Il Tirreno

Livorno

La storia

L’incidente, la protesi e la rinascita. Sara: «Oggi racconto la mia favola»

di Alessandro Lazzerini
Sara con il fidanzato Napoli e con la mamma
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Sara con il fidanzato Napoli e con la mamma

La ragazza rimase protagonista di un grave incidente stradale. Indelebile il ricordo del babbo Marco: «So che da lassù è orgoglioso di me»

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LIVORNO. La vita ha tanti momenti che scorrono via veloce, senza che nessuno neanche se ne accorga, e altri instanti che sono un bivio indelebile all’interno del percorso. Il 22 maggio di quattro anni fa, di ritorno da un pomeriggio spensierato con gli amici a Gardaland, Sara Picchi rimase protagonista di un grave incidente stradale. L’impatto terrificante, gli attimi di terrore e la corsa in ospedale. L’amputazione di una gamba, ma la vita salva e da diciottenne ancora da tutta da scrivere e da vivere. «Di quei venti giorni successivi all’incidente non ricordo niente – racconta Sara – . Dal primo giorno in cui mi svegliai l’unico pensiero è stato uscire da quell’ospedale. Tante persone vennero a trovarmi e le giornate mi sono passate senza troppi pensieri per quello che mi era successo. Da sempre però ho pensato che avrei perso anche l’altra gamba, pur di aver indietro il mio babbo (scomparso proprio sette anni fa, ndr)».

Dal giorno dopo l’incidente per Sara si è aperto un nuovo capitolo della sua vita, con tante scoperte e tante sfide da affrontare. «Quello che è successo mi ha insegnato tantissimo. Innanzitutto come l’amicizia sia un rapporto raro e quanto valore serva dare a chi rimane a tuo fianco. Sono maturata tanto, ho iniziato a vedere le cose da un’altra prospettiva. Mi sono prefissata tanti obiettivi strada facendo e li ho voluti raggiungere con tutta me stessa».

Alcune difficoltà quindi ma anche tante belle soddisfazioni da conquistare. «La difficoltà più grande l’hanno rappresentata quelle persone che non riuscivano a capire il mio momento. Tanti amici hanno smesso di chiamarmi perché pensavano che non potessi fare determinate cose. Ecco, ad esempio, due settimane fa sono andate a ballare con le mie amiche, ovvio ho avuto bisogno dei miei tempi».

Sara oggi, infatti, affronta la vita in piena autonomia, all’interno della nuova casa dove è andata ad abitare insieme a Tommaso, il fidanzato. «È stata veramente una bella vittoria. Ho preso la patente e riesco a gestire casa senza problemi. Stare da solo ti fa maturare, perché mi ha insegnato a vivere con me stessa e affrontare tante situazioni di cui prima magari avevo paura. Prima a casa mia magari c’erano cose che faceva mia mamma e io mi limitavo, invece oggi ho allargato i miei orizzonti e questo è stato un altro passaggio importante».

L’agenda di Sara però è ancora bella densa di obiettivi e sogni nel cassetto, tutti da inseguire passo dopo passo. «Il primo tassello sarà tornare a studiare. Da adolescente accantonai troppo presto questo capitolo e oggi mi accorgo che fu un errore. È in questi casi che sottolineo la maturità di cui parlavo prima. Mi piacerebbe prendere il diploma e fare l’università. Amo il mondo degli animali in particolare i cani, quindi vorrei concentrarmi su questo ambito».

La testimonianza più diretta la danno Zazu e Nala, i due “pelosi” del cuore. «Erano due cuccioli quando li prendemmo dopo che li avevano abbandonati. Mi hanno veramente salvato la vita. Ogni giorno ti regalano amore senza chiedere in cambio. I nomi sono presi dal cartone animato del Re Leone, era il preferito da me e babbo».

Nel percorso di rinascita di Sara un tassello fondamentale lo hanno rappresentato gli affetti più cari, la famiglia. «Mamma Monica è la mia vita. Senza di lei non sarei questa e non sarei qui. Ha affrontato ogni passo al mio fianco ed è stata la mia spalla per superare ogni ostacolo. Così come nonno Gigi, nonna Irene e mio fratello Luca che non hanno smesso di sostenermi per un attimo. Io ci ho messo sempre impegno e forza di volontà, ma loro hanno fatto tantissimo. E poi Tommaso, il mio ragazzo, il mio punto fisso: il suo spirito da giocherellone, i suoi scherzi, la sua simpatia mi hanno aiutato ad affrontare questa avventura con un’altra attitudine, in modo più leggero. Senza dimenticare la famiglia Corozzi, amici da una vita che non posso che considerare come la mia seconda famiglia».

Infine, un pensiero speciale per babbo Marco, pensiero indelebile nella sua mente e nel suo cuore. «Lo avrei voluto con me in ogni esperienza affrontata e in quelle che farò in futuro. Quando sene andò sette anni fa smisi di giocare a pallavolo e sono sicura che gli è dispiaciuto. E lui che da sempre mi spronava a e mi stimolava nello sport. Sono anni che il sitting volley vorrebbe che provassi, e anche quetso è un progetto che, con i dovuti tempi, ho in mente. Lo farei soprattutto per lui. Al di là di questo, so che orgoglioso di m e e che in questi anni l’ho reso felice». 
 

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