Il Tirreno

Livorno

«La sanità del futuro è a domicilio e lo strumento sono i volontari»

Un momento della festa della Svs in occasione della inaugurazione della nuova facciata di via S. Giovanni
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Un momento della festa della Svs in occasione della inaugurazione della nuova facciata di via S. Giovanni

La Svs verso il rinnovo del consiglio, il bilancio della presidente Bolognesi. «Prossimi obiettivi la nuova sede di Ardenza e un centro diurno Alzheimer»

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LIVORNO. Sabato e domenica prossimi, 17 e 18 settembre, i soci della Svs voteranno il nuovo consiglio, che a sua volta sarà chiamato a scegliere il presidente (o la presidente) che dovrà guidare l’associazione per i prossimi tre anni. Si conclude così il secondo mandato di Marida Bolognesi, al timone di via San Giovanni dal 2016. L’ex parlamentare tuttavia potrebbe essere nuovamente confermata. «Mi è stato chiesto di ricandidarmi per la terza volta», racconta.

Bolognesi, è il momento dei bilanci…

«Ho vissuto per sei anni una realtà che non può che appassionare e coinvolgere, prima di tutto per la forza dei volontari che la Svs esprime. Questi due mandati sono volati. L’ultimo è stato investito dalla pandemia che ha stravolto il mondo e anche le nostre realtà e ha fatto emergere bisogni che per noi erano già chiari e che pongono interrogativi fondamentali per il futuro del terzo settore».

Qual è questo futuro secondo lei?

«In Toscana il terzo settore rappresenta una risorsa insostituibile: per chi fa emergenza-urgenza, soprattutto le realtà più strutturate, il Covid ha evidenziato quanto sia necessario rafforzare un certo tipo di intervento di cura, che non è solo l’ospedale. C’è un prima e dopo l’ospedale, che riguarda il territorio e riguarda il pubblico e chi con il pubblico può dare una risposta».

In sostanza siete sempre più una gamba del servizio sanitario sul territorio, che tra l’altro qui ha i suoi problemucci...

«Il Covid ci ha dimostrato come non si può solo ricorrere alle cure ospedaliere. E noi, soprattutto su alcune patologie, possiamo dare servizi a domicilio: penso ai prelievi, ai tamponi, ma anche alla fisioterapia, alle visite, geriatrica e cardiologica, o all’idea di mettere al servizio della città e della provincia un pool di professionisti investendo sulla telemedicina e sul fatto di seguire a distanza le cronicità. Anche i servizi infermieristici, coordinati dalla nostra dirigente Francesca Nistri, sono effettuati principalmente a domicilio, iniezioni, flebo, terapie sotto cute, clisma. Ci chiamano, diamo appuntamento a domicilio e mandiamo l’infermiere».

In realtà vi siete molto sviluppati non solo sull’assistenza domiciliare ma anche sull’offerta diagnostica in moltissime specialistiche.

«Abbiamo investito molto sul polo della salute aperto dal 2007 e accreditato dalla Regione: c’è moltissima richiesta di una serie di prestazioni e siamo diventati un punto di riferimento. Offriamo ambulatori di ortopedia, nefrologia, cronicità, pneumologia, geriatria, medicina dello sport, del lavoro, cardiologia, senologia, dermatologia, otorino, fisioterapia, odontoiatria, fisiatria, ginecologia, endocrinologia. Ogni anno vengono circa 10mila cittadini, di cui tremila per le visite sportive».

Di fatto siete diventati più di un poliambulatorio, una sorta di casa della salute ante-litteram (almeno a Livorno dove le Case non sono mai nate). Con la caratteristica di avere molti ex primari tra le proprie fila: i nefrologi Bigazzi, Bianchi e Gonella, il neurologo Meucci, la pneumologa Vincenti sono solo gli ultimi in ordine di tempo. C’è un motivo per cui vengono a visitare da voi accettando un tariffario più basso di quello che avrebbero un centro privato?

«Molti professionisti che smettono dall’ospedale vengono volentieri perché trovano un’organizzazione vicina al pubblico e ad esso complementare. Ai professionisti forniamo tutto: appuntamenti, un pool di infermieri molto bravi, strumentazioni. Abbiamo tante macchine ecografiche, una convenzione con l’Asl per portare ad Anatomia patologica alcuni prelievi, una convenzione con Biolabor per gli esami. Proponiamo prezzi calmierati perché ci deve essere qualità e accessibilità al tempo stesso, quello che viene chiesto al pubblico».

Un’alternativa al pubblico o quantomeno all’intra-moenia...

«Non ci sentiamo in concorrenza al pubblico ma in supporto ad esso. Non a caso l’altra grande sfida del polo è investire sul socio-sanitario. Da qui è nata l’idea di occuparci della patologie croniche: l’ambulatorio per le cronicità a titolo sperimentale e fatto gratuitamente dai medici ci permetterà di sperimentare l’idea delle terapie a domicilio. Per adesso al paziente è chiesto solo un piccolo ticket sanitario di 30 euro per le spese della struttura (infermiere, prenotazioni, urp) mentre i medici per un anno faranno a titolo gratuito. Vogliamo offrire un punto di riferimento per patologie che si intrecciano come quelle renali, il diabete e l’ipertensione. Per quest’ultima non esiste oggi un ambulatorio».

