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Pucciarelli torna a parlare dell'alluvione: «A Nogarin chiesi di lasciare Gonnelli a capo della protezione civile»
Livorno: l'ex dirigente, assolto in rito abbreviato, chiamato come testimone nel processo all'ex sindaco unico imputato: «Lui era più capace di me, ma il primo cittadino aveva altre idee»
LIVORNO. «Prima dell’alluvione dissi all’allora sindaco Filippo Nogarin come Leonardo Gonnelli fosse la persona più adatta a dirigere la protezione civile, con un’esperienza decisamente più congruente rispetto alla mia, visto che io facevo il comandante della polizia municipale. Al massimo avrei potuto sovrintendere il dipartimento dentro al quale sarebbe nel caso confluita questa struttura, ma con lui a capo, così da mantenerne la professionalità specifica. Con Nogarin ne parlai in un incontro nel luglio 2017, successivo a un colloquio con lo stesso Gonnelli col quale concordammo di suggerire questa ipotesi. Il primo cittadino rispose che preferiva una soluzione alternativa, quella che poi ha attuato».
L’ex dirigente della protezione civile, Riccardo Pucciarelli, torna a parlare della terribile alluvione che nella notte fra il 9 e il 10 settembre 2017 ha seminato morte e distruzione in città, con otto vittime: Gianfranco Tampucci, Roberto Vestuti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti, i cui familiari si sono costituite parte civile assistiti dagli avvocati Massimo Manfredini (ieri sostituito dalla collega Erika Cioni), Girolamo Adoncecchi, Cristiano Spadoni, Carlo Golda, Paola Bernardo e Lorenzo Mini. Lo fa come testimone – lui nel gennaio scorso è stato assolto, in rito abbreviato, dal reato di omicidio colposo plurimo e la sentenza penale è già passata in giudicato, visto che non c’è stato ricorso della procura, ma solo di alcuni dei familiari per i soli capi civili – nel processo in cui l’unico imputato resta l’ex primo cittadino e attuale dirigente di Ferrovie dello Stato.
Pucciarelli, davanti al giudice Ottavio Mosti e alle pm Sabrina Carmazzi e Antonella Tenerani, ha di fatto ammesso di non ritenersi adeguato al ruolo per il quale viene indicato dal sindaco l’8 agosto del 2017, poco più di un mese prima della devastazione. Incarico che comunque non ha rifiutato. «Un paio di volte, da dirigente, mi è capitato di sostituire Gonnelli – ha detto rispondendo anche alle domande dell’avvocata dell’esponente del M5s, Sabrina Franzone – ma in quel caso si sottoscrivono gli atti urgenti e non si entra nel merito della struttura, che continua a occuparsi delle attività tecniche. Dopo la nomina non conoscevo le risorse umane che avrei avuto a disposizione, visto che sono state decise con un atto del direttore generale il 29 agosto seguente. Con Nogarin, dopo l’incontro avuto per suggerire di lasciare Gonnelli in quel ruolo, in questo senso non ho più avuto alcuna interlocuzione. Il 9 ottobre, un mese dopo l’alluvione, insieme alla collega Michela Pedini abbiamo inviato al sindaco un documento per esporre alcune criticità del settore, facendo presente come a nostro avviso andasse rafforzato».
Gonnelli ha parlato anche dell’allerta meteo prima dell’alluvione, dicendo di essersi attenuto al protocollo descritto dal piano di protezione civile dell’epoca, «di cui non ho scritto una riga e che era molto orientato alla salvaguardia della viabilità cittadina», ha precisato. E di quella notte terribile. «A nessuno non ho mai detto di non disturbarmi di notte – prosegue – Anzi: nell’ultima telefonata con la sala operativa della municipale, alle 15.42 del 9 settembre, ho detto “Chiamatemi a qualsiasi ora del giorno e della notte”. Il funzionario reperibile Luca Soriani, alle 21.45, mi ha telefonato dicendomi che l’unica criticità fino a quel momento riscontrata era il sottopasso allagato di via Firenze, per altro non un’eccezionalità. Ho quindi richiamato in servizio gli agenti del comando cittadino, già in allerta, e alle 22.35 in una nuova chiamata con la centrale mi è stata manifestata una situazione di assoluto controllo. Io ero a casa mia, a Collesalvetti, perché i protocolli operativi non prevedevano la mia presenza nella sede comunale di via dell’Artigianato, tutt’altro: per le 7.30 di mattina del giorno dopo, il 10 settembre, in accordo con le previsioni indicatemi da Soriani avevo indicato un “Cesi” (Centro situazioni intercomunale ndr) rafforzato e sul perché, quella notte, il funzionario non abbia chiamato, così come prevedeva il piano, ma lo abbiamo fatto solo al mattino io non posso saperlo. Il mio numero di cellulare lo aveva avuto dalla sala operativa e alle 21.45, del resto, lo aveva usato per informarmi dell’allagamento di via Firenze».
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