

Balza agli occhi, nel lavoro dei commissari della Camera dei deputati, il rovesciamento dell’interpretazione su quel che ha fatto l’equipaggio. La magistratura soprattutto in primo grado se l’era cavata addossando ogni colpa alla nebbia e all’equipaggio: l’una nascondeva la petroliera e l’altro era talmente preso dalla partita in tv da peccare di sbadataggine e menefreghismo lasciando il traghetto in balìa di sé stesso. Facile: la nebbia sembra un fenomeno atmosferico che si ritaglia esattamente sulla sagoma della petroliera Agip (per vanificare le testimonianze e i video che attestano come in rada fosse la visibilità buona), i “colpevoli” sono tutti morti e non si possono difendere («in buona sostanza ne attribuivano la responsabilità a chi non poteva più parlare»).

Ecco, la commissione fa piazza pulita di tutto questo e orienta la prua in direzione opposta. La relazione Romano rende omaggio ai membri dell’equipaggio ricordando che «sono eroicamente rimasti ai posti assegnati nel tentativo disperato di salvare i passeggeri con loro imbarcati»: l’hanno fatto quando, dopo lo scontro con l’Agip Abruzzo, hanno «raccolto tutti i passeggeri nel salone Deluxe certamente per un tempo molto lungo» mettendo in evidenza un «comportamento di valore e coraggio straordinari».

Non erano semplicemente finiti lì un po’ a casaccio: se «i passeggeri e la gran parte dell’equipaggio furono rinvenuti nel salone Deluxe» – dice la commissione – è perché questo locale al ponte 4 aveva una struttura «predisposta per avere consistente resistenza strutturale alle alte temperature ed ai fumi». Non solo: «alcune delle vittime indossavano i giubbotti di salvataggio e avevano con sé i bagagli». L’unica ipotesi che sta in piedi è che l’equipaggio stesse gestendo una situazione da “sos”: solo loro potevano sapere che quella era la zona protetta dove far confluire i passeggeri in caso di emergenza.

Aspettando i soccorsi

La riprova? Uno: «nelle tasche di alcuni dei membri dell’equipaggio venne poi trovato il cosiddetto ruolo di appello, la mappa di ruoli e responsabilità in caso di emergenza, che di solito si trova appeso nelle cuccette». Due: i corpi dei componenti della squadra antincendio vennero ritrovate «a poppa, con le pompe antincendio srotolate» e questo lascia immaginare «un tentativo di contenimento dell’incendio».

Nella relazione presentata a San Macuto si sottolinea che «l’equipaggio o parte di esso avrebbe potuto mettersi in salvo, ma non abbandonò la nave e cercò di porre in salvo i passeggeri seguendo un piano di emergenza prestabilito».
 

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