Gioco
L’abbraccio di Livorno a Denny. La città chiede giustizia: «Ora un corteo ogni settimana»
Gli amici di Magina pensano già ad altre iniziative: «Vogliamo la verità, vogliamo sapere come è morto»
LIVORNO. Il bagliore della lanterna appena accesa si riflette nella grinta e nel dolore dei suoi occhi scuri. Cammina, mamma Erika. E guarda davanti a sé, mentre abbraccia la foto di suo figlio. Intorno a lei, un corteo con un migliaio di persone che chiedono «giustizia per Denny». Perché – recitano gli striscioni – il giovane morto precipitando dal quarto piano «poteva essere tuo figlio». E chi era al corteo giura: «Non ci fermeremo qui. Faremo una manifestazione a settimana» per ricordare a tutti che «deve uscire la verità su ciò che è successo quella notte. Mai più un altro Denny. Sempre al fianco di Erika e Sky».
Erika e Sky sono Erika Terreni e Sky Magina, i genitori di Denny Magina, 29enne livornese morto nella notte tra il 21 e il 22 agosto dopo il volo dalla finestra in via Giordano Bruno.
Nella sera di domenica 12 settembre erano entrambi alla fiaccolata organizzata per il loro figlio. Il corteo, un fiume da un migliaio di persone, è partito dal monumento dei Quattro Mori. Silenzio, all’inizio. Solo passi, raccoglimento e una lanterna a testa. Poi l’arrivo, attraverso via Grande, in piazza della Repubblica. E qui il grido: «Giustizia per Denny».
Ecco cori, canti e applausi (anche dalle finestre delle case) lungo via Garibaldi prima di varcare la soglia di via Giordano Bruno, civico numero 8: la meta del corteo. «Chi tace è complice. Se sapete qualcosa dovete parlare», hanno detto gli amici di Denny dopo aver sistemato il loro striscione davanti al palazzo da cui il giovane è volato. «Non ci fermeremo. Vogliamo la verità. Faremo una manifestazione a settimana».
E ancora grida. Ancora applausi. E fischi, in direzione del palazzo. «Dite quello che sapete. Non potete più tacere». Poi, dopo due ore e mezza di manifestazione, intorno alle 23.30 il tono della voce è diventato più basso e, pian piano, è tornato il silenzio. Con i ragazzi e le ragazze, molti dei quali con indosso una maglietta dedicata a Denny, che hanno cominciato a lasciare via Giordano Bruno.
Qualche tensione c’è stata quando alcuni dei partecipanti sono entrati nell’androne di un palazzo nel blocco confinante a quello del civico 8 spaventando, così facendo, gli inquilini. La situazione, comunque, è tornata in poco tempo alla normalità. Anche perché sull’intera manifestazione hanno vigilato agenti della polizia di Stato, della polizia municipale e vari funzionari della questura. Altre manifestazioni – stando a quanto è stato detto – saranno organizzate nei prossimi giorni. I genitori di Denny, d’altra parte, hanno sempre detto che sarebbero andati fino in fondo allo scopo di far emergere la verità. Molti in città pensano che Magina sia stato spinto giù dalla finestra. O che chi era con lui quella notte, in un appartamento dove si spacciava droga, non abbia fatto niente per aiutarlo.
Gli inquirenti stanno lavorando proprio per fare chiarezza su una morte che rimane ancora avvolta nel mistero. E indagano, procedendo per omicidio, vagliando tutte le strade. Perché, a quanto risulta, tutte le ipotesi sono ancora in campo, nessuna esclusa. La città, nel frattempo, è ancora tappezzata degli striscioni scritti dagli amici dei Magina.
Ciò che è successo quella notte, del resto, è stata la scintilla in una polveriera: quella delle periferie della città e dei blocchi popolari. Mondi fatti anche di occupazioni abusive e spaccio di droga. E di un’esasperazione che in tanti hanno sentito il bisogno di gridare sempre più forte.
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