La colonna portante della Svs resta la Pubblica Assistenza con i suoi volontari.

«Mi sono innamorata di questa associazione prima di tutto per i volontari: c’è una dedizione di persone che danno il loro tempo per gli altri. Vediamo tantissimi giovani, anche delle scuole superiori, che vogliono spendersi per aiutare. Vengono a studiare qui e fanno i turni. E poi ci sono i veterani, che magari non montano più in ambulanza, ma sono utilissimi per l’attività del sociale ma anche per la trasmissione delle esperienze. Quello che abbiamo costruito nasce grazie alla storia e al presente di quanti ci donano il loro tempo al servizio degli altri».

Quanti sono oggi?

«I volontari, compresi noi, sono circa 400. Di questi ce ne sono attivi circa 250, il che ci permette di coprire tutte le emergenze-urgenze con il volontariato. Nel 2021 abbiamo svolto oltre 11.200 servizi di emergenza-urgenza e 25mila ordinari. Assicuriamo oltre il 50 per cento dei servizi di Livorno».

Difficile pensare una città senza la Svs…

«La pandemia ha confermato che Livorno senza Svs non sarebbe in grado di rispondere ai bisogni e il sistema sanitario pubblico, di cui ci sentiamo pienamente parte tramite il servizio 118 e non solo, si bloccherebbe. Pensate all’ospedale se mancassero improvvisamente i nostri servizi».

Nel 2020 la Svs ha festeggiato i 130 anni di attività con una grande mostra fotografica che racconta com’è cambiata l’assistenza pubblica. Nel frattempo avete anche rinnovato la facciata della sede storica di via San Giovanni.

«Il rinnovamento degli edifici è stato centrale in questi sei anni. In via San Giovanni abbiamo rifatto il corpo di guardia e nel 2021 siamo riusciti a chiudere il lavoro di ristrutturazione del terzo piano, partito insieme al cantiere per la facciata, che ci ha permesso di rendere abitabile quelle mansarde che oggi si presentano come un qualificatissimo ampliamento degli ambulatori e dei servizi collegati al poliambulatorio del secondo piano. Abbiamo investito su tutte e tre le sedi, oltre a quella storica, rinnovando in parte quella a nord in via delle Corallaie e acquistando quella di Ardenza, che abbiamo raso al suolo e adesso ricostruiremo. Da lunedì inizieranno a fare le fondamenta. Voglio ricordare che abbiamo anche un presidio in Capraia che copriamo tutto l’anno con i volontari dell’isola più l’estate da giugno a settembre con squadre che si danno il cambio».

Con la sua strutturazione e ramificazione Svs è anche una macchina occupazionale importante per la città. Quanti dipendenti avete?

«I dipendenti sono 30 della Pubblica Assistenza, in totale più di 200. Gli infermieri, dieci, sono a partita Iva. Abbiamo inserito personale femminile nei servizi funebri. Abbiamo un ufficio informatico che era partito con una persona e ora ne ha quattro. Le gare del trasporto biologico, sangue e dell’organizzazione toscana trapianti ci permettono di dare lavoro a tante persone. Abbiamo separato a livello organizzativo le centrali operative, nella nostra sede quella dedicata alle attività di pubblica assistenza e volontariato, al pian terreno del palazzo dei portuali, che abbiamo preso in affitto, quelle del trasporto biologico, organi e sangue. Ci tengo a ringraziare il direttore operativo Francesco Cantini e quello amministrativo Andrea Fabbro. E naturalmente tutti i volontari senza i quali Svs non sarebbe dopo 130 anni un punto di riferimento per Livorno e la Toscana, i dirigenti e i dipendenti, perché senza il senso di appartenenza a questa realtà, da molti considerata quasi una famiglia, non saremmo quello che Svs è oggi».

Per lei potrebbe aprirsi un altro triennio. Con quale obiettivo?

«Ci sono cose da portare in fondo. Per questo mi è stato chiesto di ricandidarmi al consiglio dopo che avevo manifestato un po’ di stanchezza e la voglia di una riflessione. È un momento delicato e ci sono stati gli anni del Covid. Ho investito sei anni di passione e impegno e delle tante soddisfazioni che la mia vita politico-istituzionale mi ha dato, la Svs è quella che porto con maggiore orgoglio. Le potenzialità di questa associazione sono grandissime. Ripeto: la Toscana siede su un tesoro rappresentato da volontariato e terzo settore. La sanità del futuro va a domicilio e in Toscana può usare la rete del volontariato e del terzo settore. Tra i progetti da portare a compimento c’è la ristrutturazione della sede di Livorno Sud e la prossima apertura di un centro diurno per malati di Alzheimer, che ci ha molto coinvolto. L’aumento del carburante per molte piccole associazioni ma anche per noi può rappresentare un motivo di sofferenza. Ma abbiamo la forza di non dover fare utili e allo stesso tempo rendere servizi ai cittadini, pagando il personale e mantenendo le strutture».

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di Redazione web